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Posted martedì, 25 giugno 2013 by Roberto Russo in Recensioni
 
 

Vienna da vedere: uno sguardo ai libri e alla cultura

Vienna da vedere: il biblio bar Phil

Due sono le immagini più vivide che porto con me da un recente viaggio a Vienna. Ed entrambe riguardano il mondo dei libri.

La prima è una frase che ho letto in un bel biblio bar, Phil, nei pressi del MuseumsQuartier.

Don’t classify me, read me. I am a book, not a gender.

Non classificarmi, leggimi. Sono un libro, non un genere.

La ritengo una frase profondamente vera, anche in considerazione del fatto che non mi sono mai piaciute le mille classificazioni che, soprattutto oggi, si fanno dei libri di narrativa: posso benissimo capire che ci sono delle preferenze, ma fossilizzarsi nella lettura di un certo tipo di libri lo trovo alquanto deprimente. Un libro può piacere o meno, ma precludersi una lettura a priori perché appartiene a un genere di cui non si è fan (o, per dirla tutta, che non va di moda), mi sembra un po’ superficiale. In ogni caso, se andate a Vienna, fermatevi al Phil bar, prendete qualcosa da bere (magari una Melange, il tipico cappuccino viennese) e fermatevi tra i libri. Anche se masticate poco di tedesco o non lo conoscete proprio, potrete approfittarne per rilassarvi in un’atmosfera decisamente interessante.

L’altra immagine che porto con me è quella della maestosità della Sala Imperiale nella Biblioteca Nazionale Austriaca: dopo aver salito una bella gradinata (del resto, la cultura è sempre in salita) ci si trova dinanzi a uno spettacolo barocco che lascia senza parole. Ci si sente piccoli in questa biblioteca, una delle più belle al mondo, e quello che colpisce è il silenzio che vi regna. Vi sono pochi visitatori, è vero (del resto, parliamo di una biblioteca e tutto il mondo è paese quando si parla di cultura…), ma anche quei pochi si muovono con passi felpati, quasi per paura di disturbare i libri. La Sala Imperiale aveva senza dubbio implicazioni politiche nella sua grandezza e incuteva timore e rispetto, però mi piace pensare anche al fatto che, in quella Sala, il vero Imperatore è il libro. E mi chiedo, senza cadere nella retorica più trita, quanto noi oggi siamo capaci di mettere la cultura al centro e di scommettere sulla lettura, cartacea o digitale che sia.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.