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Posted martedì, 11 Marzo 2014 by Andrea Franco in Punti di vista
 
 

La grande bellezza: gli italiani contro l’Italia

La grande bellezza: gli italiani contro l'Italia

Abbiamo vinto l’Oscar. Innegabile, rientra nelle certezze.

L’estate scorsa ero in giro per la mia città da solo (un po’ come spesso capita al protagonista del film di Sorrentino) e ho deciso di andare al cinema. Ho scelto di vedere La grande bellezza, per puro caso, senza stare lì a vedere chi fossero gli attori, chi fosse il regista. Ho scelto d’istinto e mi sono accomodato in sala, accompagnato forse da altre dieci persone in tutto. La visione mi ha lasciato completamente soddisfatto al punto che nei giorni a seguire ne ho parlato, l’ho consigliato e via dicendo. Atmosfera insolita, attori molto bravi (anche un Verdone insolito, e piacevole). Poi è finita lì. Mesi dopo quando sono arrivate le voci del successo europeo non ne sono rimasto sorpreso, ma di certo piacevolmente colpito. Cinema di qualità italiano che girava il mondo. Da italiano, da italiano vero (come cantava Cutugno quando ero piccolo) ne ero entusiasta. Poi tutti hanno iniziato a parlare di Oscar e dentro di me mi sono detto “speriamo”. Non per il premio in sé, per il riconoscimento, ma per la risonanza che questo comporta. E l’Italia, la nostra splendida Italia, per me viene prima di tutto.

Perché questo articolo sul film? Non per la sua vittoria nella notte degli Oscar, ma per la delusione che ne è seguita. Hanno proiettato il film in prima visione, l’altro giorno. E tutti gli italiani che hanno snobbato il film mentre era in sala si sono tuffati a vederlo. Quello che ho letto tra siti, Facebook e altri lidi mi ha amareggiato. Gli italiani non amano l’Italia, questo ormai è chiaro. Ho letto quasi solo commenti negativi di persone annoiate, di persone che non hanno capito, di persone che si aspettavano chissà cosa. Volevo vedere una nazione gioire invece per l’ennesima volta ho visto denigrare un nostro lavoro di qualità.

Un film palloso, ho sentito da più parti.

Certo, palloso come i film di Kubrik che tutti dicono di amare.

Ma certo… gli altri possono fare film lenti e introspettivi, noi no.

Se questo film lo avesse diretto un regista non italiano, lo avremmo osannato. Non ho dubbi. E questo mi addolora, in maniera forse esagerata.

Ho sentito paragoni con La vita è bella di Benigni. Un altro bel film, certo, ma “facile” da farsi piacere, adatto a grandi discussioni ma anche a semplici risate. Un film che sfrutta un argomento che tocca la sensibilità della gente. La grande bellezza è una cosa diversa, più difficile e… be’, credo di essermi spiegato. Forse in Italia meritiamo i cinepanettoni, perché quando esportiamo un prodotto di livello siamo i primi a denigrarlo. Non ne comprendo il motivo. Siamo sempre pronti a mettere sul piedistallo mediocrità che vengono da fuori e a criticare quanto di buono produciamo noi. Mi auguro di vedere un cambiamento, prima o poi. E mi auguro anche che il messaggio di questo articolo volutamente polemico e generico arrivi a destinazione!




Andrea Franco