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Posted domenica, 13 aprile 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Viaggi letterari tra cavalli, carrozze e automobili

Viaggi letterari tra cavalli, carrozze e automobili

Il mondo dei libri è pieno di cavalli e carrozze e, da quando sono state inventate le automobili, è anche pieno di carrozze senza cavalli. È una sorta di evoluzione: dal cavallo, alla carrozza all’automobile. Ci descrive molto bene questo passaggio lo scrittore italiano Sebastiano Vassalli nel suo libro La morte di Marx e altri racconti, edito da Einaudi.

Prima venne la ruota. Con la ruota si fece il carro, che serviva in tempo di pace a trasportare i prodotti della terra, per esempio il grano o le ceste piene d’uva, e in tempo di guerra a trasportare gli eroi sui campi di battaglia. Era così che si combattevano le guerre ai tempi di Omero […] Dal carro, venne la carrozza; dalla carrozza venne l’automobile, e con l’automobile la nostra storia si fa più complicata, perché alle trasformazioni dell’involucro incominciano a corrispondere le trasformazioni di ciò che sta dentro all’involucro, come il mollusco sta dentro alla conchiglia. L’uomo diventa automobilista: e non è una metamorfosi semplice e indolore.

Il riferimento di Vassalli è a Kafka che ne La metamorfosi ci racconta la trasformazione di un uomo in insetto. Continua Vassalli:

Entro pochi anni le sue zampe diventeranno ruote e la trasformazione sarà completa, includendo anche la sfera psichica del soggetto. L’automobilista incomincerà a strombettare, a lampeggiare, ad accennare sorpassi in luoghi che precedentemente erano destinati a tutt’altre funzioni: per esempio in ufficio, a tavola, nel letto coniugale. Diventerà sempre più affusolato e carenato, con pneumatici di scorta, specchietti, antenne, alettoni. Incomincerà a socializzare nei parcheggi e a parcheggiare nei luoghi che in altri tempi erano destinati alla socialità: nei cortili, nelle piazze, nelle strade…

La memoria letteraria di ognuno di noi ha diversi agganci al mondo dei cavalli, delle carrozze e delle automobili. Si può partire, per esempio, dalla Bibbia in cui troviamo gli egiziani che inseguono, sui carri, il popolo ebreo che si muoveva a piedi nel viaggio verso la Terra promessa. E non possiamo certo dimenticate la (stucchevole) ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo di Ugo Foscolo che, forse, ha fatto penare più di uno di noi sui banchi di scuola.

Come non ricordare, poi, il passo de I promessi sposi con la celebre frase, che è divenuta anche un modo di dire: Pedro adelante con juicio? O ancora la corsa in carrozza del protagonista de Lo scacciadiavolo di Nikolàj Leskòv verso il santuario della Madonna “Tutta esaltata” per chiedere una grazia dopo una notte vissuta tra bagordi e imbrogli.

Per i viaggi in macchina, invece, un altro passo interessante per descrivere il rapporto tra viaggiatori e automobili lo troviamo in Pura vita di Andrea De Carlo:

Domenica alle nove e mezza di sera il telefono suona mentre lui è in cucina con un toast al formaggio in mano e un libro sulla tecnica di costruzione delle piramidi egizie aperto davanti e un disco strumentale di Bo Diddley e Chuck Berry sullo stereo […]
Dice: “Sì?”.
La voce di lei dall’altra parte dice: “Pronto?” […]
“Cosa facciamo, allora?”.
“Quello che vuoi tu”. In realtà è pieno di resistenza, adesso che la loro idea è sul punto di trasformarsi in una concatenazione di dati di fatto in accelerazione progressiva: il lavoro da lasciare e la valigia da preparare e la macchina da guidare e la strada da percorrere e il serbatoio da riempire e le mappe da consultare e il percorso da decidere e la lingua da parlare e i cibi da ordinare e gli alberghi da trovare, le sensazioni da assorbire e quelle da filtrare, quelle da tagliare fuori. Dice: “Se hai ancora voglia di andare”.

Senza andare per le lunghe e riportare altri testi (magari, se c’è qualche testo che vi è piaciuto particolarmente, scrivetelo nei commenti) vi riporto la conclusione del testo di Vassalli con cui ho iniziato questo nostro viaggio letterario.

Scopo originario dell’automobile era “la mobilità”, cioè trasformare l’uomo in automobilista, perché viaggiasse e vedesse il mondo. In realtà, l’automobilista vede solo strade; e tutte le strade e tutte le città del mondo, ormai possono essere immaginate come luoghi pieni di automobili più o meno uguali: dov’è difficile, e spesso addirittura impossibile, trovare alla fine una propria storia. (Un proprio parcheggio).

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.