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Posted 21 Novembre 2013 by Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Non sarà certo Masterpiece a rovinare l’editoria italiana

Non sarà certo Masterpiece a rovinare l'editoria italiana

A pochi giorni dalla messa in onda della prima puntata di Masterpiece, il talent scout per aspiranti scrittori di Rai 3 che noi di GraphoMania abbiamo seguito e commentato, una folta schiera di persone comuni o di personaggi noti, si è mossa per dire la sua e gli attacchi sono stati spesso piuttosto duri.

Io scrivo, ho pubblicato diversi libri e con la scrittura faccio tante cose, ho trovato una casa editrice onesta e appassionata che ha creduto in me e dei lettori meravigliosi, non sono un nome noto ma mi sento fortunata. Non ho mai provato grande entusiasmo per i talent scout: mi dispiace molto che in questo nostro paese per raggiungere visibilità, fama e denaro si debba diventare un personaggio televisivo, ma – badate bene – il successo è un’altra cosa. Il successo è quando in cento leggono il tuo libro e in cento dicono che è bello. Il successo lo raggiungi quando le persone parlano del tuo scrivere, regalano il tuo libro, sottolineano frasi, non vedono l’ora che tu ne scriva un altro per andare subito a comprarlo. Il successo è quello che grandi scrittori, pittori, musicisti, hanno ottenuto dal loro pubblico, vasto o di nicchia, e non necessariamente ha un prepotente riscontro economico: vi ricordo che in molti sono morti poveri in canna. Perdonate la divagazione sulla differenza tra successo e fama, visibilità e buoni incassi; questi ultimi, oggi li otteniamo più facilmente diventando personaggi pubblici, è vero.

Ma, sapete perché non mi sento di attaccare Masterpiece? Potrei dire che la tv manda in onda cose ben più diseducative, volgari, morbose, definendo Masterpiece il meno peggio. E invece no, non è per questo, non solo. Ho l’ingenuità e la buona fede di pensare che forse, chi ce la farà vincerà perché sa scrivere bene. Possiede una dote. E arriverà a Bompiani pubblicizzato e confezionato senza amareggiarsi perché le case editrici “grandi” si rifiutano di leggere esordienti sconosciuti. Ci arriverà senza affliggersi perché ai “grandi” premi letterari non è permesso neppure di provare a partecipare senza che sia la stessa giuria a fare il tuo nome. Ci arriverà senza combattere con la distribuzione, che di certo non facilita la piccola e media editoria, e ci arriverà senza curarsi finalmente di un paese che non legge, perché almeno – quando vai in tv – il paese compra, regala, è curioso. Ecco, io spero che il vincitore di questo programma meriti la vittoria, abbia talento oltre al coraggio di farsi scannare o beffeggiare dal giurato Andrea De Carlo, possegga nel cuore e nella testa l’amore per la scrittura, oltre alla forza (o la faccia tosta) di raccontare parte del suo privato. Indignatevi, se lo volete, quando questo paese tornerà – se tornerà – pulito e giusto, un luogo dove chi sa fare è premiato. Adesso no, non potete permettervelo. Non con tanto accanimento sdegnato.

Il programma ha diverse pecche, ne ho sottolineate alcune nella mia recensione e non ho mai detto che sia perfetto, ma vorrei dire per esempio a Diego Cugia, che io ammiro dai tempi di Jack Folla e del quale ho letto tanti libri, che non comprendo la durezza di certe dichiarazioni (“L’editoria in crisi si aggrappa alla televisione, salta sulla sua Mamma Draga come un’adolescente monta sull’auto del pedofilo che le promette una ricarica. Ma un romanzo non è uno smartphone”). E alla concorrente che commenta il suo articolo e che ha partecipato alle selezioni, vorrei dire che anche io ho storto il naso quando ho saputo che chi intendeva partecipare alle selezioni doveva inviare delle foto. Ma stiamo parlando della tv, e sappiamo bene che vigono delle regole: devi essere almeno telegenico, e avere una personalità che spicca o una storia che può attrarre il telespettatore medio. Se combatti questo, non partecipare, non entrare nel meccanismo. Inoltre, a proposito di regole televisive, davvero in pochi avrebbero seguito un programma di sole letture, così come alcuni speravano o pretendevano (questo anche Cugia lo ha detto). Annoiano – se in dosi massicce – anche nei corsi di scrittura.

A proposito di corsi e laboratori, che dire di TvBlog che scrive: “Non sarà, semmai, che un programma come Masterpiece serve a indirizzare gli spettatori sintonizzati verso le scuole di scrittura, creando l’illusione della ricetta perfetta per sfornare best-seller?”. Dov’è il problema? In un paese in cui tutti vogliono scrivere e in pochi leggono, sarebbe bene che gli alunni delle scuole di scrittura si moltiplicassero eccome! Da quando rappresenta un danno il voler migliorare le proprie capacità, studiare, lavorare sodo su qualcosa che appassiona? Una scuola non è una ricetta per il successo, è uno strumento per migliorarsi e inseguirlo con più preparazione. Dunque, se lo scopo fosse questo ben venga, e speriamo che ci facciano una capatina anche quei giornalisti che ancora scrivono “qual’è”, che si cibano di plastismi e che per comodità si ostinano ad apostrofare la è del verbo essere.

Sullo stesso blog, mi ha colpito anche l’affermazione: “Masterpiece ci dà la sensazione che, come per vendere dischi bisogna diventare i tipici cantanti da Amici, così per vendere libri bisogna da subito essere personaggi, strumentalizzare la propria biografia perché sia subito caso umano, più che esperienza di vita.” Si ma… davvero ci voleva Masterpiece?

Io credo che se la massa ha accettato Il Grande Fratello, se ha accettato pupe, secchioni, L’isola dei famosi, Maria de Filippi, i pianti isterici di aspiranti cantanti chiusi in una casa o i racconti dettagliati del privato di ragazzine assassinate, adesso deve mettersi tranquilla. Tanto, credetemi, non sarà la massa a seguire Masterpiece né Masterpiece rovinerà l’editoria italiana. Più di così non si potrebbe.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.