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Posted 3 Settembre 2013 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

Libri scolastici e dintorni: si torna a scuola… senza libri nello zaino

Libri scolastici e dintorni: si torna a scuola… senza libri nello zaino

Questo è il periodo dell’anno in cui le vendite di libri subiscono una, seppur modesta, impennata: la ragione è che a giorni suoneranno le campanelle di scuole medie e superiori d’Italia e gli studenti, tra i primi impegni, avranno quello di mettersi a caccia dei nuovi libri di testo.

Da sempre esistono luoghi d’acquisto alternativi: a Roma, per esempio, abbiamo il lungotevere Oberdan, file e file di bancarelle di usato garantito e semi-nuovo, in mezzo alle quali si muove una bolgia infernale e, intorno, la cornice suggestiva del Tevere che ti fa sentire ancora in vacanza, quando passeggiavi la sera tra i banchi dell’Estate Romana, ma è certo che il mercato dei libri scolastici sia stato l’ancora di salvezza dalla crisi di settore per molte piccole librerie indipendenti, almeno per quelle che hanno deciso di non diversificare il prodotto, cedendo alla formula bookbar, bookpub, ecc. ecc.

Inoltre, poco meno di due mesi fa, l’Aula del Senato aveva accolto all’unanimità un ordine del giorno che impegnava il governo a valutare la possibilità di evitare l’aumento dell’IVA dal 4 al 21% per i supporti integrativi dei libri scolastici: dall’anno scorso in poi, infatti, sono iniziate sperimentazioni sempre più massicce nelle scuole italiane che presto o tardi porteranno alla sostituzione completa dei libri cartacei con eBook e programmi da far girare sul computer, e allora addio anche all’ultima ancora di salvezza.

Nel frattempo, però, continua a crescere il costo dei libri di testo della scuola primaria: l’aumento previsto è dell’1,5%, ma stando a quanto promesso dall’Anci, sarà interamente a carico dei Comuni, che ormai da tempo sostengono quasi totalmente le spese per i testi delle elementari, sia per le scuole pubbliche che per quelle private; un costo che ad alunno, per tutti e cinque gli anni, si aggira sui centocinquanta euro.

Statistiche e sondaggi per anni, poi, ci hanno ingannato mostrandoci la fascia d’età studentesca come quella dei lettori forti, capace quasi da sola di trainare il mercato, probabilmente grazie alla qualità della scuola italiana, che inizia davvero i ragazzi alla lettura. Peccato che proprio l’ultimo di questi sondaggi, proposto a metà estate sul sito Skuola.net e riguardante i libri di lettura per le vacanze, abbia rivelato la triste realtà: se la metà circa degli intervistati ha dichiarato di dedicarsi alla lettura prima del rientro sui banchi, dell’altra metà, una parte (che corrisponde ancora alla metà) non ha la minima intenzione di aprirne neppure uno, noncurante delle conseguenze una volta tornato al cospetto dell’insegnante di lettere; il resto, invece, ne sfoglierà appena qualche pagina per farsi un’idea, ma poi per svolgere il compito, ricorrerà ai riassunti on line, pronipoti dei bignami di una volta.

Libri scolastici e biblioteche scolastiche

Libri scolastici e dintorni: si torna a scuola… senza libri nello zainoE ti credo che poi noi siamo l’unico Paese in Europa a non investire nelle biblioteche scolastiche (e l’unico che nell’ordinamento non prevede proprio la figura del bibliotecario professionista, preferendo affidare l’incarico al “buon cuore” di genitori e insegnanti): tanto chi le usa? L’ultima indagine in materia, realizzata la primavera scorsa, afferma che nelle suddette strutture non arriva neanche a cinque la disponibilità di libri per studente e che la percentuale dei nuovi acquisti – cioè quelli comperati nel corso dell’ultimo anno – si attesta a quota 0,1%, con una spesa pro capite di 1,56 euro l’anno.

È una desolazione non a caso paragonabile a quella dei buchi neri, la situazione fotografata dall’Ufficio studi dell’Associazione italiana editori, che nota anche un netto peggioramento rispetto all’ultima indagine effettuata quindici anni fa, quando ancora la media dei posti a sedere in una qualsiasi biblioteca scolastica era di quindici, per una superficie di almeno cinquantasette metri quadri. Ora, invece, facciamo acqua da tutte le parti: offerta, strutture, orari di servizio, perfino professionalità impiegate, e poi ci stupiamo se il 42,1% degli studenti dai sei ai diciassette anni non legge libri diversi da quelli scolastici (cioè obbligatori).

E salendo all’università, poi, la situazione non migliora mica: uno studente su quattro (circa il 23,7%) non è neppure lontanamente sfiorato, nel corso dell’anno accademico, dall’idea di prendere in mano un libro non di testo, e ricordiamoci che da queste quattro mura uscirà, ahinoi, la classe dirigente e imprenditoriale di domani. Segno, questo, che l’abitudine alla lettura è qualcosa che è necessario imparare da piccoli.

Va bene la fine imminente dell’estate, con tutta la malinconia che ci mette addosso, ma vorrei cercare di concludere con un dato in controtendenza: nonostante tutto quello che abbiamo detto, infatti, tra le formule dello “sharing” più diffuse c’è proprio quella del libro (forse anche perché è tra le più antiche): il 74,9% degli italiani dichiara di far ricorso abitualmente alle biblioteche. Se fosse vero sarebbe un sospiro di sollievo per tutti… tranne per i librai, ovvio.

Foto | © Miramiska – © Giuseppe Porzani – Fotolia.com




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.