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Posted venerdì, 22 Novembre 2013 by Mariantonietta Barbara in I nostri libri
 
 

Racconti di Natale: intervista a Eleonora Mazzoni

Racconti di Natale: intervista a Eleonora Mazzoni

Esce il 26 novembre l’insolito duetto di storie natalizie edito dalla Graphe.it. Si intitola Racconti di Natale e ci porta in due mondi lontani tra loro nel tempo e nello spazio: quello raccontato da Collodi, una classica storia natalizia con lieto fine commovente, e quello, decisamente non buonista, raccontato da Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice diventata famosa presso noi lettori con il romanzo Le difettose. Eccovi un passo del racconto Un Natale come tanti altri scritto da Eleonora Mazzoni

Le giornate trascorrevano con fatica. Erano le notti che non trascorrevano mai. Quei rumori di tacchi pareva non si acquietassero. Come se si dessero il cambio. Si passassero il testimone per rovinarle il sonno e darle calci nella testa. Una mattina presto qualcuno suonò alla porta. Chi poteva essere così di buon’ora? Dallo spioncino non si vedeva nessuno. Un altro scampanellio. Abbassò lo sguardo e vide un bambino, molto scuro anche lui, con delle biglie colorate in mano. Le sorrideva e le diceva: «Pelota.»

Dal acconto di Carlo Collodi, poi, vi riporto un breve estratto:

[…] la Contessa aveva messo l’uso di regalare a’ suoi figli due o tre soldi la settimana, a seconda, s’intende bene, de’ loro buoni portamenti. Questi soldi andavano in tre diversi salvadanai: il salvadanaio di Luigino, quello di Alberto e quello dell’Ada. Otto giorni avanti la pasqua di Natale, i salvadanai si rompevano, e coi danari che vi si trovavano dentro, tanto la bambina, come i due ragazzi erano padronissimi di comprarsi qualche cosa di loro genio.

Ho intervistato Eleonora dopo aver letto il racconto in anteprima. Non vi svelerò il finale, ma spero di incuriosirvi quanto basta e di aiutarvi a scoprire meglio l’autrice, che ancora una volta si è dimostrata ottima narratrice e interlocutrice generosa.

Che effetto fa trovarsi affiancata a Collodi in copertina?
Direi un bel mix di orgoglio, rispetto e timore!

Torni con un racconto non facile e con il tema di una maternità dolorosa (non sveliamo qui il finale). Come mai per Natale non hai scelto un tema usuale e un finale tipico dell’atmosfera che lo caratterizza?
Mi piacciono i contrasti. Mi sembra che la vita apparentemente normale e tranquilla di una signora avanti negli anni, in realtà sotto l’apparenza consumata dalla mancanza d’amore, possa ben raccontare la necessità di pace e felicità che ha l’essere umano.

La signora Bini e la signora Senigallia vivono, rispetto ai misteriosi, scuri e chiassosi nuovi inquilini, una solitudine inquietante. È lo scotto da pagare nel nostro mondo apparentemente sicuro e autosufficiente?
La società moderna ha perso solidarietà e riti collettivi. L’unica forma di comunità che ci è rimasta è il lavoro. Ma quando finisce, come nel caso delle mie signore ormai in pensione, subentra il vuoto. Spesso le nostre case compatte e chiuse ci danno una sensazione di protezione ma con facilità possono diventare ghetti in cui vivere esperienze di solitudine fuori misura. Non siamo neppure più abituati a salutarci. A una certa età ci sembra impossibile stringere nuove amicizie e percepiamo sempre di più gli altri come nemici. Abituati a stare in un bozzolo, ci aspettiamo che gli sconosciuti siano mostri e non ci fidiamo di nessuno. In più i colpi brutti della vita non li condividiamo, essendo vulnus nell’immagine che abbiamo e vogliamo dare di noi. Invece, come diceva la Dickinson, il paradiso dipende da noi. Il dolore può chiudere e rinsecchire ma può anche aprire alla compassione e alla comprensione. Dipende, appunto. Ma la signora Bini non riesce a fare questa seconda scelta.

“Perché avventurarsi in altri mondi, quando è già difficile vivere nel proprio?”. Te lo sei mai chiesta come scrittrice? In fondo entri ed esplori mondi sconosciuti, spesso intrisi di difficoltà e dolore. Perché decidi di compiere ogni volta questo viaggio, questa esplorazione?
È come se una vita non bastasse. L’esperienza di entrare nella pelle e nei mondi altrui accomuna sia lo scrittore che l’attore. Nell’attore è ancora più estrema: non è solo un’esplorazione intellettuale e della fantasia ma anche corporea. E’ proprio per questo che erano seppelliti in terra sconsacrata, perché, oltre ad essere girovaghi e moralmente sregolati, osavano essere qualcosa d’altro da sé, quel sé che è dato a ciascuno da Dio. In questo comportamento c’è una specie di irrequietezza, di bisogno di non finire, di fame di conoscenza. Che prevale anche sulle difficoltà e i dolori che inevitabilmente si incontrano.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.