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Posted 2 Aprile 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Intervista a Santiago Gamboa, direttore artistico di Encuentro, festa delle letterature in lingua spagnola

Lo scrittore colombiano Santiago Gamboa

Dal 4 al 6 aprile prossimi si tiene a Perugia Encuentro, prima festa delle letterature in lingua spagnola in Italia: un’occasione per conoscere e approfondire le letterature di una cultura molto vicina alla nostra ma anche molto diversa. In questi tre giorni sono previsti diversi incontri con scrittrici e scrittori di lingua spagnola che abbracciano tre generazioni: Luis Sepúlveda, Daniel Mordzinski, Paco Ignacio Taibo II, Leonardo Padura Fuentes, Bruno Arpaia, Santiago Gamboa e ancora Fernando Iwasaki, Marcos Giralt Torrente, Guadalupe Nettel, Antonio Soler. La manifestazione è curata dal Circolo dei lettori di Perugia.

Direttore artistico della manifestazione è Santiago Gamboa, scrittore colombiano apprezzato in Italia che attualmente vive a Roma. L’abbiamo incontrato e gli abbiamo posto alcune domande sul festival Encuentro in sé, ma anche sulle sue abitudini di lettore.

L’Umbria, il cuore verde dell’Italia, ospita la Festa delle letterature spagnole: secondo lei quale filo rosso può legare Perugia, la Spagna e l’America Latina?
L’amore per un mondo immateriale e artistico: la letteratura. La curiosità per quel che accade in mondi lontani dal nostro, il desiderio di vivere esperienze fuori da noi stessi, l’interesse intellettuale per una cultura vicina.

Può illustrarci i punti salienti del programma di Encuentro?
Presenteremo un panorama della letteratura scritta in lingua spagnola dei nostri giorni e attraverso tre generazioni. In primo luogo autori ormai noti a livello internazionale, come il messicano Paco Ignacio Taibo II, padre del romanzo poliziesco latinoamericano e gran biografo del Che e di Pancho Villa, o come il cileno Luis Sepúlveda, vendutissimo in Italia. Una generazione seguente, il cubano Leonardo Padura Fuentes, romanziere che combina il genere nero con quello storico, e lo spagnolo Antonio Soler, con romanzi di appassionati perdenti che ci fanno comprende il meglio della vita. Più giovani, la messicana Guadalupe Nettel e lo spagnolo Marcos Giralt Torrente si avvicinano nei loro libri alla cronaca personale o familiare, eliminando per un attimo il confine tra fiction e realtà all’interno del romanzo. E poi il peruviano Fernando Iwasaki, con i suoi libri pieni di humor che sono letture sulla storia, sul presente e sulla letteratura stessa. E, con loro, Bruno Arpaia, romanziere italiano molto vicino alla letteratura di lingua spagnola, autore di libri di successo come L’energia del vuoto, e traduttore di autori quali Arturo Pérez Reverte o Jorge Volpi; e ancora il fotografo argentino Daniel Mordzinski, grande autore di ritratti di scrittori contemporanei, che scriverà la memoria visiva di Encuentro e parlerà dei viaggi e della letteratura. Con tutti loro affronteremo i temi basilari della vita e della letteratura: viaggi, giornalismo e narrativa, amore e umorismo, mezzi di comunicazione e relazione con la storia, cronaca della vita e immaginazione, e parleremo di America Latina e di Spagna e, naturalmente, di Italia.

Intervista a Santiago Gamboa, direttore artistico di Encuentro. Festa delle letterature in lingua spagnola di PerugiaLei ha affermato che “Encuentro vuole esaltare la vocazione della letteratura di essere un ponte tra le culture, un punto di incontro per rendere più ricca la vita di ogni lettore”. Un ponte che però, stando ai dati della lettura in Italia, ha spesso difficoltà a unire le due sponde. Dal suo punto di vista, in cosa differiscono (o si somigliano) le abitudini di lettura di italiani, spagnoli, colombiani?
Nel corso della storia, la lettura è stata sempre un’attività di minoranza, in tutto il mondo, e per questo non vedo grandi differenze culturali tra lettori colombiani, spagnoli, messicani o italiani. Credo che i lettori di letteratura formino in sé una grande unica nazionalità e una cultura speciale che va ben al di là delle frontiere, dei passaporti e delle dogane. Tutti leggono, tanto in Colombia quanto in Italia, per moltiplicare la propria vita e renderla più ricca, per vivere altre esperienze e crescere. Sono pochi, è vero, però ci sono. Detto questo, devo sottolineare che c’è anche un’enorme comunità di lettori che legge moltissimo, ma cerca solo intrattenimento. A loro non interessa la letteratura che rivela gli angoli nascosti della condizione umana, ma quella che stimola il piacere della curiosità e fa trascorrere piacevolmente un po’ di tempo o ciò che dà consigli sul modo migliore di vivere. Entrambi i tipi di lettori sono benvenuti alla nostra festa letteraria.

Conosciamo – e apprezziamo molto – Santiago Gamboa scrittore; ma quali sono i gusti di Santiago Gamboa lettore?
Mi piace leggere romanzi contemporanei, ma anche classici. Sto rileggendo Proust, l’opera completa e in francese, ma anche l’ultimo romanzo di Ian McEwan, quello di Bruno Arpaia o del mio amico cileno Alejandro Zambra. Mi piacciono i saggi filosofici. Cerco motivi per credere in qualcosa, ma continuo a credere, soprattutto, nei classici.

Personalmente sono dell’idea che l’importante sia leggere e il mezzo sia un po’ secondario: libro cartaceo o eBook non conta, secondo il mio punto di vista. Lei che ne pensa? Vede l’eBook come un rivale o come un alleato del libro cartaceo? E come un rivale o una nuova opportunità per chi scrive?
Credo che l’eBook mostri chiaramente che la letteratura è un’opera immateriale, che esiste nell’immaginazione dell’autore e dei suoi lettori. Dove sia letta e su quale superficie, alla fine è irrilevante. Cent’anni di solitudine è sempre lo stesso, anche se scritto nell’aria. Ma detto questo, il mio amore è verso i libri di carta. Adoro le librerie. Sono i templi della mia particolare religione. Ne ho diecimila divisi in tre case. Se potessi, me ne andrei domani mattina a vivere per sempre nella libreria Umberto Saba di Trieste.

“Dei molteplici modi per ricordare, valutare, comprendere e comunicare una vita” è il titolo della tavola rotonda a cui è invitato a partecipare il protagonista del suo romanzo Morte di un biografo. Se lei dovesse stilare una classifica di questi “molteplici modi”, dove collocherebbe la letteratura, che è il fulcro della Festa perugina?
La letteratura, come dice Vargas Llosa, non mostra quanto accaduto nella realtà, ma quello che gli autori hanno voluto che succedesse nella realtà. La letteratura è un altro mondo: quello del desiderio, del sogno, di tutto quello che è fuggito dalla realtà.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.