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Posted sabato, 28 dicembre 2013 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Vladimir Nabokov e l’emoticon sorridente

Vladimir Nabokov e l’emoticon sorridente

Nel 1969 Vladimir Nabokov (1899-1977) venne intervistato da Alden Whitman per il New York Times. Nel corso dell’intervista il giornalista chiese all’autore di Lolita a che punto collocherebbe se stesso all’interno di un’ipotetica classifica di scrittori (viventi e del passato recente). Come risposta il giornalista ricevette questa semplice ed elegante spiegazione:

Spesso penso che dovrebbe esistere un segno tipografico speciale per indicare il sorriso: una sorta di marchio concavo, come una parentesi curva supina, con cui mi piacerebbe ora rispondere alla sua domanda.

Al giorno d’oggi sarebbe quasi impossibile comprendere le conversazioni sui social network senza far ricorso agli emoticon, segni grafici non normati da alcuna Accademia letteraria, ma con un valore nel discorso molto simile ad altri segni tipografici.

Nella velocità degli scambi quotidiani e grazie (o a causa, fate voi) al limite di caratteri che a volte sono imposti (si pensi a Twitter, ma anche agli SMS), l’emoticon permette di rappresentare graficamente sentimenti complessi o emozioni nella comunità che li adotta, li applica e li modifica alla bisogna.

Possiamo, così, sorridere : – )

piangere di tristezza: :’(

… o di felicità :’)

La gamma delle possibili rappresentazioni si amplia sempre più, tanto che, in linea teorica, sarebbe possibile utilizzare diversi emoticon per raccontare piccole storie, a mo’ di nuova incarnazione degli ideogrammi.

Per quel che riguarda l’emoticon sorridente, ricordiamo, poi, che ha fatto la sua prima apparizione ufficiale nel 1982 quando Scott E. Fahlman, informatico statunitense, scrisse su una bacheca elettronica della Carnegie Mellon questo messaggio:

Propongo la seguente sequenza di caratteri per indicare uno scherzo:

: – )

Da leggere di lato. Di fatto, è probabilmente più rapido per indicare le cose che NON sono scherzi, viste le discussioni attuali. Per questi, si usi : – (

In ogni caso, è bello pensare che Nabokov in quel dialogo con il giornalista intravide un emoticon sorridente che aveva a fare più con un sorriso di condiscendenza che con un segnale di “scherzo”: una sorta di “sorriso retorico” che ci si dipinge sul volto come risposta chiara a qualche domanda fuori luogo ma senza essere volgari, sapendo già che il nostro interlocutore non potrà mai decifrare il sorriso che abbiamo dato come risposta. È l’eleganza autoreferenziale di uno scherzo intimo, come il sorriso dello Stregatto di Alice nel paese delle meraviglie che rimane a mezz’aria mentre lui, il micione, scompare.

Via | Melville House Books
Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.