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Posted giovedì, 25 Aprile 2013 by Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

25 aprile, festa della liberazione. Una poesia di Attilio Bertolucci

25 aprile, festa della liberazione. Una poesia di Attilio BertolucciOggi 25 aprile celebriamo la festa della liberazione dell’Italia: sessantotto anni il nostro Paese vide la fine dell’occupazione nazista e anche la conclusione del ventennio fascista. Proprio il 25 aprile vennero liberate le città di Milano e di Torino; alcuni giorni prima, il 21, era stata liberata Bologna; il 26 sarà il turno di Genova e il 28 di Venezia. Entro il 1 maggio 1945 tutta l’Italia settentrionale venne liberata.

Il rischio di dimenticare è sempre presente: sembrano trascorsi tanti anni, il mondo è totalmente diverso da quello del 1945, l’Italia è tutt’altra (a parte la confusione politica, sembrerebbe, onnipresente!). Un invito al ricordo ci viene dal poeta Attilio Bertolucci (1911-2000) che nella poesia dal titolo In tempi di disimpegno (tratta dalla raccolta Viaggio d’inverno, Garzanti 1971 e 1984) conduce il nostro sguardo sulle lapidi commemorative, sui cippi disseminati lungo la Penisola che rendono omaggio a questo o a quel caduto. Nomi forse sconosciute, storie probabilmente ignote ai più, ma che hanno contribuito alla costruzione e ri-costruzione dell’Italia. Dimenticarli e far cadere nell’oblio la loro memoria, significherebbe ucciderli di nuovo.

Buon 25 aprile a tutte e a tutti.

In tempi di disimpegno

Non è infrequente per queste
strade familiari – anche se esse
ti hanno portato al di là di un fiume,
o torrente, confine spesso di due provincie,
il passaggio a un’altra riva col sole
in una salute languente –
incontrare dei cippi dedicati a chi uomo o donna anche ragazzo
qui vivente o transitante
venne ucciso perché ribelle ostaggio.
Su marmo pietra o umile laterizio
una lapide ricorda i nomi e il giorno dell’eccidio –
ma tu che passi procedi oltre, t’affretti
punto dal primo freddo e dal tramutarsi
all’orizzonte di rosso in viola
mentre la siepe accoglie arruffata
e misera il ritorno dei passeri
dai seminati in ombra – ormai
indistinti quei cippi dai tumuli
che il cantoniere o il colono
innalzò di ghiaia o terra o letame
nella luce lavorativa d’un giorno senza data.




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)