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Posted venerdì, 14 marzo 2014 by Luciano Milani in Recensioni
 
 

Don Camillo e Peppone: una serie cinematografica che non stanca mai

Don Camillo e Peppone

Don Camillo e Peppone

Nella mia lunga vita confesso che non sono mai stato un appassionato cinefilo. Ho sempre preferito il teatro, perché più rispondente alla mia natura di soggetto amante della realtà, e in certo qual modo il teatro, con la fisicità degli attori, mi dà il senso della concretezza, anche se naturalmente anch’esso è rappresentazione di una realtà ideale creata dall’autore attraverso l’attore.

Don Camillo e Peppone

Negli anni ‘52-‘65, tuttavia, mi appassionarono moltissimo i film di Don Camillo e Peppone realizzati dalla Cineriz, con le regie di Julien Duvivier, Carmine Gallone e Luigi Comencini (l’ultimo della serie: Il compagno Don Camillo – 1965).

Com’è noto, i due personaggi sono una creazione letteraria di Giovannino Guareschi, impersonati dagli attori Fernandel e Gino Cervi.

L’eccezionale bravura dei due attori, calati nella realtà politica del periodo storico vissuto nel nostro Paese e la continua, ilare riflessione a cui i film inducevano, affascinarono e ancora affascinano tre generazioni di spettatori. Ma a parte i momenti ricreativi e riposanti che offrivano a tutti, mi inchiodavano allo schermo i caustici battibecchi tra i due protagonisti e i sofferti colloqui tra il Crocifisso e Don Camillo.

Alcuni aspetti dei film

All’uscita del primo film si era già nel periodo di piena guerra fredda e dopo la sconfitta del Fronte Popolare (18 aprile 1948), la lotta ideologica tra democristiani e comunisti era divenuta sempre più accesa. Guareschi aveva dato un contributo notevole alla vittoria dello Scudo Crociato, da fervente cattolico qual era. Fu lui che creò lo slogan “Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no” e molti altri testi che venivano stampati nei manifesti elettorali. Per esempio: il manifesto raffigurante scheletri di prigionieri italiani morti di stenti nelle gelide steppe russe. Quello di eccezionale efficacia sui molti familiari dei caduti in Russia, dei quali non si conoscevano neppure i luoghi del seppellimento: “100.000 soldati italiani non sono tornati dalla Russia. Mamma, votagli contro anche per me!”

Ebbene, perdurando la guerra fredda a livello mondiale, ed essendosi incancrenita in Italia la lotta tra comunisti e democristiani, specialmente dopo le prime scoperte dei delitti commessi nel “triangolo della morte”, i film di Peppone e Don Camillo contribuirono certamente a raffreddare il clima arroventato tra comunisti e democristiani. Per la prima volta si affermava tra gli italiani una nuova forma di critica politica. Non più il sarcasmo mordace, pungente usato finora, ma l’ironia pacata, faceta della bonomia dello scrittore parmigiano sapientemente trasfusa nei film dai bravi registi.

Le reazioni e l’ortodossia di don Camillo

Se è vero che dopo la visione dei film molti comunisti oltranzisti uscivano piuttosto irritati, è altrettanto vero che per la maggior parte dei cattolici intelligenti lo spettacolo era davvero gratificante, oltre che divertente. A parte la grande simpatia suscitata dai due protagonisti, Don Camillo-Fernandel e Gino Cervi-Peppone, i colloqui tra il Crocifisso e l’energumeno parroco si svolgono sempre sul filo della più lineare ortodossia: le risposte del Cristo infatti, sono sempre permeate dal messaggio evangelico e costituiscono un rimprovero continuo e severo alle intemperanze caratteriali del sanguigno parroco di Bargello.

E ciò, anche se qualche ottuso cristiano nei primi tempi mostrava una certa irritazione per il metodo adottato dallo scrittore e mantenuto nella trasposizione cinematografica dai registi: la forma colloquiale come tra comuni mortali. Grande è la simpatia che suscita Peppone, che pur aderendo a un partito ateo, non esita nei momenti più critici a rivolgersi a Dio, come fa nella malattia del suo bambino. Nei vari film non mancano le occasioni in cui il sindaco Peppone mostra di agire sotto l’impulso della propria coscienza fuori da ogni schema politico proprio del suo partito.

Specialmente nei primi film, quando la lotta politica in Italia era più accesa, il giudizio della Sinistra fu sferzante, ma successivamente, con l’attenuarsi della guerra fredda e il progressivo avvicinamento della Sinistra e della D.C. (il Compromesso storico) il giudizio si andò via via attenuando.

Il valore dei film di Don Camillo e Peppone

Oggi da noi cattolici viene quasi unanimemente riconosciuto che i film, nelle intenzioni dello scrittore, oltre che proporsi la finalità propria di qualsiasi opera cinematografica (divertimento dello spettatore) ve n’era forse anche una pedagogica, se non apologetica. Il prete Don Camillo desidera che il suo Sindaco comprenda una buona volta l’assurdità di una dottrina nefasta sia sul piano sociale che su quello teologico: l’assurdità del comunismo ateo.

E ancora oggi a me piace rivedere quei film, nei quali sempre più chiaramente si scopre l’ansia di mostrarci la bontà d’animo regnante nella Val Padana e il patto d’amore stretto dai due amici – nemici, i quali, pur su fronti diversi e contrapposti lottano insieme, ciascuno a modo suo, per il bene spirituale e materiale del loro popolo.

I libri di Giovannino Guareschi

Devo aggiungere che la frequente rivisitazione dei film mi ha indotto a leggere quasi tutti i libri di Guareschi anche quelli pubblicati postumi. E dalla loro lettura ho potuto riscontrare che da essi traspaiono sempre il senso della trascendenza e il sentimento del perdono imparato alla scuola del Vangelo.




Luciano Milani