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Posted 9 Aprile 2014 by Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Intervista a Nikola Savic, vincitore di Masterpiece

Intervista a Nikola Savic, vincitore di MasterpieceSi affaccia, nel panorama letterario italiano, un nuovo autore che abbiamo avuto modo di conoscere durante le puntate di Masterpiece, talent scout per aspiranti scrittori andato in onda su Rai Tre e appena terminato: parliamo dunque proprio del vincitore del talent, Nikola Savic, trentaseienne di origine serba che vive e lavora in provincia di Venezia e che, gentilmente, ha accettato di essere intervistato per voi lettori di GraphoMania.

Nikola, intanto congratulazioni per la tua meritata vittoria, ma a questo punto siamo curiosi: quando è nata la tua passione per la scrittura e quando ti sei reso conto che rappresentava una parte importante di te, alla quale dare il giusto spazio?
È cominciato tutto durante gli ultimi anni dell’Università. Quelli erano gli anni dei saggi filosofici e di scienze cognitive. Si scriveva per l’Università, tesi, tesine e altro. Ho capito che mi piaceva scrivere, che dovevo scrivere, e che non sapevo come non scrivere. Volevo scrivere altro, però. Pennac: lieve e divertente, ma profondo. Bukowski, un altro mondo. Colla di Welsh e poi tanta fantascienza. Per imparare ho tradotto un romanzo dal serbo: Il ballo dei piccoli demoni di Marko Vidojković, al tempo un giovane scrittore super ritmato e crudissimo. Poi ho cominciato il mio primo romanzo, Pulp2. Che dire, l’ho ripreso in questi giorni. Per recuperare le due cose buone dovrei riscrivere tutto. Accantonato…

Una laurea in Scienze della Comunicazione presa a Bologna, poi il lavoro di traduzione da autodidatta e in seguito la fatica di scrivere storie in quella che non è la tua lingua madre; sei arrivato in Italia a dodici anni, ma dimostri di amare la lingua di questo paese al punto da utilizzarla per scrivere un romanzo: non sono imprese da tutti…
Usare l’italiano era una scelta obbligata. Come quando un amico ti presta la macchina. La usi come se fosse la tua, ma con più rispetto e con più attenzione. Alla fine anche la guida risulta migliore, meno istintiva e più meditata. Beh, nel mio caso, un po’ meno istintiva e con un pizzico di premeditazione.

La tua prima apparizione in tv è avvenuta durante la seconda puntata di Masterpiece, quando hai sbaragliato gli altri concorrenti in gara con tutti e tre i giudici dalla tua parte (Scrittura forte, dura, mai timida), e con la lode di Walter Siti, premio Strega 2013, che del tuo stile ha detto: “Mette i brividi”. Tutto ciò può dare la giusta spinta ad andare avanti oppure far sentire costantemente sotto esame la propria vena creativa, limitandola: che ripercussioni ha avuto sul tuo rapporto con la scrittura questo metterti in gioco pubblicamente?
Mi ha dato tantissima sicurezza. Ero messo alla prova e mi sono difeso più che egregiamente. Il trucco stava nel fare finta di niente, svuotare la mente, pensare di avere infinito tempo, mantenendo salda la convinzione che il contenuto sarebbe apparso magicamente una volta individuata l’emozione cardine da mettere nel testo.

Pensi che in una situazione competitiva come quella in cui ti sei immerso in questi mesi, si possano instaurare dei veri rapporti d’amicizia con gli altri concorrenti?
Decisamente sì. Tutti i giorni o quasi mi sento con Adelmo e con Jelena. Anche con Raffa e Lorenzo ci si sente con regolarità. Gli altri sono tutti amici, magari non ci si sente per differenza di età, ma non vedo l’ora di rivederli tutti a Torino per la fiera del libro.

Andrea De Carlo, temibile giurato di Masterpiece, una volta ha detto che la noia è la vera madre della scrittura: per te invece qual è lo stato d’animo ideale per stimolare la creatività?
Sono abbastanza d’accordo con Andrea De Carlo. Perché fare altro se puoi stare in casa, fumare e battere sui tasti? Senza un pizzico di ozio non si può creare niente: è difficile concentrarsi se i problemi dell’ufficio o quelli economici ti corrodono l’anima.

Che si prova a mettere una propria creazione nelle mani di un editor pronto a radiografarla, analizzarla, scomporla fino a modificarne alcune parti se non addirittura eliminarne delle altre?
Il mio testo è stato accorciato molto. Prima l’ho fatto io, poi l’editor. Bisogna capire che il prodotto libro è corale. L’editor bravo, e io ho avuto Elisabetta Sgarbi e Alberto Cristofori dalla mia, sa placcare l’irruenza creativa senza togliere niente alle emozioni, anzi! Non permettere a qualcuno di fare il proprio lavoro è un atto di superbia. Lo scrittore scrive un manoscritto, l’editor lo trasforma in un libro.

l libro che non sei riuscito a leggere e quello che rileggeresti volentieri…
Il libro che mi guarda dallo scaffale e che io guardo in risposta è Panino al prosciutto di Bukowski. Lo leggerò, credo, un giorno, ma non è ancora il momento. Rileggo volentieri, tutti i giorni, brani da Il canto del beato (Bhagavadgītā), e sto per rileggere Il buon soldato Sc’vèik di Jaroslav Hašek.

Nikola Savic vince la prima edizione di MasterpieceA questo punto, per concludere, ti domandiamo un parere “spassionato”. Il 16 aprile prossimo il tuo primo romanzo, “Vita migliore” edito da Bompiani, vedrà finalmente la luce: noi di GraphoMania lo acquisteremo subito e sarà recensito su queste pagine, ma vuoi dire proprio tu a chi ci segue perché leggerlo?
Tutte le nostre vite sono esposte, tutti i giorni, alle tragedie e alle intemperie. Noi ci proteggiamo da questi pericoli, con la scienza o l’ignoranza, con l’intelligenza o la rassegnazione. Alziamo le nostre difese, ci trinceriamo, spesso ignari che in questo modo siamo destinati solo a non vivere. Lasciamo che le nostre difese, i falsi ego, vivono al posto nostro. Ma, alla fine, le cose più grandi di noi arrivano lo stesso, e quando le difese sono abbattute, sotto le macerie ritroviamo quel bambino impaurito che le ha edificate. Leggete il libro e fatelo leggere a chi amate, dicendo: “Non fare come il protagonista. Scegli, o cerca, o lotta per non diventare una persona di merda.”

Intervista a Nikola Savic, vincitore di Masterpiece




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.