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Posted lunedì, 1 Luglio 2013 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Le sorgenti del male, di Zygmunt Bauman

Le sorgenti del male, di Zygmunt Bauman[Se consideriamo che lo stesso Zimbardo condusse i suoi primi esperimenti all’università di Stanford con individui «normali» scelti a caso per impersonare nella metà dei casi agenti di custodia di una prigione, e nell’altra metà dei casi prigionieri, per poi dover sospendere la ricerca dopo qualche giorno visto che tutti si erano calati così totalmente nei ruoli loro assegnati al punto che i prigionieri erano già stati picchiati e torturati e rischiavano addirittura la loro vita, dobbiamo renderci conto della faci]lità con cui un comportamento sadico può essere indotto in individui che non rientrano nel «tipo di personalità sadico». O, se richiamiamo alla mente gli esperimenti condotti da Stanley Milgram a Yale, anche in questo caso con persone scelte a caso a cui veniva chiesto di infliggere ad altre persone una serie di quel che credevano fossero scariche elettriche via via più potenti, e riflettiamo che nella quasi totalità dei casi esse non si sottraevano al compito loro assegnato, non possiamo non constatare che la «obbedienza all’autorità», qualunque autorità, a prescindere dalla natura degli ordini che l’autorità possa impartire, è una «tendenza comportamentale profondamente radicata» perfino quando i soggetti trovino le azioni che è stato detto loro di compiere ripugnanti e rivoltanti. Se si aggiungono a questo fattore sedimenti pressoché universali di socializzazione come gli attributi di lealtà, senso del dovere e della disciplina, comprendiamo che «non è granché difficile spingere gli uomini a uccidere». È facile, detto altrimenti, stimolare/[allettare/tentare/spingere persone non malvagie a commettere azioni malvagie.]

 

Il libro (dal sito della casa editrice): Che cos’è il male oggi? In che modo si può dire che le sue manifestazioni, le sue spinte, le sue modalità di aggredire il tessuto del mondo e delle persone che lo abitano si siano modificate?

Zygmunt Bauman, uno dei più grandi pensatori viventi, già nel 1989, con Modernità e olocausto, aveva riletto le atrocità del Terzo Reich sovvertendo l’opinione comune che si fosse trattato un «incidente» della Storia e dimostrando che invece la «società dei giardinieri» della modernità aveva raggiunto con l’olocausto il suo risultato più esemplare. In questo libro Bauman compie un ulteriore decisivo passo avanti nell’identificazione del «male» ai giorni nostri. E lo fa con una ricognizione delle tesi fallaci che si erano affermate nel Novecento (dalla «personalità autoritaria» di Adorno alla «banalità del male» di Hannah Arendt) per mostrare poi, in un corpo a corpo con le opere di Jonathan Littell e di Günther Anders, che la presa di distanza dagli esiti dei nostri atti distruttivi (resa non solo possibile, ma obbligata, dalle mirabilia tecnologiche e dalla costrizione «diversamente morale» a non sprecare armi la cui produzione ha richiesto quantità esorbitanti di denaro) contribuisce a erodere la nostra sensibilità già gravemente indebolita e oggi prossima alla cancellazione.

Zygmunt Bauman
Le sorgenti del male
a cura di Yong-June Park
edizione italiana, traduzione e cura di Riccardo Mazzeo
Erickson, 2013
ISBN 9788859002536
pp 112, euro 10




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)