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Posted 20 Maggio 2013 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Salone del Libro di Torino 2013: Dove osano le idee


Dove osano le idee è lo slogan del Salone del Libro di Torino 2013 che si chiude oggi. La più importante manifestazione culturale italiana ha aperto i battenti lo scorso 16 maggio all’insegna della creatività.

Nel suo messaggio di saluto al Salone, il presidente Giorgio Napolitano ha messo il dito nella piaga, affermando:

Sono meno della metà gli italiani che leggono almeno un libro l’anno al di fuori dei loro doveri di studio o di lavoro. E questa – come sappiamo – è una media nazionale, la quota dei lettori scende ancora di più nelle regioni meridionali. Voglio sperare che la dovuta attenzione mediatica sul Salone di Torino costituisca uno stimolo per applicarci a contrastare un fenomeno tanto negativo.

Senza tanti giri di parole, al Salone di Torino uno stand esponeva in bella vista un poster con la seguente frase: Un libro al giorno toglie l’imbecillità di torno. Breve ed efficace.

Il viavai di lettrici e lettori

Salone del Libro di Torino 2013: il viavai dei lettoriTra gli stand del Salone del Libro di Torino c’erano molte, molte persone. Un via vai continuo e perdersi era molto facile (ero al Salone in compagnia degli alunni del blog Tutta colpa della maestra e non si contano le volte che ci siamo dovuti affidare al telefono per ritrovarci). E questo è un dato di fatto: i libri – siano essi cartacei o digitali – attirano molta attenzione. Forse in Italia si legge poco, come sostiene il presidente Napolitano e tutta una serie di studi, però lì, a Torino non si aveva questa impressione.

Certo, risultava stridente la differenza che c’era tra gli stand dei grandi editori, sempre affollati, e quelli dei medio piccoli che, sebbene avessero, secondo me, in catalogo proposte molto valide e interessanti, erano spesso vuoti. La questione è un cane che si morde la coda: il mercato lo fa il cliente, ma il cliente viene spinto a comprare quel prodotto che ha maggiore visibilità. Ed è per questo che iniziative come quella del Salone sono una mano santa: danno un po’ di visibilità a tutti, soprattutto a chi ne ha più bisogno. Anche se il biglietto di ingresso a 10 euro (ridotto: euro 8) non è certo di aiuto e significa un libro in meno venduto. Io sono sempre dell’idea che in iniziative come queste si dovrebbe pagare all’uscita: se hai comprato almeno un libro allora non paghi il biglietto, altrimenti lo paghi. Ma forse questa è una battaglia contro i mulini a vento.

Gli incontri

Salone del Libro di Torino 2013: un incontroRispetto alle altre edizioni sono rimasto molto colpito dalla partecipazione agli incontri. Al Salone del Libro di Torino, infatti, si susseguono incontri su incontri: presentazioni, tavole rotonde, incontri con l’autore. Tante (troppe?) iniziative e tutte molto belle. Ho preso parte a più di qualche incontro (qualcuno per intero, qualche altro “a rate”) e ho notato un pubblico molto attento e una partecipazione intensa anche per alcuni incontri che pensavo fossero così specifici che avrebbero interessato a ben pochi lettori. Mi è sembrato un buon segno.

La grande mole di incontri, ha anche un rovescio della medaglia: tolti quelli che si tengono nelle sale al chiuso, gli altri si tenevano in stand aperti, ognuno dotato di microfono e immaginate un po’ la confusione che si sentiva nei corridoi. Si passava dalla ricetta per preparare i semi di sesamo (c’era tutta un’area – Casa CookBook – dedicata alla cultura enogastronomica) alla spiegazione di quello che hanno fatto i barbari scendendo in Italia; dalla morbida cadenza spagnola di Luis Sepúlveda, a quella decisa di Michela Murgia a quella forbita di monsignor Camisasca. Una Babele di lingue e culture, senza dubbio. Ma forse anche per questo ancora più affascinante.

Le mie impressioni

Salone del Libro di Torino 2013: uno standNon sono un grande fan di fiere, saloni e, in genere, delle presentazioni dei libri. Comprendo benissimo che sono tutte realtà necessarie perché la cultura va promossa e, in particolare, i libri vanno ben “presentati” al lettore perché altrimenti rimangono carta straccia (o bit inutilizzati).

Quest’anno, però, sono stato più contento di quello che ho visto al Salone di Torino: sarà che forse gli stand mi sembravano più piccoli rispetto alle altre edizioni e questo permetteva di avere una dimensione più umana; sarà forse perché ho preso parte a incontri che mi sono piaciuti particolarmente; sarà perché il tema del Dove osano le idee mi è sembrato particolarmente azzeccato (in tempi di crisi come quelli che viviamo, parlare di libri è veramente osare…!); alla fine il Salone del Libro di Torino 2013 mi è sembrato molto più bello rispetto agli altri anni.

Al prossimo anno, allora!




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.