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Posted martedì, 28 maggio 2013 by Susanna Trossero in Recensioni
 
 

Gradite un po’ di mate argentino?

Zucche vuote per il mate argentino

Il risveglio a Buenos Aires ci regala una particolare realtà domenicale di questa città: silenzio, strade chiuse al traffico, nessuno per strada a parte pochissimi turisti. Dove saranno tutti? L’aria è quella piacevolmente tiepida di fine estate; camminiamo a piedi osservando il fascino della metropoli deserta, inconsapevoli del fatto che domani sarà irriconoscibile, e arriviamo fino a San Telmo.

Se il quartiere, bello e pieno di edifici di stile coloniale, è poco sicuro in settimana, la domenica mattina si trasforma in qualcosa di suggestivo e affollatissimo grazie a un mercatino dell’antiquariato ma non solo: souvenir originalissimi, artisti che vendono le loro tele e gli oggetti artigianali, il tutto esposto in centinaia di banchetti tra i quali perdersi! E quante ciotoline per il mate argentino! Ve ne sono d’ogni genere e colore, e tante sono zucche svuotate, perfette per contenere l’erba necessaria a preparare l’infuso.

Come si beve il mate argentino

Secondo il metodo tradizionale, si riempie il mate (zucca) con tre quarti di yerba. Poi si copre con la mano e si agita il tutto perché l’erba si mescoli. Si aggiunge dell’acqua caldissima e si fa riposare un momento, dopodiché si sorseggia con l’apposita cannuccia. Le prime sorsate risulteranno forti e un po’ troppo amare, ma poi il sapore sarà più lieve e piacevole. Avreste dovuto vedere quanta gente abbiamo incontrato durante tutto il viaggio, con il termos sotto braccio e il mate tra le mani! Ma il sorseggiare mate è soprattutto un rito legato all’amicizia, all’ospitalità: rifiutarlo non è cortese, ed è tradizione mettersi in cerchio per prenderne un sorso tutti dalla stessa zucca, passata di mano in mano mentre si chiacchiera.

Il desiderio, tra tutte queste coloratissime bancarelle, è quello di svuotare il portafogli: comprerete di tutto, ma a proposito di portafogli, attenti ai borseggiatori!

Una mattina davvero deliziosa, un appetitoso pranzo tra le vie strette del quartiere e… rieccoci con l’antipasto di empanadas, stavolta piccanti: come potrò farne a meno, tornata in Italia? A proposito di cibo, sebbene anche qui sia la carne alla griglia ad avere la meglio, la città offre grande ospitalità gastronomica anche al palato di vegetariani, vegani e crudisti. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

In giro per Buenos Aires

Il pomeriggio invece abbiamo un appuntamento: lo scrittore e psicologo argentino Renè Trossero (vi avevo detto che qui i Trossero sono tanti!), molto conosciuto nel suo paese per via dei suoi quarantuno libri pubblicati e quarantaquattro volumetti tascabili, mi aspetta a casa sua nel quartiere Palermo. La zona è differente per via di grandi spazi verdi ed è considerata residenziale, sebbene sia anche questa oramai poco sicura, e il caro signor Renè ci accoglie con un gran sorriso in compagnia di sua moglie Blanca. Calorosi e ospitali entrambi, ci regalano due ore di piacevoli e interessanti chiacchiere sulla cultura argentina accompagnate da ottimi biscotti. Quando a malincuore saluto lo scrittore, ho in mano alcuni dei suoi libri ricevuti in dono e lui fra le sue una copia del mio Adele. Quella stessa sera, ristorante tipico argentino con una coppia dalle movenze eleganti che balla il tango fra i tavoli: giornata più che perfetta terminata nel miglior modo possibile. In fondo è qui che nasce il tango, nel 1880, e per il vero tanguero questo sensuale ballo diviene vera e propria dipendenza!

Le immagini di Maradona sono ovunque: sui palloni per strada, dipinte sui muri, disegnate sulle magliette stese ad asciugare al sole… una divinità!

Ma, il mattino dopo, l’atmosfera cambia. Alle 7 mi “strattona” un baccano improvviso che pare irreale: guardando fuori dalla finestra dell’albergo, non sono convinta d’essermi svegliata nella stessa città in cui mi ero addormentata… lavori in corso, operai che trivellano la strada facendo vibrare i vetri, traffico impazzito, clacson di auto, taxi che sfrecciano incuranti dei pedoni, folla sui marciapiedi… Dove siamo? Nella vera Buenos Aires! Durante la visita di parecchie ore sul bus dal piano superiore aperto, la delusione per la nuova veste della metropoli mi coglierà di sorpresa, credetemi.

Un caos tremendo, molta sporcizia, scempi architettonici mescolati a splendidi edifici dell’epoca coloniale decisamente maltrattati, ne mostreranno purtroppo il vero volto. Personalmente non amo le grandi città e dopo aver vissuto atmosfere da documentario sulla natura, tutto ciò non mi fa impazzire, ma credo davvero che dovremmo conoscere il più possibile di un paese straniero, dunque mi abbevero anche di questo.

Grazie alla sicurezza offerta dal bus turistico, ho modo di vedere anche il pericoloso e variopinto quartiere La boca, che mi colpisce moltissimo. Malfamato e abitato da emigrati con discendenza italiana e spagnola, questo insieme di vie si rivela suggestivo: situato vicino al fiume Riachuelo, ha una sua storia che spiega l’origine dei tanti colori scelti per dipingere case e baracche fatiscenti (in alcuni tratti ha davvero l’aspetto di una baraccopoli). Un tempo qui veniva lavorata la carne di manzo, e quando era pronta per l’esportazione viaggiava lungo il fiume su chiatte. Gli abitanti del luogo, dopo aver ridipinto le chiatte quando ciò era necessario, versavano sui rivestimenti di lamiera delle abitazioni le vernici avanzate, e questi vivaci colori mescolati tra loro hanno poi reso famoso il quartiere. Là si trova anche lo stadio conosciuto come “La Bomboniera” e le immagini di Maradona sono ovunque: sui palloni per strada, dipinte sui muri, disegnate sulle magliette stese ad asciugare al sole… una divinità! Al mercatino di San Telmo invece, la divinità era Mafalda, personaggio dei fumetti di Quino.

La vacanza è finita, difficile riuscire a chiudere la valigia con la stessa facilità della partenza e, sebbene stanchi e un po’ desiderosi di casa, la malinconia è in agguato mentre l’aereo decolla dall’aeroporto Ezeiza, direzione Roma.

Buenos Aires

Buenos Aires

Buenos Aires

Buenos Aires

Buenos Aires

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Buenos Aires

Mate argentino

Buenos Aires

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Rene Trossero e sua moglie Blanca

Buenos Aires

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Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.