0
Posted 25 Luglio 2013 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Giovane compie furto di libri per cercare il senso della vita

Giovane compie un grosso furto di libri per cercare il senso della vita

Recentemente in Cina c’è stato un furto di libri del tutto particolare. Nel corso di un semestre un giovane nei pressi di Nanchino ha sottratto a una libreria oltre ottocento titoli. Allarmato dalla scomparsa dei libri, il proprietario ha denunciato il fatto alla polizia locale che, dopo alcuni giorni di appostamento, ha notato un giovane che arrivava in bicicletta con il cestino portabagagli vuoto e ripartiva con il cestino pieno di libri. Fermato, ha confessato senza problemi di essere lui l’autore dei furti: prendeva soprattutto libri di scienze, storia, poesia e filosofia che prima leggeva interamente e poi vendeva come libri usati per racimolare qualche soldo per andare avanti.

Ma l’aspetto particolare e geniale di tali furti è la risposta che il signor Lee (questo è il nome del ladro) ha dato alla polizia che gli chiedeva il motivo di tale comportamento:

Non riuscivo a capire il senso della mia esistenza. E speravo di trovare la risposta nella pagine di questi libri.

Ha poi ammesso che, nonostante avesse divorato migliaia di pagine, non aveva trovato la risposta alla sua pressante domanda: aveva sì imparato delle cose nuove, ma nulla di più.

Al di là della simpatia per quanto successo (anche se il libraio non sarà stato certo contento!), ci sono un paio di aspetti interessanti in tutta la vicenda: da un lato potrebbe essere una sorta di parabola del fallimento della ricerca dell’essenza delle cose solo per mezzo della ragione. Supponendo poi che Lee abbia detto la verità sulle sue motivazioni, ci sarebbe da riflettere se considerare le sue azioni come criminali o meno.

La storia in sé, inoltre, può dare la stura a tutta una serie di stravaganti speculazioni: perché Lee non è riuscito a trovare le risposte nei libri? Ha forse scelto male i titoli? O forse ha preso i libri buoni e quanto appreso deve ancora mettere le radici in lui? Forse ha letto solo con la testa e non con il cuore? E queste sue azioni come si ripercuoteranno sul suo karma? Oltre tutte le possibili risposte, e fermo restando il principio che rubare non è certo un atto lodevole, verrebbe da augurarsi che ci fossero più ladri di libri e meno di altri tipologie…

Scrive Rogelio Guedea nel suo saggio Il mestiere di leggere:

Essendo il furto un atto illegale e moralmente deprecabile, mi chiedo sempre perché quanti di noi hanno rubato libri si inorgogliscono tanto per averlo fatto.

Ma poi confessa che anche lui ha rubato libri, e riflette:

Mi sono sempre chiesto quale sia la ragione più profonda che spinge un lettore a rubare un libro, dal momento che in biblioteca lo si può avere riempiendo semplicemente un modulo e, volendo, lo può anche leggere. Non so se abbia a che vedere con qualche complesso di compensazione, ma io godevo nell’arrivare a casa con i libri rubati per sistemarli nella libreria, vederne il dorso, e di volta in volta prenderli per leggere un paragrafo qui e uno là, rimettendoli poi al loro posto. Questa disposizione, questa facilità di allungare la mano come chi fa una domanda e di prendere il libro come chi ottiene una risposta mi sembra una delle più grandi benedizioni che possa avere un lettore.

Via | Pijamasurf
Foto | © Dan Race – Fotolia.com




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.