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Posted 8 Luglio 2013 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

Libri compagni di vita e di strada: elogio della letteratura di viaggio

Libri compagni di vita, ma anche di strada: elogio alla letteratura di viaggio

Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina
(Sant’Agostino)

Altro che morire! Partire fa rinascere come persone e fa guardare con occhi nuovi il mondo, fa sognare, imparare, crescere attraverso l’incontro con l’altro. Il viaggio, poi, può essere reale o solo immaginato, addirittura metaforico se si è talmente viaggiatori nell’animo da concepire ogni esperienza che inizia e finisce alla stregua di un percorso in divenire. Anche leggere un libro, in fondo, è come fare un bel viaggio, che al termine lascia la medesima sensazione di nostalgia, se si è abbastanza pazienti da arrivare in fondo.

Stiamo parlando di questo tema perché ormai è estate inoltrata e molti si stanno preparando alle tanto sospirate ferie, magari proprio organizzando un viaggio. Certo, la crisi non lascia a tutti troppo margine di manovra, poi ci sono gli stanziali forzati da genitori ormai anziani e/o figli piccoli, gli animali da casa al mare e coloro che intraprendono epiche odissee all’altro capo del mondo solo per poter poi tornare e dire di esserci stati… ecco, noi oggi scriviamo per tutti gli altri, per coloro che viaggiano per sé e per la propria ricchezza culturale e interiore, per coloro che ancora s’incantano davanti ai colori di un tramonto, che sussultano alla risata di un bambino, o che si emozionano alla vista di un fiore.

C’è ancora una ristretta minoranza di persone che sanno confondere quello che sono con quello che vedono e che al loro viaggio reale non si preparano con guide, mappe e con internet, ma scelgono una preparazione più profonda: quella che apre la mente all’ignoto. Siccome questa comunità di iniziati, grazie alla globalizzazione, sta crescendo, sta aumentando l’attenzione per la cosiddetta letteratura di viaggio, cioè quel filone di opere, siano saggi, diari o semplicemente romanzi ispirati, che parlano di altrove, di mondi più o meno lontani, più o meno sconosciuti.

E proliferano anche gli appuntamenti ad essa dedicati, come lo stracollaudato Festival della Letteratura di viaggio, nato dalla collaborazione tra Federculture e Società Geografica italiana e ormai giunto alla sesta edizione, il cui prossimo appuntamento è a Roma dal 26 al 29 settembre.

Ma prima di arrivare lì, molti hanno viaggi veri da fare! Se abitate in una grande città avrete a disposizione senz’altro librerie specializzate con personale attento e competente, in grado di consigliarvi al meglio – a Roma mi vengono in mente l’affascinante Bruno della Libreria del viaggiatore in via del Pellegrino o i solerti ragazzi di Griot, piccola libreria sull’Africa nel cuore di Trastevere – in caso contrario dovrete accontentarvi dei pochi e stringati consigli che potremo darvi in questa sede.

Prima di andare avanti, un’avvertenza: i nostri suggerimenti sono frutto di esperienze personali realmente vissute (siamo pur sempre su un blog!) come assolutamente personale è la predilezione per i classici, che forse alcuni di voi troveranno un po’ datati. La motivazione è la seguente: siamo convinti che almeno un’immersione nella storia e nella tradizione di un luogo o di un popolo sia condizione necessaria – ma certo non sufficiente – per avvicinarlo in maniera corretta. Detto questo… partiamo!

La letteratura di viaggio: leggere prima, durante e dopo i viaggi

Libri compagni di vita, ma anche di strada: elogio alla letteratura di viaggio

Se la vostra meta è a medio raggio, ad esempio un Paese europeo, le alternative saranno indubbiamente maggiori, e preliminarmente dovrete operare una scelta di campo tra giornalisti e scrittori. Noi non l’abbiamo mai fatta a priori, e così prima di dirigerci a est abbiamo sfogliato le numerose pagine scritte dal reporter Paolo Rumiz, mentre nel nostro percorso lusitano abbiamo scelto di farci accompagnare da José Saramago e dal suo Viaggio in Portogallo, che consiglia di abbandonare gli itinerari comodi a vantaggio della scoperta, di passare dall’ottica del “trovare” a quella del “perdersi”, ma soprattutto insegna ad accettare sbagli e contrattempi, mantenendo l’entusiasmo di tornare indietro.

Di per sé dovrebbe già essere un viaggio spirituale, quello che conduce a Santiago de Compostela, ma può diventarlo ancor di più dopo aver criticamente divorato Il cammino di Santiago di Paulo Coehlo, ormai un classico per i pellegrini, che hanno già un bel daffare a programmare le tappe in base al proprio allenamento, a procurarsi l’attrezzatura indispensabile e a individuare gli ostelli “giusti”.

Anche leggere un libro, in fondo, è come fare un bel viaggio.

A giudicare dai dati turistici, poi, le isole greche saranno molto gettonate quest’anno, ma se volete essere un filo originali, optate invece per Cipro, alla cui atmosfera v’introdurrà egregiamente Gli amari limoni di Cipro di Lawrence Durrell, un emissario del governo inglese che nell’epoca del colonialismo racconta il crescendo dei disordini tra greci e turchi che lo costringeranno ad abbandonare l’isola,avendo lui amicizie in una fazione come nell’altra, che fino ad allora avevano convissuto pacificamente. La Turchia, infine, non è certo tra le mete dell’estate 2013, ma se pensate di osare, non perdetevi i libri di Ohran Pamuk, primo tra tutti Istanbul, ma fate anche un passo più indietro nella Costantinopoli di Edmondo De Amicis, racconto del tramonto dell’impero ottomano, datato 1875.

Un’altra lettura interessante per avere un punto di vista femminile sulla Russia di un tempo, ma anche sull’Italia, è La lente scura, raccolta degli scritti tra il 1936 e il 1964 di Anna Maria Ortese, una tra le prime giornaliste donne ad aver viaggiato, superata cronologicamente solo da Matilde Serao, che già nel 1893 scriveva Viaggio in Palestina e con la sua graffiante personalità indicava le tre cose immancabili da infilare in valigia quando s’intraprende un viaggio del genere: la pistola, l’ironia e i libri di Schopenhauer, tanto “per non divertirsi mai troppo” in vacanza.

Nel 1960 Alberto Moravia, Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini fecero un viaggio insieme in India, ma a restarne colpito fu soprattutto quest’ultimo, che nel suo L’odore dell’India, descritto con l’usuale stratagemma letterario della passeggiata notturna, fa un ritratto particolarissimo e calzante dell’allora nascente borghesia indiana. Ma oggi l’India, seppur piena di contraddizioni e realtà fuori dal tempo, è uno dei Paesi emergenti del mondo, quindi varrebbe la pena di approfondirlo anche con qualche volume più attuale. Uno di questi è La città della gioia di Dominique Lapierre, che dalla prospettiva soffocante di una baraccopoli di Calcutta, tratteggia la grande dignità e forza di questo popolo – uno dei più grandi del mondo – nel superare le difficoltà, o perlomeno nel guardare oltre, verso un Dio che non smettono mai di ringraziare perfino per quel poco che hanno. C’è chi giura di aver rinunciato ad andare in India dopo averlo letto, però, quindi a voi la scelta.

A proposito di Moravia, viaggiatore secondo alcuni un po’ troppo distratto o quantomeno distaccato, vale la pena leggere il suo A quale tribù appartieni?, resoconto di uno dei rari viaggi in Africa in cui aveva portato “solo se stesso”, cioè che aveva compiuto per diletto e non per lavoro.

L’immenso continente asiatico, invece, è stato scandagliato in lungo e in largo da Tiziano Terzani: per lui l’Asia davvero non aveva più segreti. Una delle sue opere più interessanti e riuscite è Un indovino mi disse, “viaggio della speranza’” effettuato attraverso Laos, Thailandia, Cina, Birmania, Singapore, isole malesi, Indocina, Mongolia e Russia solo via terra e via mare, dopo che un indovino di Hong Kong diciassette anni prima gli predisse che sarebbe caduto vittima di un incidente aereo nel 1993. Il libro è uscito nel 1995.

Ha lungamente documentato gli eventi che hanno cambiato il corso della storia anche Ettore Mo, inviato di guerra del Corriere della Sera. Da scegliere senz’altro il suo Diario dall’Afghanistan per cercare di raccapezzarsi nella realtà di oggi, anche grazie alle splendide fotografie di Luigi Baldelli, ma soprattutto per scoprire se il bilancio finale sarà, o meno, come il suo: sentirsi sempre “straniero”, in patria come all’estero.

Per pagare un debito, Mark Twain passò tutto il 1897 Seguendo l’Equatore a tenere conferenze in cui parlava di razzismo e imperialismo in piena epoca coloniale: da non perdere il dialogo che avrà con Cecil Rhodes nel paradiso delle Mauritius.

Se la vostra frontiera è il west e le atmosfere che preferite quelle beat, tuffatevi d’un fiato nella lettura di On the road di Jack Kerouac, diventato a ragione il manifesto di una generazione made in USA, mentre se siete diretti in Sudamerica avrete solo l’imbarazzo della scelta. Una buona infarinatura di ogni dove ve la dà il Che con Latinoamericana, versione letteraria del ben più noto I diari della motocicletta, racconto del viaggio che intraprese nel 1951 e in cui affondano le radici della sua visione del continente come un’unica realtà e non una somma di nazioni separate. Un punto di vista abbastanza opposto ed epopea da esploratore si ritrovano nei libri di padre Alberto Maria De Agostini (sì, proprio parente di quello dell’Atlante), il primo a elaborare una cartografia dettagliata di Patagonia e Terra del Fuoco e il primo ad ascendere il Monte San Lorenzo, in Argentina, nel 1943. Tra tutti consigliamo l’antologico Trent’anni nella Terra del Fuoco edito nel 1955.

Concludiamo questa panoramica con uno dei capisaldi della letteratura di viaggio, relegato in fondo al post solo dal destino: Bruce Chatwin. Anche con lui potete andare sul sicuro In Patagonia (1977), ma se invece state partendo per l’Australia non perdetevi Le vie dei canti, in cui il viaggiatore-scrittore britannico, nel suo stile caratteristico sospeso tra il diario, il romanzo e il saggio, indaga la tradizione aborigena dei canti rituali che vengono tramandati oralmente di generazione in generazione come una conoscenza iniziatica, e che, secondo lui, raccontano il mito della creazione e disegnano una mappa del territorio australiano.

Foto | © olly – © Maridav – Fotolia.com




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.