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Posted lunedì, 20 gennaio 2014 by Luciano Milani in Zibaldone
 
 

Denaro seduzione del mondo

Denaro seduzione del mondo

La parola “denaro” nasce dalla parola latina denarium, moneta d’argento del valore di dieci assi, derivata dall’aggettivo “deni-ae-a” concordato col sostantivo “numus” e quindi moneta a 10 a 10. Nella protostoria, quando tra gli umani incominciò a instaurarsi la vera vita di relazione col cessare del nomadismo, nacque la necessità di acquisire da parte dei singoli soggetti, ciascuno le cose di cui aveva bisogno. Tale necessità fu allora soddisfatta mediante lo scambio di cose contro cose, ma ci si avvide subito che il metodo non sempre si rivelava idoneo a soddisfare i bisogni dei permutanti. Si ricorse allora a qualcosa che fungesse da mezzo di intermediazione negli scambi, che fu individuato in una cosa che in un’economia primordiale, basata esclusivamente sulla pastorizia e su una primitiva agricoltura poteva risultare, all’epoca, d’interesse universale: il capo di bestiame. Questo nel latino arcaico veniva indicato con la parola “pecus”, donde il termine “pecunia”. Più tardi, nel periodo storico, l’oggetto di intermediazione fu sostituito dalla moneta metallica coniata esclusivamente dallo Stato, ormai costituitosi. E quindi cambiò anche la terminologia, da pecunia a denaro.

Quanto sopra per un breve accenno alla storia del Denaro nella nostra terra. Ma la storia della monetazione italiana richiederebbe ben altri spazi per essere narrata, soltanto a partire dal Principato romano, passando attraverso le varie monetazioni degli Stati preunitari fino alla Lira dell’Italia unificata e quindi alle Amlire del Governo alleato 1943-1945 e da ultimo fino all’Euro, tuttora in età infantile.

Fin dalla sua invenzione, tutti hanno ben compreso la grande importanza del denaro, e oggi costituisce ormai l’unico mezzo di intermediazione in tutta l’attività economica. Per tale carattere universale ed esclusivo, tutto deve essere valutato col metro del denaro, perfino il valore della vita e dell’integrità fisica e morale dell’uomo.

Ma qual è negli stati moderni la fonte primaria, da cui scaturisce il denaro? È a tutti evidente che tale fonte è il lavoro dell’uomo. Da qui la necessità che sia riconosciuta al denaro una valenza sociale e politica, ponendolo al servizio dell’economia generale del Paese e quindi dell’uomo. Ma la nostra società pare che in questo nostro tempo abbia proprio dimenticato questa sua funzione essenziale. Sembra che al ruolo strumentale del denaro nei confronti dell’economia sia stato sostituito quello della speculazione finanziaria delle Borse operanti a livello planetario e con la rapidità di movimento che consente i moderni mezzi di comunicazione, i quali attuano il trasferimento di masse ingenti di denaro da un capo all’altro del mondo in una manciata di secondi. Chi non ricorda le gravissime ferite inferte dal fallimento di una grande banca USA nel non lontano 2008 a tutta l’economia occidentale? E chi di noi italiani non è seriamente preoccupato dalle turbolente operazioni speculative, che ci vengono raccontate ad ogni telegiornale?

Risuona ancora l’autorevole richiamo del Presidente della CEI Cardinal Bagnasco, il quale, facendo riferimento alla Caritas in veritate, ha messo in guardia gli italiani dal pericolo della speculazione ormai immanente all’attività finanziaria anche nel nostro Paese. L’illustre porporato ha parlato apertamente di una “… tecnocrazia transnazionale anonima che potrebbe prevalere addirittura sulle forme della democrazia. C’è una oligarchia operante nel settore finanziario – afferma il Cardinale – che comunica in segreto e impone le proprie scelte speculative fino a mettere in discussione la stessa democrazia”. In una parola, il denaro usato per produrre altro denaro soltanto a beneficio di pochi avidi finanzieri senza scrupoli, anziché per porlo al servizio dell’economia generale, per aumentare posti di lavoro e creare una migliore distribuzione della ricchezza, specialmente in quelle regioni del pianeta afflitte dalla miseria.

Non sarebbe inutile agli attuali governanti fare una rilettura attenta delle encicliche sociali più recenti, specialmente della Laborem exercens e della Caritas in veritate. Tale rilettura li aiuterebbe a ricollocare il denaro nel posto che la Storia gli assegna, come frutto del lavoro umano, inteso questo, nel significato cosmico di attività espletata dalla persona umana.

Ai sedotti dal denaro, che cercano di possederne la massima quantità possibile, come quella promessa nelle scandalose riffe di stato, vorremmo ricordare la massima del libro dei Proverbi : “Chi ha fretta di arricchirsi non sarà esente da colpa”. E a coloro che già ne possiedono enormi quantità vorremmo consigliare di rivolgere la loro attenzione ai poveri, prima che il Signore della Storia faccia Egli stesso giustizia, secondo la promessa del Magnificat: “Esaurientes implevit bonis et divites dimisit inanes” (Il Signore ha colmato di ricchezza i poveri togliendola ai ricchi).

 

Post scriptum

Mio padre è venuto a mancare la scorsa estate. È stato un addio inaspettato, tanto doloroso quanto rapido. Ancora oggi non riesco a capacitarmi della sua scomparsa, anche perché ne percepisco la presenza in ogni mio gesto e pensiero. È a lui che devo l’amore per la lettura e la scrittura e credo che pubblicare su GraphoMania qualcuno degli articoli da lui scritti negli ultimi tempi possa essere un bel modo per ricordarlo. E grazie di cuore a Roberto Russo di Graphe.it Edizioni per la preziosa e generosa ospitalità.

Luigi Milani

 

Foto | Pixabay




Luciano Milani