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Posted 11 Ottobre 2013 by Sara Rania in Recensioni
 
 

Leopardi e la Villa delle Ginestre di Torre del Greco teatro dei suoi ultimi giorni

Leopardi e la Villa delle Ginestre di Torre del Greco teatro dei suoi ultimi giorni

Chi si ritrova a prendere la circumvesuviana in direzione Napoli-Poggiomarino – per la cronaca: quel trenino affollato che collega, con qualche problema di orari, i paesi della cintura vesuviana – potrà stupirsi di vedere il convoglio passare per la stazione Leopardi. Una sorpresa istantanea che trova però opportuno riscontro nell’ultima fase dell’esistenza dell’amato poeta. Perché l’augusto Giacomo Leopardi, ai piedi del Vesuvio non ci è solo passato, ma ci ha soggiornato davvero, ospite della bella dimora ormai nota, nei dintorni e non solo, come Villa delle Ginestre, per spegnersi, in circostanze ancora avvolte dall’ombra, proprio nelle medesime stanze, nella calda metà di un giugno degli anni Trenta dell’Ottocento.

Leopardi e la Villa delle Ginestre di Torre del Greco teatro dei suoi ultimi giorni

Villa delle Ginestre: busto di Giacomo Leopardi

Appartenente alla famiglia Ferrigni, dal cognome del cognato di Antonio Ranieri, legato al Leopardi da un intenso e contrastato rapporto d’amicizia, ammirazione e sottile gelosia, la grande casa costruita a fine ‘600 conserva molte memorie, e anche la stanzetta nella quale fu ospitato Leopardi: una piccola pièce piuttosto spartana, un busto che lo rappresenta all’interno della scalinata che porta al piano superiore dell’edificio distribuito su due livelli, nel quali il genio del poeta originario di Recanati compose Il tramonto della luna, le ultime strofe dei Paralipomeni alla Batracomiomachia , diversi Pensieri e soprattutto una tra le sue liriche più struggenti e fiere, quella dedicata alla ginestra, fiore del deserto, che popola in gran numero le pendici del terribile e impietoso sterminator Vesevo, protagonista del percorso multimediale installato al primo piano, e colora anche qualche angolo di giardino della medesima dimora.

Dai balconi alle terrazze che si dividono tra l’odore fresco dei pini e le zaffate salmastre, inseriti come tutto il complesso al quale appartengono, sotto l’egida dell’Ente delle Ville Vesuviane, sono tante le leggende che aleggiano sulla bella tenuta languidamente affacciata sul Golfo di Napoli e collocata in una splendida posizione ai piedi del colle dei Camaldoli di Torre del Greco. Si passa dalle curiosità caratteriali di Leopardi, dalle sue manie e dalla nota golosità che lo avrebbe accompagnato anche nelle ultime ore di vita, spingendolo a errori nutritivi che si pensa abbiano probabilmente reso ancora più difficile la sua dipartita corporea. Per poi arrivare a quella, ben più sordida, del destino delle spoglie del poeta, che avrebbero dovuto raggiungere le fosse comuni nelle quali giacevano i corpi di coloro che erano venuti a mancare in quei tristi mesi del 1836 in cui Napoli era colpita da un terribile epidemia di colera (che aveva decimato l’Italia), e che invece sarebbe stato posto, secondo la lettera inviata dallo stesso Ranieri a Monaldo Leopardi, nell’ambiente sottostante alla chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, oramai sostituita da un’altro edificio sacro dedicato al medesimo santo (nella quale non era comunque mai stata accertata la presenza di quest’ambiente) in uno degli elementi che lasciano dubitare delle dichiarazioni di Ranieri, probabilmente troppo coinvolto e legato possessivamente ai resti mortali dell’amico, per svelarne la reale collocazione che resterà probabilmente uno dei tanti misteri di un poeta che sa commuoverci ancora con le sue parole, come dimostra l’ultima strofa de La ginestra.

E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l’avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato orgoglio inver le stelle,
Nè sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna avesti;
Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell’uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali.

Leopardi e la Villa delle Ginestre di Torre del Greco teatro dei suoi ultimi giorni

Villa delle Ginestre: la stanza di Giacomo Leopardi

Foto | Sara Rania




Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.