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Posted martedì, 25 febbraio 2014 by Claudio Gurgone in Mondolibri
 
 

Christopher Marlowe, l’altro genio del teatro elisabettiano

Christopher Marlowe, l’altro genio del teatro elisabettianoCristopher Marlowe è uno di quei personaggi per i quali un destino in vena di capricci ha tessuto delle trame complesse e beffarde facendo in modo che il suo nome venga sempre oscurato da quello di un collega più famoso.

Diciamo pure che la sorte non è stata per niente generosa con il grande drammaturgo inglese originario di Ospringe, un villaggio nei pressi di Canterbury, nel quale è nato 450 anni fa e che aveva tutte le carte in regola per produrre un corpus di opere che, per qualità, avrebbe potuto concorrere ad armi pari con quello del collega suo contemporaneo che invece, grazie alla proprio genio ma anche ad una vita più lunga, ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo letterario, diventando una pietra miliare del teatro edella letteratura.

Il fato, invece, ha decretato che Christopher Marlowe morisse a ventinove anni, accoltellato da un individuo di ambigua fama di nome Ingram Frizer nel corso di una rissa in una locanda. Fortunatamente per la letteratura mondiale, però, il giovane Marlowe aveva già scritto e pubblicato delle opere che gli avrebbero garantito fama perenne ed un posto tra i grandi autori.

Non conosciamo la data esatta della nascita di Marlowe, però si sa che è stato battezzato il 26 febbraio 1564 nella chiesa di San Giorgio a Canterbury. È quindi di due mesi più vecchio del suo collega più popolare che, come sicuramente avete intuito, era William Shakespeare e, come lui, era figlio di un artigiano. Frequenterà le scuole primarie a Canterbury e si laureerà al Corpus Christy College di Cambridge.

Dicerie, pettegolezzi e leggende di vario tipo accompagnano le vicende della vita terrena di Christopher Marlowe da quattro secoli e mezzo e nemmeno la sua carriera accademica ne è immune. Secondo alcune fonti, infatti, sembra che il Corpus Christi college avesse qualche esitazione in merito alla concessione del titolo, soprattutto dopo che il corpo docente era venuto a conoscenza dell’intenzione del giovane Marlowe di trasferirsi in Francia, per proseguire gli studi in un’altra università. In suo favore intervenne addirittura il Privy Council of England, un importantissimo organo consultivo della monarchia britannica, il quale affermò che lo Cristopher meritava la laurea anche in virtù dei “meritevoli servigi resi alla corona e alla nazione”. Si presume, infatti, che fosse un agente segreto alle dipendenze di Sir Francis Walsingham, consigliere e segretario di stato di Elisabetta I.

Per quanto riguarda i meriti letterari di questo strardinario personaggio, possiamo iniziare dicendo che fu lui a esplorare tutte le potenzialità del “blank verse”, destinato a diventare una delle forme metriche più utilizzata nella letteraturainglese e che Shakespeare impiegherà nelle sue opere immortali.

Le sue opere teatrali, invece, sembrano legate da un denominatore comune: le estreme conseguenze che passioni e delle ossessioni possono avere sugli individui.

Il grande condottiero Tamerlano, alla fine delle due opere teatrali che lo vedono protagonista, verrà reso folle dalla sua stessa brama di potere, grazie alla quale lui, un pastore della remota Scizia, ha sottomesso numerosi regni asiatici e messo a ferro e fuoco la città di Babilonia.

Barabas, il ricco ebreo di Malta dell’opera omonima, è vittima della sua stessa sete di vendetta, mentre tutti sappiamo che fine ha fatto il Dr. Faustus, del quale Marlowe traspone la storia per il palcoscenico elisabettiano adattandola da fonti tedesche. Nell’Edoardo II, il sovrano pagherà il prezzo più alto per la sua passione per il “favorito” Piers Gaveston.

Marlowe è stato anche un traduttore, si devono a lui, infatti le prime trasposizioni in inglese della Pharsalia di Lucano e delle Elegie di Ovidio.

Tra le leggende che accompagnano le sorti di questo geniale tragediografo ve ne è una secondo la quale egli abbia in realtà simulato la propria morte, facendo attribuire le opere da lui scritte successivamente a William Shakespeare. Il fatto che non siano giunti sino a noi ritratti raffiguranti con certezza Marlowe e che l’unico che, si presume, lo raffiguri riproduce le fattezze di un uomo che, in alcuni tratti, ricordano quelle del drammaturgo di Stratford-on-Avon non ha fatto altro che alimentare questa ipotesi. È invece molto più probabile che sia stato Shakespeare a trarre ispirazione, inizialmente, dalle opere del già affermato Marlowe.




Claudio Gurgone

 
Vive a Torino, dove si è laureato in lingue e letterature straniere moderne. Alterna l'attività di traduttore con quella di insegnante. Disegna vignette per hobby ed è felice quando ha la possibilità di stare in mezzo ai libri e di occuparsi, in qualsiasi modo, di letteratura.