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Posted lunedì, 22 aprile 2013 by Patrizia Violi in Mondolibri
 
 

Nessuno sa di noi: intervista all’autrice Simona Sparaco

Simona Sparaco

La scrittrice Simona Sparaco

È candidato al prossimo Premio Strega. Nessuno sa di noi (Giunti), scritto da Simona Sparaco, già autrice di due storie d’amore Lovebook e Bastardi senza amore (Newton Compton) è un romanzo forte che tratta un tema scomodo: l’aborto terapeutico.

Racconta la storia di una coppia che, dopo vari tentativi, riesce finalmente a concepire un figlio, ma al settimo mese di gravidanza si scopre, attraverso un’ecografia di routine, che il bambino ha una malformazione grave. Se nasce sarà molto difficile che sopravviva.

La scrittrice allora entra con uno stile coinvolgente, doloroso ma al tempo stesso misurato, nell’odissea di Luce e Pietro, i protagonisti del romanzo, che devono decidere cosa fare, prendere una strada che sconvolgerà la loro vita. E anche fare i conti con il loro amore. “Crescendo si scopre che tutto ha un limite. Persino l’amore. E noi che lo credevamo grandioso, indistruttibile. Ma l’amore è una ferita che non guarisce mai, sempre sul punto di riaprirsi. E basta un niente perché si infetti”.

Nel nostro Paese c’è un pesante velo di pudore sulle difficoltà della maternità: le riviste femminili e soprattutto quelle di settore, dedicate alla gravidanza, hanno repulsione per i temi forti come la depressione post partum, l’inseminazione artificiale e soprattutto l’aborto. Ho lavorato per anni, in una di queste testate e quando proponevo qualche tema “fuori dal coro” mi è sempre stato risposto che erano da evitare perché spaventavano le lettrici, le donne in gravidanza.

Purtroppo la figura della madre, proposta dai media, è ancora edulcorata, spesso finta: la vicenda di questo libro invece è un pugno nello stomaco a dispetto di questa ipocrisia. Ed è molto interessante scoprire che il pubblico invece è pronto per accettare anche storie forti e complesse.

Ho incontrato l’autrice per commentare il suo coraggio nell’affrontare un tema così scabroso e parlare dell’ottima accoglienza che ha ricevuto il libro.

Il grande e meritato successo di “Nessuno sa di noi” è stata una sorpresa? Si aspettava che il pubblico potesse essere pronto per una storia così intima e drammatica?
Non mi aspettavo questo successo, devo essere onesta. Questo romanzo ha spaventato molte case editrici e me per prima mentre lo scrivevo. Lo sentivo necessario, ma era un salto nel vuoto. Nessuno prima di me aveva deciso di avventurarsi in un territorio così scomodo, e ho sentito tutto il peso di questa solitudine sulle spalle finché non mi sono vista nella top ten dei libri più venduti.

I suoi primi due romanzi erano storie di sentimenti e anche in questo affronta una grandissima vicenda d’amore. Le unioni di solito nei momenti tragici fanno fatica a resistere, i suoi protagonisti invece riescono a ritrovarsi.
Questo romanzo è in effetti, al di là di tutto, una bellissima storia d’amore. Luce e Pietro dimostrano che ci sono amori capaci di attraversare l’inferno e rimanere in qualche modo illesi. Sono molto orgogliosa del sentimento che sono riuscita a trasmettere pagina dopo pagina, la scommessa del mio romanzo era tutta qui, nella credibilità di una coppia che sa come affrontare un dolore immenso.

Secondo lei cosa è fondamentale fare/pensare per riuscire ad amarsi anche nella cattiva sorte?
Non ci sono ricette. Quando metti in scena una storia d’amore hai a che fare con dei personaggi, che non sono più prevedibili delle persone in carne e ossa. Si muovono nella scacchiera della finzione con la stessa dose di fascino e mistero che hanno gli esseri umani nella partita di una vita.

Nel suo libro è interessante la descrizione molto realistica delle diverse reazioni, femminile e maschile, davanti al dolore e ai problemi: gli uomini sono pragmatici mentre per le donne è essenziale sprofondare nell’abisso del dolore. Secondo lei perché succede?
Io non generalizzerei. Mi sono limitata a descrivere una donna, madre mancata, e un uomo, padre mancato, senza realmente pensare a un universo femminile da contrapporre a uno maschile. Luce sprofonda in un abisso, è vero, mentre Pietro mantiene lucidità e controllo fino alla fine. Credo però che non sia il genere di appartenenza a fare la differenza in storie come queste, ma la sensibilità, la cultura, l’educazione. Una cosa è certa: la fisicità dell’esperienza in sé appartiene all’universo materno, e quindi per forza di cose Luce ha un coinvolgimento maggiore rispetto a Pietro. Pertanto ho scelto che fosse sua la voce narrante.

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Foto | Giunti




Patrizia Violi

 
Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.