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Posted venerdì, 6 Dicembre 2013 by Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Addio a Nelson Mandela, invincibile combattente contro l’apartheid

Nelson Mandela (1918-2013)

Il governo sudafricano ha annunciato la morte di Nelson Mandela. Secondo il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, Madiba (com’era affettuosamente chiamato dai sudafricani, dal nome del clan di Mandela in lingua xhosa) è morto sereno circondato da figli, nipoti e pronipoti nella sua casa di Johannesburg. Ha commentato Jacob Zuma:

È stato il figlio più grande del paese. Quello che ha reso grande Nelson Mandela è stato proprio quello che lo ha reso umano. Vediamo in lui quello che cerchiamo in noi. Ora sta riposando. Ora è nella pace.

Nelson Mandela, simbolo della lotta contro l’apartheid, è stato il primo presidente nero del paese e ha governato dal 1994 al 1999. Nel 2004, a ottantacinque anni, si ritirò dalla vita pubblica. Per via della sua attività politica e della sua lotta alla segregazione razziale ha trascorso ventisette anni in prigione per ventisette anni e venne liberato l’11 febbraio 1990, su ordine del presidente F. W. de Klerk: ricordo che quel pomeriggio di oltre vent’anni fa lo trascorsi dinanzi alla televisione a seguire la diretta della liberazione. Mandela e de Klerk ottennero il Premio Nobel per la pace nel 1993 e l’anno dopo Madiba venne eletto presidente del Sudafrica, nelle prime elezioni in cui tutti i sudafricani hanno potuto votare senza distinzione di razza.

Nel corso della sua prigionia, come racconta lo stesso Mandela nella sua biografia Lungo cammino verso la libertà, Madiba, una poesia di William Ernest Henley (1849-1903) dal titolo Invictus gli fu di molto conforto. Questa stessa poesia viene recitata proprio da Mandela nel film Invictus – L’invincibile diretto da Clint Eastwood nel 2009. Con le parole di questa poesia diamo un saluto a Nelson Mandela.

Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come un pozzo che va da un polo all’altro,
ringrazio qualunque dio esista
per l’indomabile anima mia.
Nella feroce stretta delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo d’ira e di lacrime
si profila il solo Orrore delle ombre,
e ancora la minaccia degli anni
mi trova e mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.