0
Posted 14 Giugno 2013 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Sei romanzi famosi che avevano un finale diverso

Romanzi famosi

Se l’incipit di un romanzo è importantissimo è spesso un capolavoro che riesce a catturare chi legge fin dalle prime pagine, anche il finale delle storie è fondamentale: riuscire a riannodare tutte le fila del discorso, preparare il colpo di scena, mostrare la soluzione di quanto si è andato mano a mano narrando nelle pagine richiede molta bravura e capacità di scrittura.

Non sempre però i romanzi sono pubblicati secondo le intenzioni originarie dei loro autori: a volte gli scrittori e le scrittrici cambiano idea in corso d’opera, altre volte intervengono alcune situazioni che fanno prendere agli avvenimenti una piega diversa, altre volte ancora gli editori fanno pressione perché questa o quella parte venga cambiata per rispondere meglio alle richieste del pubblico. Ecco sei finali di romanzi famosi che sono molto diversi da quelli che poi sono stati dati alle stampe.

I finali diversi di sei romanzi famosi

  • Moby Dick (1851): l’idea iniziale di Herman Melville era che il capitano Achab desse la caccia alla grande balena bianca e poi, compiuta la sua missione (e ossessione!), mettesse fine alla propria vita salendo su un battello durante la notte e perdendosi nell’immensità del mare. Poi Melville cambiò programmi e alla fine la balena bianca sopravvisse dopo aver affondato il Pequod ed essersi portata negli abissi tutto l’equipaggio, ad eccezione di Ismaele che si salvò e raccontò poi la storia.
  • Anna Karenina (1877): Lev Tolstoi pubblicò per la prima volta il suo celebre romanzo a puntate sulla rivista Il messaggero russo a partire dal 1875. Nella prima versione Anna non moriva: fu un’imposizione dell’editore, M. N. Katkov, che, considerando che la pubblicazione si rivolgeva a signore della classe media che non sopportavano finali tragici e dolorosi, preferì avere un finale diverso. Anna Karenina dovette aspettare la pubblicazione in libro a sé stante (nel 1877) per gettarsi sotto un treno…
  • Il libro della giungla (1894): nella prima versione del libro di Rudyard Kipling, Mowgli veniva ucciso dalla tigre Shere Kan. Kipling, infatti, sosteneva che il potere della giungla è sempre più forte di quello dell’uomo. Anche in questo caso ci furono pressioni sull’autore perché cambiasse il finale con uno meno tetro e alla fine fu la tigre a morire (come se anche questo non fosse un finale violento…!)
  • Pinocchio (1882): Collodi aveva progettato di terminare la storia del burattino di legno nel capitolo quindici, con Pinocchio che viene impiccato dal Gatto e dalla Volpe (travestiti da Assassini). Questo il testo: “[Pinocchio] Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe, e dato un grande scrollone, rimase lì come intirizzito”. Solo nelle versioni successive Collodi rimette mano alla storia e fa rivivere il burattino grazie all’intervento della Bambina dai capelli turchini.
  • L’isola del tesoro (1883): nel primo manoscritto di Robert Louis Stevenson gli esploratori alla fine che non c’era alcun tesoro nascosto nell’isola. Senza dubbio questo sarebbe stato un finale molto più verosimile, tenuto conto che non esistono fonti storiche che dimostrano l’esistenza di mappe del tesoro e meno ancora mappe che indicano il luogo del tesoro con una X! Si tratta di un artificio letterario inventato da Edgar Allan Poe, da Robert Louis Stevenson e altri scrittori e non certo dal Capitano Kidd o dal pirata Barbanera!
  • Dracula (1897): Bram Stoker aveva previsto che Mina Harker lasciasse il suo amato Jonathan e si offrisse volontariamente al Conte perché la trasformasse in vampira e trascorressero insieme l’eternità. Ma l’editore lo fece desistere dall’idea sostenendo che un simile finale avrebbe sollevato un polverone nella puritana società vittoriana.

Via | Quo

Foto | © MIGUEL GARCIA SAAVED – Fotolia.com




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.