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Posted 10 Marzo 2014 by Sara Rania in Mondolibri
 
 

Libri volanti al Centre Culturel Italien di Parigi

Libri volanti al Centre Culturel Italien di ParigiLa letteratura mette le ali: quante volte l’abbiamo pensato un po’ tutti scorrendo veloci tra le righe del testo di turno, affascinati, catturati e spesso anche spaventati dalla potenza della storia che dispiegandosi dinanzi ai nostri occhi rendeva visibili e concreti mondi altri. Ebbene si tratta forse della caratteristica più amorevole della narrativa, quella di dar vita in pochi giri di parole a interi emisferi con tanto di flore e faune spesso fantasiose, ma quasi sempre verosimili, nelle quali lo spirito ribelle di chi ci mette il naso, trova sempre un cantuccio per sentirsi a suo agio.

Ebbene tra le spesse mura del Centre Culturel Italien di Parigi ci sono avventure letteralmente attaccate a un filo, così come solo i lettori più accaniti e sognatori sanno fare. Sospesi a spessi cavi verdi i tomi in questione riflettono le proprie ombre sulle pietre delle pareti, esibendosi in una danza curiosa che risponde al ritmo delle folate di vento che riescono a intrufolarsi malandrine attraverso la porta dell’associazione culturale diretta da Antonio Francica. Attivo sul doppio fronte della promozione della lingua e della cultura italiana in Francia e della lingua e della cultura francese in Italia, il centro trasmette quindi attraverso una sola installazione, il senso profondo della grande tradizione letteraria del secolo scorso. Tra i titoli appesi infatti Gli indifferenti di Moravia, Il Garofano rosso di Elio Vittorini, Aracoeli di Elsa Morante e Il fu Mattia Pascal di Pirandello.

Ebbene tra queste pietre miliari che costellano le nostre basi culturali ci siamo deliziati a tracciare un piccolo percorso di citazioni, che ritrova attraverso frammenti sottratti a tali grandi titoli, i profondi mali e le splendenti glorie di un’intera generazione di inizio secolo:

  • l’accidia torbida di Michele Ardengo ne Gli Indifferenti di Moravia: «Un disgusto opaco l’opprimeva; i suoi pensieri non erano che aridità, deserto; nessuna fede, nessuna speranza alla cui ombra riposare e rinfrescarsi; la falsità e l’abiezione di cui aveva pieno l’animo egli le vedeva negli altri, sempre, impossibile strapparsi dagli occhi quello sguardo scoraggiato, impuro che si frapponeva tra lui e la vita; un po’ di sincerità, si ripeteva riaggrappandosi alla sua vecchia idea fissa, “un po’ di fede… e avrei ucciso Leo… ma ora sarei limpido come una goccia d’acqua”»;
  • il realismo psicologico e i vuoti esistenziali di Alessio Mainardi ne Il Garofano rosso di Elio Vittorini: «Ed alzai le mani, in un istintivo gesto d’angoscia, come ad esprimere il senso di vuoto che mi desolava l’anima. Ma le mie parole non dicevano nulla di vero. E sentivo che quel vuoto non veniva dalla fine improvvisa che aveva cancellato lei, la donna bionda, e ch’era invece un vuoto più antico, a cui sarei giunto in ogni modo appena mi fossi trovato fuori dalla casa delle mie notti di febbre e di desiderio. Era il vuoto di ogni volta che avevo lasciato lei per tornare al mio vecchio mondo di ragazzo e che ogni volta avevo creduto di riempire correndo di nuovo a lei: il vuoto dell’amicizia perduta, e del bene che non avevo detto»;
  • lo straziante smarrimento del figlio disperso che si mette alla ricerca della madre ormai morta in Aracoeli di Elsa Morante: «E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l’ultimo Altro, anzi l’unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d’amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all’indecenza»;
  • e per finire l’ebbrezza delle infinite e illusorie possibilità offerte dalla frammentazione identitaria al protagonista de Il fu Mattia Pascal di Pirandello: «Recisa di netto ogni memoria in me della vita precedente, fermato l’animo alla deliberazione di ricominciare da quel punto una nuova vita, io era invaso e sollevato come da una fresca letizia infantile; mi sentivo come rifatta vergine e trasparente la coscienza, e lo spirito vigile e pronto a trar profitto di tutto per la costruzione del mio nuovo io. Intanto l’anima mi tumultuava nella gioja di quella nuova libertà. Non avevo mai veduto così uomini e cose; l’aria tra essi e me s’era d’un tratto quasi snebbiata; e mi si presentavan facili e lievi le nuove relazioni che dovevano stabilirsi tra noi, poiché ben poco ormai io avrei avuto bisogno di chieder loro per il mio intimo compiacimento. Oh levità deliziosa dell’anima; serena, ineffabile ebbrezza! La Fortuna mi aveva sciolto di ogni intrico, all’improvviso, mi aveva sceverato dalla vita comune, reso spettatore estraneo della briga in cui gli altri si dibattevano ancora».

Libri volanti al Centre Culturel Italien di Parigi

Libri-volanti-Parigi_03Libri volanti al Centre Culturel Italien di Parigi

Libri volanti al Centre Culturel Italien di Parigi

Libri volanti al Centre Culturel Italien di Parigi

Foto | Sara Rania




Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.