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Posted mercoledì, 11 Settembre 2013 by Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

11 settembre, la poesia statunitense contro la guerra

11 settembre 2001. I poeti statunitensi contro la guerra

L’anniversario dell’11 settembre di quest’anno è accompagnato da venti di guerra che sembrano stare lì lì per soffiare forte, con conseguenze imprevedibili. La storia, purtroppo, sembra non insegnare nulla agli uomini: da una parte e dall’altra si lasciano sempre sfuggire l’occasione per dialogare mentre si afferrano saldamente alla voglia di farsi la guerra.

In occasione dell’anniversario dell’attentato alla Torri gemelle (11 settembre 2001), ho ripreso in mano il libro antologico (in due volumetti) Not in our name! Poeti statunitensi contro la guerra, a cura e con la traduzione di Pina Piccolo, antologia disponibile e distribuita dall’associazione culturale Exosphere PoesiArtEventi. A cosa serve leggere la poesia in contesti come questi? Se lo chiede anche Andrew Joron in uno dei contributi presenti nel libro:

A che serve la poesia in un periodo come questo? Sembra giusto porsi questo interrogativo e allo stesso tempo resistere alla gamma di risposte prevedibili, come ad esempio: la poesia non serve a niente, e in questo consiste la sua libertà. O: la Poesia ha il potere di mettere a nudo l’ideologia; dà voce a ciò a cui è stata negata la voce; chiama all’azione, consola e dà consiglio, vivifica lo spirito.

Continua il poeta:

Tutte queste risposte sono giuste, ma allo stesso tempo inadeguate. E ciò perché la poesia non può che essere inadeguata, persino a se stessa. Laddove fallisce la lingua, inizia la poesia. È la poesia a forzare il fallimento del linguaggio, una specie di caduta da se stesso, la trasformazione in qualcosa altro da sé.

E poi afferma qualche riga dopo: “La poesia, prima di agire, ascolta l’assenza di discorso delle parole”.

In quest’antologia sono raccolte, quindi, una serie di poesie contro la guerra nate a seguito dell’11 settembre e pubblicate prima online e poi sistemate per la silloge. Autori sono “sia dai più grandi nomi della poesia americana” che “persone che non avevano mai pubblicato un verso”, come nota Pina Piccolo nell’introduzione.

Not in our name! si apre con una intensa poesia di Lawrence Ferlinghetti, fondatore della libreria City Lights e della famosa omonima casa editrice d’avanguardia:

Alzate la voce!

E nel Paese dilaga una paranoia immensa
l’America tramuta l’attacco alle Torri Gemelle
Nell’inizio della terza Guerra Mondiale
La guerra al Terzo Mondo.

E ancora una volta, i terroristi di Washington
Vanno a spedire i giovani
Ai campi di massacro

E tutti zitti

E vanno ad arrestare
Tutti quelli coi turbanti
E vanno stanando
Tutti gli strani immigrati

Vanno a spedire ancora una volta
tutti i giovani ai campi di massacro

E tutti quanti zitti

E quando nella retata verranno a prendere
Tutti i grandi scrittori e i poeti e i pittori
Il Fondo Nazionale per le Arti del Compiacimento
Non dirà un bel niente.

E nel frattempo tutti i giovani
Uccideranno tutti gli altri giovani
Ancora una volta nei campi del massacro.

Allora adesso tocca a voi parlare
Tutti voi amanti della libertà
Tutti voi amanti della ricerca della felicità
Tutti voi amanti e dormienti
Sprofondati in un sogno personale
Adesso tocca a voi parlare
O maggioranza silenziosa
Prima che vengano a portarvi via

Sia chiaro: l’attacco alle Torri gemelle quell’11 settembre 2001 è stato vile e su questo non ci sono dubbi. Però deve essere anche altrettanto chiaro che non è con la guerra che si risolvono i problemi e la situazione di questi giorni ce lo rammenta, nel caso ci fosse qualche smemorato in giro. Perché, come scrive Aurora Levins Morales nel brano intitolato Shema e che porta la data del 12 settembre 2001, cioè del giorno dopo l’attacco alle Torri gemelle: “Siamo noi i custodi della libertà, non gli ululati dei guerrafondai”.

Foto | Particolare della copertina dell’antologia Not in out name!, dal titolo Just Draw di Laura Tringali Holmes




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.