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Posted venerdì, 6 settembre 2013 by Claudio Gurgone in Premi letterari
 
 

Ad Alberto Arbasino il Premio Fondazione “Il Campiello” 2013

Alberto Arbasino

Il Premio Fondazione “Il Campiello” 2013 sarà assegnato, nella cerimonia che avrà luogo domani 7 settembre, ad Alberto Arbasino, classe 1930, già insignito dell’onorificenza di cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 1995, nonché parlamentare nelle fila del Partito Repubblicano Italiano nella IX legislatura (1983-1987).

Alberto Arbasino è nato a Voghera (Pavia) e non si conosce molto dei primi anni della sua vita anche perché lui stesso è molto reticente sull’argomento (Elisa Bolla, Invito alla lettura di Arbasino, Mursia, Milano, 1979).

Gli studi universitari lo portano a Milano, dove si laurea in giurisprudenza, specializzandosi in diritto internazionale e lavorando anche come assistente universitario. Nel capoluogo lombardo, però, entrerà soprattutto in contatto con l’ambiente teatrale locale.

Da questa esperienza nasceranno diverse collaborazioni e si cimenterà con la sceneggiatura, come nel caso del film La bella di Lodi, tratto da un suo racconto omonimo, e addirittura con la regia sia di opera, come nel caso della Carmen al Teatro Comunale di Bologna che di prosa: cura infatti la traduzione e la messa in scena di Prova Inammissibile di Osborne.

Inizia quindi la sua collaborazione con diversi giornali e scrive soprattutto reportage dall’estero, in particolare dalla Francia e dal Regno Unito. Questi articoli saranno poi raccolti nei volumi Parigi o Cara e Lettere da Londra.

Ammira moltissimo il collega e amico Carlo Emilio Gadda, alla cui opera dedica ben tre saggi: I nipotini dell’ingegnere (1960), in Sessanta posizioni, L’ingegnere e i poeti: Colloquio con Carlo Emilio Gadda e L’ingegnere in blu, che gli farà guadagnare il premio Pen Club nel 2008. Scrive anche dei racconti, che vengono dapprima pubblicati su riviste letterarie e poi raccolti in volume a partire dal 1957, anno in cui viene pubblicato Le piccole vacanze.

Rifiuta consapevolmente di aderire al neorealismo dominante del dopoguerra per ispirarsi, come lui stesso ha dichiarato in un’intervista ‘ai grandi autori precedenti’ e poi entrerà a far parte del movimento di neoavanguardia letteraria Gruppo 63.

Iniziano in questi anni le sperimentazioni letterarie più “spinte“, di cui l’esempio migliore è, probabilmente, il non-romanzo Super-Eliogabalo, pubblicato per la prima volta nel 1968 e caratterizzato da uno stile ricco di divagazioni, citazioni e descrizioni che viene identificato come “camp-style”. A mio modesto parere, però, se l’elemento chiave del camp è quello estetico, poiché questo termine, per definizione, “si riferisce all’uso deliberato, consapevole e sofisticato del kitsch nell’arte, nell’abbigliamento, negli atteggiamenti”, lo stile di Arbasino ha qualcosa in più.

Per quanto sia vero che le sue pagine sono stracolme di riferimenti incrociati alla cultura pop, al gossip, alla moda, al design, etc., non mancano le citazioni colte, anzi, ve ne sono così tante, che si riferiscono a svariati autori, opere, eventi storici e via dicendo che ciascun lettore può testare il suo scibile tentando di individuarne il maggior numero possibile.

Le sperimentazioni letterarie, però, non lo tengono lontano dai giornali e dall’analisi del momento difficile che il paese sta attraversando. Durante ciascuno dei tragici giorni del sequestro di Aldo Moro, Arbasino pubblica degli articoli su La Repubblica che verranno poi raccolti nel libro intitolato In questo Stato.

Nel caso di Arbasino, le date di pubblicazione delle opere devono essere considerate come “date di prima pubblicazione” poiché questo scrittore ha una abitudine particolare, a mio modesto avviso meritoria, ossia, rivede e modifica di continuo le sue opere, tanto che spesso le versioni aggiornate vengono ripubblicate a distanze di decenni.

Negli anni Settanta prosegue anche il suo rapporto con il mondo dello spettacolo, ma stavolta passa alla televisione, conducendo un programma della RAI chiamato Match e curando, tra le altre cose, anche una magnifica intervista a Jorge Luis Borges andata in onda nel 1977.

Sempre a proposito di interviste, ha curato e condotto, per la Radio Rai, dal 1973 al 1975 il programma Interviste Impossibili in cui dialogava con grandi personaggi del passato interpretati da Carmelo Bene. Qualora foste interessati a riascoltare queste autentiche “perle”, comunico che qualche benemerito amante della cultura le ha rese disponibili su Youtube.

Arbasino dunque, ha attraversato, nonché commentato e descritto, con la sua penna, circa sessant’anni di storia italiana e sembra non abbia intenzione di smettere. I libri e i saggi di altri autori dedicati a lui e alle sue opere sono moltissimi, e ciò non accade molto spesso per gli scrittori ancora viventi; i premi letterari da lui vinti sono davvero troppi per essere elencati, possiamo solo aggiungere che l’ultimo della lista è il premio Campiello 2013 alla carriera.




Claudio Gurgone

 
Vive a Torino, dove si è laureato in lingue e letterature straniere moderne. Alterna l'attività di traduttore con quella di insegnante. Disegna vignette per hobby ed è felice quando ha la possibilità di stare in mezzo ai libri e di occuparsi, in qualsiasi modo, di letteratura.