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Posted lunedì, 25 Novembre 2013 by Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

La seconda puntata di Masterpiece

La seconda puntata di Masterpiece

Dopo le polemiche suscitate dall’esordio del talent scout televisivo Masterpiece, in onda su Rai Tre ogni domenica in seconda serata, siamo giunti alla seconda puntata di questa gara tra aspiranti scrittori, concorrenti che stavolta non sono approdati in tv per il puro piacere di apparire ed entrare a far parte dello spettacolo, bensì per il desiderio di coronare un sogno: quello di pubblicare un romanzo.

La serata vede la giuria impegnata in nuove eliminazioni, con un De Carlo inizialmente al meglio della sua durezza (alla prima eliminata – Abra Smersu, padovana – lancia il libro con atteggiamento piuttosto scortese, e la signora se ne va alquanto indignata), tuttavia durante il resto della puntata inaspettatamente si ammorbidisce e diviene più umano con tutti, anche nelle bocciature o nelle critiche.

Ma parliamo dei quattro concorrenti in gara dopo le prime eliminazioni: Alessandro Ligi, avvocato romano cinquantenne che porta il romanzo Sto correndo da te, una storia di sentimenti e di seconde occasioni. Dice di annoiarsi facilmente ma Andrea De Carlo sostiene che la noia è la vera madre della scrittura, dunque ben venga. Anche De Cataldo, sempre molto garbato, sebbene gli contesti l’uso di troppi aggettivi e una sorta di stile Harmony al maschile, vota sì, e sì vota Taiye Selasi apprezzandone lo stile.

Nikola Savic invece, è un commerciante di trentasei anni, slavo ma padrone della nostra lingua a tal punto da scrivere un romanzo, il che dimostra un gran coraggio. Anche con lui abbiamo tre sì su tre giurati, i quali trovano nel suo romanzo Vita migliore, una voce forte, dura, una scrittura non timida, capace di delineare l’arroganza di personaggi da strada.

Conosciamo poi Federica Lauto, una psicologa di ventinove anni che ama gli elefanti e ne racconta il paradiso attraverso una storia fantastica che i giurati definiscono post moderna, e dalla radice classica sorprendente. Anche qui abbiamo tre sì e nessun dubbio.

Per finire, è la volta dell’insegnante di lettere in pensione Maria Isabella Piana, simpatica e coinvolgente, che presenta una storia ambientata nella Sicilia anni ’70, storia che lei stessa definisce percorso di educazione sentimentale. I tre giurati sono dubbiosi ma De Carlo ammette che la concorrente sa usare molto bene l’italiano, cosa purtroppo non così frequente. Anche Selasi apprezza, ma stavolta vediamo soltanto due voti (sufficienti a passare il turno), perché il giurato De Cataldo considera i troppi cliché presenti come un insieme di sciocchezze, e giustifica il suo no sostenendo che l’autrice deve ancora raffinare la sua scrittura.

Dopo la valutazione dei manoscritti, si procede alle successive eliminazioni attraverso delle prove da superare, poiché si deve dimostrare di essere scrittori in ogni situazione. Vedremo due di loro (Piana e Savic) assistere ad una partita di calcetto tra non vedenti e partecipare – con una benda sugli occhi – ad altre attività, poiché anche lo scrittore si pone in una situazione di cecità, immaginando ciò che scrive senza vederlo. Gli altri due concorrenti, Lauto e Ligi, partecipano a un banchetto nuziale a Napoli e prendono appunti sul contesto, sulle emozioni dei presenti, su tutto ciò che vedono o immaginano. Sono tutti spronati e sostenuti dal coach Massimo Coppola, che vedo troppo “amicone”, privo di spessore e non sempre all’altezza del suo compito.

Successivamente ecco la prova in studio: trenta minuti per scrivere un racconto che riveli ciò che hanno vissuto durante l’immersione in una situazione non solita. Trovo questo genere di prova, piuttosto difficile, vuoi per il tempo limitato, vuoi perché non si ha modo di rivedere, ritoccare, migliorare, cosa di cui si lamentano un po’ tutti i concorrenti, ma così è il gioco, sebbene non riesca – personalmente – a considerarla una prova di bravura attendibile. Resistono a questa eliminazione, il romantico avvocato grazie al buon ritmo, e il giovane slavo del quale i giurati dicono “Possiede un grande pathos, dunque talento”. A questo punto, gli aspiranti scrittori Alessandro Ligi e Nicola Savic devono cimentarsi in un pitch, ovvero un discorso breve ma convincente che pubblicizzi la loro opera. Il luogo, l’ascensore della Mole Antonelliana, il tempo a disposizione cinquantanove secondi, il personaggio con cui utilizzarlo al meglio Walter Siti, premio Strega 2013 con il romanzo Resistere non serve a niente.

Vince questa seconda puntata Nicola Savic, che seppur impacciato e visibilmente emozionato, è in grado di mettere in luce il romanzo e possiede una scrittura particolarmente espressiva, che – a detta dei giurati e in pieno accordo con lo scrittore ospite – mette i brividi.

Per oggi è tutto, ma ci tengo ad aggiungere che, qualunque sia il genere o lo stile dei manoscritti presentati, io spero con tutta me stessa – da scrittrice e da lettrice – che vinca il talento, quello autentico, unito alla volontà e alla passione, che sempre portano lontano. In bocca al lupo!




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.