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Posted domenica, 6 Aprile 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Viaggiare nella letteratura con Luis Sepúlveda e Daniel Mordzinski

Viaggiare nella letteratura con Luis Sepúlveda e Daniel Mordzinski

I viaggi nella letteratura è stato il titolo dell’incontro tra Luis Sepúlveda e Daniel Mordzinski che si è tenuto a Perugia, nella Sala dei Notari del Palazzo dei Priori, all’interno di Encuentro, festa delle letterature in lingua spagnola. L’incontro tra lo scrittore cileno e il fotografo argentino – noto per essere il fotografo degli scrittori – è stato moderato da Bruno Arpaia.

Ci si è lasciati andare ai ricordi perché, come ha detto Sepúlveda citando Ibn Battuta (1304-1368/69), il viaggio non finisce mai perché continua nei ricordi. E, aggiungiamo noi attingendo sempre alle parole dell’esploratore e viaggiatore berbero, “viaggiare, ti lascia senza parole, poi ti trasforma in un narratore”. Alla base della letteratura di viaggio, quindi, c’è sì il viaggio in sé ma, soprattutto, c’è il ricordo di quello che il viaggio lascia in ognuno di noi perché, come ha sottolineato sempre Luis Sepúlveda, il bello del viaggio è quello che succede dopo, quando si racconta. È in tale contesto che si colloca anche il viaggio come esilio, sperimentato tanto da Sepúlveda quanto da Mordzinski. Secondo lo scrittore cileno, infatti, “l’esilio è sempre definitivo, perché ti lasci alle spalle un paese che poi non trovi più e che vive solo nei tuoi ricordi”.

Il racconto si può realizzare in diverse forme: se Luis Sepúlveda è un indiscusso maestro della parola, Daniel Mordzinski racconta tramite le immagini e il suo modo peculiare di narrare è quello di dare volti alla letteratura perché, come ha affermato nel corso dell’incontro, per lui uno più uno dà per risultato tre: c’è il soggetto che narra, c’è colui che ascolta, ma c’è anche quello che si vede ed è un qualcosa che è diverso a seconda di dove ci si trova e delle predisposizioni di ogni persona.

Bruno Arpaia, dal canto suo, ha rammentato che se è vero quanto afferma Blaise Pascal nei suoi Pensieri e cioè che “noi navighiamo in un vasto mare, sempre incerti e instabili, sballottati da un capo all’altro. Qualunque scoglio, a cui pensiamo di attaccarci e restar saldi, vien meno e ci abbandona e, se l’inseguiamo, sguscia alla nostra presa, ci scivola di mano e fugge in una fuga eterna. Per noi nulla si ferma”, è altrettanto vero che raccontare il viaggio è, in un certo senso, un modo per fermare quello che nulla si può fermare. E a tal proposito Luis Sepúlveda ha chiosato affermando che oggi c’è bisogno di un sano nomadismo che permetta di camminare, ma anche di fermarsi.

Un racconto fatto di ricordi quello di Sepúlveda e Mordzinski che ritroviamo nel libro Ultime notizie dal Sud, nella cui prefazione leggiamo (traduzione di Ilide Carmignani):

I miei libri si mettono sempre in ordine da sé, il loro ordine è aleatorio, anarchico, perché non vogliono essere la memoria dell’autore, vogliono essere la memoria collettiva, e a poco a poco si scrivono da soli in modo impercettibile come l’aria pura e limpida che la gente migliore difende con il massimo impegno.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.