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Posted domenica, 11 Agosto 2013 by Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Olindo Guerrini e il sole che brucia implacabile

Il sole brucia implacabile: una poesia di Olindo Guerrini

Ah, l’estate! Ah, l’amore! Essere innamorati d’estate è un bel problema, perché il fuoco delle passioni deve convivere con un rovente clima e in tutto questo la “mania meridiana”, come la definirebbe Gabriele d’Annunzio, potrebbe attanagliare gli innamorati. Se a questo aggiungiamo la tranquillità di un prato, un letto fatto di fiori e il respiro tranquillo di chi dorme che muovere ritmicamente il corpo… il patatrac è servito!

Scrive così Olindo Guerrini (1845-1916) nella sua poesia Dies, pubblicata nella raccolta Postuma, silloge poetica che vide la luce nel 1877 e che ebbe un successo enorme, tanto che non solo vendette molto più delle Odi barbare di Giosuè Carducci ma che nel corso della vita dell’Autore videro la luce ben trentadue edizioni. Del resto questa raccolta di poesie si muove tra l’erotico e il satirico, generi che piacciono molto al pubblico, ieri come oggi.

Dies

Il sole brucia implacabile, uguale,
le stoppie gialle del pian vaporoso,
l’azzurra volta del ciel luminoso
riflette in terra la fiamma estivale.

Non move foglia. La vita animale
langue in un grave sopor neghittoso:
turba la pace al meriggio affannoso
solo un modesto frinir di cicale.

Sull’erba verde, nel bosco frondoso,
fresco t’ho fatto di fiori un guanciale
e tu vi adagi le membra al riposo.

Dormi discinta nell’ombra ospitale
ed io contemplo con l’occhio bramoso
l’onda del petto che scende e che sale

Nel pubblicare Postuma, Olindo Guerrini utilizzò lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, un suo cugino morto di tisi. Questa degli pseudonimi era un po’ una passione di Olindo Guerrini: oltre a Lorenzo Stecchetti usò quelli di Argia Sbolenfi, Marco Balossardi, Giovanni Dareni, Pulinera, Bepi e Mercutio. Con il primo – Argia Sbolenfi – firmò un articolo irriverente contro il vescovo di Faenza che gli fece causa: Guerrini venne condannato in primo grado e multato con una sanzione di duecentocinquanta lire, ma poi ricorse in appello e venne assolto.

Foto | © evgenyatamanenko – Fotolia.com




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