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Posted mercoledì, 12 Febbraio 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

A trent’anni dalla morte di Julio Cortázar

A trent’anni dalla morte di Julio CortázarJulio Cortázar è stato scrittore, poeta e intellettuale argentino, ed è considerato uno dei più innovatori e originali del suo tempo. Nacque a Ixelles, in Belgio, il 26 agosto 1914 e morì a Parigi, per leucemia, il 12 febbraio 1984: quest’anno, quindi, si celebrano i cento anni della sua nascita e i trenta della sua morte.

La sua vita si svolse tra la Francia e l’Argentina. Iniziò a lavorare come docente di lingua e letteratura francese in vari istituti della provincia di Buenos Aires e poi nell’Università di Cuyo. Nel 1951 ottenne una borsa per studiare a Parigi e, stabilitosi lì, divenne traduttore per l’UNESCO, incarico che portò avanti fino alla pensione. Nel 1951 si sposò con Aurora Bernárdez, traduttrice argentina che viveva a Parigi.

La raffinatezza letteraria che lo caratterizzava, le sue letture pressoché infinite e il suo incessante fervore per la causa sociale, lo fanno stagliare come una figura eccelsa del panorama letterario contemporaneo. Julio Cortazár ruppe, infatti, i modelli classici per mezzo di scritti che fuggono dalla linearità temporale e i cui personaggi acquisiscono autonomia e una profondità incredibile.

La sua opera più famosa è senza dubbio Rayuela (Il gioco del mondo) del 1963, ma non dimentichiamo anche Bestiario (1951), Storie di cronopios e di famas (1962), Tutti i fuochi il fuoco (1966), Componibile 62 (1968), Ottaedro (1974)

E queste sono alcune delle sue frasi più citate:

  • Camminavamo senza cercarci, eppure sapendo che camminavamo per incontrarci.
  • Dopo aver compiuto i cinquant’anni, iniziamo a morire poco a poco nelle morti altrui.
  • I libri sono l’unico luogo della casa in cui si possa ancora stare tranquilli.
  • La speranza appartiene alla vita, è la vita stessa che si difende.
  • La vita, come un commento di un’altra cosa che non raggiungiamo, e sta lì, alla portata del salto che non facciamo.
  • Non rinuncio a niente. Semplicemente faccio ciò che posso perché le cose rinuncino a me.
  • Nulla è perso se si ha il coraggio di proclamare che tutto è perso e bisogna cominciare di nuovo.
  • Ogni mattina è la lavagna su cui ti invento e ti disegno.
  • Ogni racconto durevole è come il seme in cui sta dormendo l’albero gigantesco. Quell’albero crescerà in noi, farà ombra nella nostra memoria.
  • Ogni volta andrò sentendo meno e ricordando di più.
  • Risultato parziale: ti voglio bene. Risultato totale: ti amo.
  • Sei sempre il mio specchio: per vedermi, devo guardarti.
  • Tutto dura sempre un po’ di più di ciò che dovrebbe.
  • Uno scrittore di racconti, sa che il tempo non è suo amico.
  • Vieni a dormire con me: non faremo l’amore, sarà lui a farci.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.