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Posted mercoledì, 21 Agosto 2013 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Le ultime parole prima di morire di scrittrici e scrittori celebri

Le ultime parole prima di morire di scrittrici e scrittori celebri

Secondo i greci per giudicare un uomo felice e fortunato bisogna attenderne la morte, perché la vita è lunga (si spera) e non si sa cosa ci riserva il futuro. Attorno alla morte si è sviluppata tutta una sorta di mitologia volta a indagare, seppur inconsciamente, se chi sta in agonia possa aver vissuto una vita felice. Del resto, lo si pensa normalmente che una morte violenta è, a volte, qualcosa di cui si è andati in cerca, come se solo i “poco di buono” morissero all’improvviso…

Quest’attenzione dal sapore morboso si concentra soprattutto intorno alle ultime parole di una persona sul letto di morte. Basti pensare, per esempio, ai mille aneddoti dell’agiografia cristiana, che legge nelle ultime parole del moribondo o della moribonda un’avvisaglia della loro santità o, per lo meno, di una fedeltà fino alla fine alla propria vocazione.

Guardando alle scrittrici e agli scrittori si potranno trarre degli insegnamenti dalle loro ultime parole? Loro che nel corso della vita sono stati così bravi nell’uso della parola, avranno anche da lasciare qualche perla di saggezza anche prima dell’ultimo respiro? In altri termini, le loro ultime parole sono state una splendida conclusione della loro abilità di usare le parole oppure si sono comportati come molti altri “comuni mortali”?

Ecco una lista, incompleta com’è naturale che sia, con cosa hanno detto (o lasciato scritto) poco prima di morire alcune scrittrici e scrittori famosi. Sono ben accetti commenti con ulteriori suggerimenti, integrazioni e correzioni.

Le ultime parole di scrittrici e scrittori celebri

  • Edgar Allan Poe (1809-1849): Signore, aiuta la mia povera anima
  • Hans Christian Andersen (1805-1875): Non chiedetemi come sto. Non capisco più nulla
  • Jane Austen (1775-1817): Non voglio altro che morire (in risposta alla sorella Cassandra che le aveva chiesto cosa volesse)
  • Honoré de Balzac (1799-1850): Otto giorni di febbre! Avrei avuto il tempo di scrivere ancora un libro
  • James Matthew Barrie (1860-1937): Non riesco a dormire
  • Lyman Frank Baum (1856-1919): Ora posso attraversare il Deserto della Morte (l’autore del Il meraviglioso mago di Oz si riferisce al deserto che circonda Oz)
  • Anton Čekhov (1860-1904): Non bevo champagne da tanto tempo (prima di morire – di tubercolosi – il dottore gli diede una coppa di champagne)
  • Jean Cocteau (1889-1963): Dal giorno della mia nascita la morte ha cominciato il suo percorso verso di me a passi lenti
  • Charles Dickens (1812-1870): A terra (fu colto da uno svenimento causato da un’emorragia cerebrale e chiese di essere lasciato a terra)
  • Robert Erskine Childers (1870-1922): Avvicinatevi, ragazzi, sarà più facile per voi (al plotone di esecuzione)
  • Sergej Aleksandrovič Esenin (1895-1925): O caro amico, ci vedremo ancora, | ché sempre nel mio cuore tu rimani. | Ormai di separarsi è giunta l’ora, | ma promette un incontro per domani (questi versi sono considerati gli ultimi del poeta e si suppone siano stati scritti con il suo sangue; dopo averli scritti si impiccò)
  • Irwin Allen Ginsberg (1926-1997): Sono stanco, e devo andare a dormire
  • Johann Wolfgang von Goethe (1749-1842): Più luce
  • William Hazlitt (1778–1830): Bene, ho avuto una vita felice
  • Ernest Hemingway (1899-1961): Buonanotte micetto (parlando con sua moglie prima di uccidersi)
  • Thomas Hobbes (1588-1679): Sto per intraprendere il mio ultimo viaggio, un grande salto nel buio
  • Henrik Ibsen (1828-1906): Al contrario (è la risposta all’infermiera che gli aveva appena detto che lo vedeva un po’ meglio in salute)
  • Washington Irving (1783-1859): Devo sprimacciare il mio cuscino ancora una volta. Quando finirà?
  • Alfred Jarry (1873-1907): Sto morendo. Per favore, uno stuzzicadenti.
  • James Joyce (1882-1941): Qualcuno capisce?
  • Heinrich Heine (1797-1856): Dio mi perdonerà. È il suo mestiere
  • O. Henry, pseudonimo di William Sydney Porter (1862-1910): Accendete le luci; non voglio andare a casa al buio
  • Arthur Koestler (1905-1983): Con la timida speranza di un’altra vita dopo la morte spersonalizzata, fuori dei limiti dello spazio, del tempo e della materia, al di là dei limiti della nostra comprensione (dal biglietto lasciato prima di uccidersi insieme a sua moglie)
  • Louisa May Alcott (1832-1888): Non è meningite? (pensava di avere la meningite, invece morì per un avvelenamento da mercurio)
  • Cesare Pavese (1908-1950): Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi. Cesare Pavese (parole d’addio scritte sul frontespizio di una copia dei Dialoghi con Leucò prima di suicidarsi con dei barbiturici)
  • Fernando Pessoa (1888-1935): Datemi i miei occhiali
  • Sylvia Plath (1932-1963): La donna è la perfezione (incipit della poesia Orlo, scritta appena prima di suicidarsi)
  • Rainer Maria Rilke (1875-1926): Oh vita, vita, poter uscire (ultima annotazione sul suo diario)
  • George Bernard Shaw (1856-1950): Morire è facile, recitare è difficile
  • William Saroyan (1908-1981): Ognuno deve morire, è vero, ma io ho sempre pensato che sarebbe stata fatta un’eccezione nel mio caso. E ora, che succede? (sul punto di morte Saroyan chiamò l’Associated Press e pose questa domanda)
  • Gertrude Stein (1874-1946): Qual è la risposta? [Non essendoci stata risposta, aggiunse] In tal caso, qual è la domanda?
  • Robert Louis Stevenson (1850-1894): Che cosa vi succede? Vi sembro strano?
  • Giles Lytton Strachey (1880-1932): Se questo è morire, allora non mi pare gran cosa
  • Dylan Marlais Thomas (1914-1953): Ho bevuto diciotto whiskey di seguito… credo sia un record
  • Lev Tolstoj (1828-1910): Ma i contadini… come muoiono i contadini?
  • Hunter Stockton Thompson (1937-2005): Relax. Non farà male (è l’ultima frase del suo biglietto d’addio prima di suicidarsi)
  • Henry David Thoreau (1817-1862): Alce… Indiano
  • Mark Twain (1835-1910): Arrivederci. Semmai ci rivedremo (parlando con la figlia Clara)
  • Voltaire (1694-1778): Ora, mio buon amico, non è tempo di farsi nemici (al prete che gli chiedeva di rinunciare a Satana)
  • Herbert George Wells (1866-1946): Andate via. Sto bene
  • Oscar Wilde (1854-1900): O se ne va questa carta da parati o me ne vado io!
  • Virginia Woolf (1882–1941): Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi (dalla lettera di addio che scrisse al marito prima di suicidarsi)

Alla fine di questa lunga carrellata di ultime parole di scrittrici e scrittori famosi, riportiamo quelle di Karl Marx (1818-1883) che alla sua governante che lo esortava a parlare in modo da poter prendere nota delle sue ultime parole, disse:

Vai fuori di qui! Le ultime parole vanno bene per gli sciocchi che non hanno detto abbastanza in vita.

Foto | Kat




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.