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Posted martedì, 15 aprile 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Donna Tartt vince il Premio Pulitzer per la narrativa con Il cardellino

Donna Tartt vince il Premio Pulitzer per la narrativa con Il cardellino

È Donna Tartt con Il cardellino ad aggiudicarsi il prestigioso Premio Pulitzer per la narrativa 2014. Tale premio viene assegnato ogni anno, dal 1948 (dal 1918 al 1947 si chiama Premio Pulitzer per il romanzo), a un’opera di narrativa di un autore o autrice statunitense che, preferibilmente, tratti della vita americana.

Il cardellino è il terzo romanzo di Donna Tartt (che è nota per scrivere un romanzo ogni dieci anni) e vede protagonista il mondo dell’arte e il furto di un misterioso piccolo quadro di un allievo di Rembrandt che raffigura appunto un cardellino. Questo l’incipit de Il cardellino (traduzione di Mirko Zilahi de’ Gyurgyokai):

Quand’ero ancora ad Amsterdam, per la prima volta dopo anni sognai mia madre. Ero rimasto confinato nella mista stanza d’albergo per più di una settimana, terrorizzato all’idea di chiamare chicchessia o di mettere il naso fuori, il cuore che fremeva e sussultava anche al più innocuo dei rumori: il campanello dell’ascensore, l’andirivieni del carrello del minibar, persino i campanili delle chiese che scandivano le ore, de Westertoren, Krijtberg, un clangore dai contorni vagamente oscuri, come i presagi di sventura delle fiabe.

Donna Tartt è nata nel Mississippi, a Greenwood, e prima de Il cardellino ha pubblicato Dio di illusioni e Il piccolo amico, bestseller internazionali. I libri di Tartt sono disponibili in italiano nel calendario della Rizzoli.

Dio di illusioni inizia con il seguente prologo (traduzione di I. Landolfi)

La neve sulle montagne si stava sciogliendo e Bunny era già morto da molte settimane prima che arrivassimo a comprendere la gravità della nostra situazione. Era già morto da dieci giorni quando lo trovarono, sapete, Fu la più grande battuta della storia del Vermont-polizia dello Stato, FBI, persino un elicottero dell’esercito; il college chiuse, la fabbrica di colori a Hampden serrà i battenti, la gente veniva dal New Hampshire, dal nord dello Stato di New York, addirittura da Boston.

Anche Il piccolo amico inizia con un prologo (traduzione di I. Landolfi e G. Maccari):

Tutta la vita di Charlotte Cleve si sarebbe sentita in colpa per la morte del figlio, essendo stata sua la decisione di pranzare, in occasione della Festa della Mamma, alle sei del pomeriggio invece che a mezzogiorno, dopo la messa, come i Cleve avevano sempre fatto. Il cambiamento d’orario non aveva mancato di suscitare le proteste dei più anziani della famiglia. E pur trattandosi di una resistenza dei principio nei confronti di qualunque novità, Charlotte ebbe in seguito a pensare che avrebbe dovuto tener conto del loro sordo malcontento, segno labile ma infausto di quanto in seguito sarebbe accaduto; un monito oscuro anche con il senno di poi, ma forse, invece, attendibile quanto tutti quelli che ciascuno di noi può sperare prima o poi di ricevere nella vita.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.