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Posted domenica, 27 Aprile 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

La poetica bellezza del viaggio in moto

La poetica bellezza del viaggio in moto

Viaggiare in moto è uno dei viaggi più intimi che si possano compiere: si è soli con la strada e con la propria voglia di viaggiare. Filippo Tuena nel romanzo dal titolo Stranieri alla terra, parla anche del viaggio in moto. La seconda parte di questo romanzo è autobiografica e racconta di un viaggio per ritornare alle proprie radici, viaggio che l’autore compie proprio in moto.

Nel narrare il suo viaggio, Filippo Tuena si sofferma su alcuni aspetti che ci piace sottolineare per la nostra rubrica di viaggi letterari. Muoversi in moto non è sempre uguale, come ben descrive Tuena:

Negli ultimi tempi osserva la sua motocicletta in modo diverso rispetto al passato. È ancora un oggetto che gli appartiene ma sa che poco alla volta se ne dovrà separare perché le cose cambiano inesorabilmente e la filosofia del movimento che la sua Speed Triple doveva esaltare tenderà alla quiete. Anche il suo modo di guidare si sta modificando perché il tempo non passa invano e si accorge che all’esuberanza giovanile sta subentrando una saggezza o avidità senile che poco alla volta ridurrà il suo campo d’azione.

E questo “modo diverso” è visibile anche all’esterno:

Sua moglie dice che quando sale in moto si trasforma e lo sguardo gli sorride come fosse un bambino e forse è vero e gli piacerebbe osservare dall’esterno questo cambiamento, questa felicità che lo assale in maniera quasi infantile e forse si contenta che siano gli altri ad accorgersene perché ogni volta che sale sulla moto e accende il motore sa che il viaggio, per quanto breve, per quanto turistico, sta per incominciare e si lascerà coinvolgere dalla strada che percorrerà, dai paesaggi che ammirerà perché il viaggio non ha altra meta che il viaggiare.

Ma cos’è un viaggio in motocicletta? Cosa lo rende unico rispetto ad altri mezzi? Scrive Filippo Tuena in Stranieri alla terra:

Sa per esperienza che un motociclista ha potere sul tempo e sullo spazio e può interrompere in ogni momento la sua corsa anche se ha il sospetto che sia il tempo ad avere su di lui potere assoluto tanto da poterlo condurre attraverso deviazioni imprevedibili di fronte a panorami inattesi. C’è un solo dato incontestabile: la direzione della motocicletta è segnata perché non è previsto – salvo rarissimi casi – che sia fornita di una retromarcia e una volta ingranata la prima è costretta a procedere avanti anche se questo andare apparentemente in una sola direzione, verso qualcosa che ignora e che è almeno fisicamente sempre davanti a sé, non gli impedisce di esercitare la memoria che, nel suo caso, non sarà la semplice attività del ricordo ma qualcosa di diverso, potrebbe pensare persino qualcosa di creativo che la direzione imposta dal suo andare non è in grado di correggere.

Mille pensieri si affastellano nella mente del motociclista – sia esso reale o personaggio letterario – e si amalgamano con le cose pratiche da fare:

Pensa a tutto questo, prima ancora che inizi il viaggio: controllare il livello dell’olio lubrificante, dell’acqua della batteria, del liquido refrigerante, della pressione degli pneumatici e regolare la tensione della frizione, dei freni, della catena e del forcellone posteriore. Mentalmente passa in rassegna gli altri gesti che ripete ogni volta che si prepara a partire: ora che la moto gli sembra ben settata, ora che corrisponde al suo desiderio s’infila il casco e stringe il sottogola e calza i guanti di pelle dopo averne cosparso l’interno con un soffio di borotalco.

C’è un momento magico nel viaggiare in motocicletta: non è quello della partenza, non è quello dell’arrivo, non è quello del viaggio in sé. Ma è la sera prima, quando tutto è pronto e non rimane che saltare in sella.

Ma il viaggio comincia sempre la sera prima, quando si accorge di attraversare il limbo delle attese, quando la notte che si avvicina è la notte prima del viaggio, quella in cui si rimane soli e ci si allontana silenziosamente dopo aver preparato le poche cose che si pensa di portare con sé, confidando di aggiungerne altre durante il viaggio, le cose più importanti che certamente si incontreranno andando, quelle che non gli appartenevano e che il viaggio gli offrirà.

Buon viaggio, allora. Viaggio anche all’interno di se stessi, perché, come scrive Tuena in un’altra parte del romanzo Stranieri alla terra:

ogni volta che viaggia, mentre la moto va verso la meta, il pensiero procede all’indietro, verso il passato.

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.