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Posted venerdì, 16 Maggio 2014 by Mariantonietta Barbara in Mondolibri
 
 

Tre domande ad Antonella Cilento, autrice di Lisario o il piacere infinito delle donne

Antonella Cilento

Lisario o il piacere infinito delle donne, di Antonella Cilento, è un romanzo ben scritto, pieno di avventure e di racconti che si intrecciano costantemente tra di loro. Alla storia della muta e intraprendente protagonista, la giovane Belisaria, si affiancano quella di Napoli, di Masaniello e quella degli artisti che da Napoli attinsero per la loro formazione, regalandole in cambio fama e luce.

Abbiamo intervistato l’autrice per saperne di più e per incuriosire i lettori su un libro che si candida più che validamente al Premio Strega 2014.

Lisario sembra dar voce ancora a molte donne della nostra epoca. Quanto le donne di oggi si conoscono? Cosa Lisario può insegnare loro?
Lisario è una donna libera nell’estrema schiavitù che il suo tempo e la sua condizione le impongono: è rimasta in contatto con la sua bambina interiore, ride e sa ridere di tutto, sa prendersi con libertà piacere dal suo corpo, non è condizionabile; la sua è una rivoluzione silenziosa, poiché è muta, ma gioiosa e inarrestabile. Troppe donne ancora oggi sono mute per volontà sociale, per paura della violenza che viene inflitta loro e che subiscono passivamente: donne violentate, vendute, uccise, maltrattate. Donne che, anche se hanno cultura e soldi, faticano a dire la loro. Ancor oggi, persino nel mondo delle arti, le donne fanno fatica, schiacciate da un maschile che non ha più le armi esplicite di un tempo ma finisce con il manifestarsi in tutto il suo spaventato e vanesio egocentrismo. Tutte siamo ancora Lisario, benché Lisario viva molto prima di ogni rivoluzione femminista. Lisario è post-femminista anche se è in grande anticipo sui nostri tempi: tante donne da quando è uscito il libro mi scrivono riconoscendosi nella protagonista. E in fondo, Lisario addormentata, Lisario usata come statua vivente non è forse un po’ il fantasma di Eluana Englaro?

Lisario o il piacere infinito delle donne, di Antonella CilentoRaccontare Napoli, la sua storia, la sua ricchezza. Quando compi studi e ricerche per renderla viva nei tuoi romanzi, cosa ti regala in cambio?
Oltre a scrivere romanzi e racconti, scrivo di Napoli da molti anni per Il Mattino tutte le settimane, narrando luoghi e persone della città di un tempo come di quella contemporanea: dunque passato e presente sono per me materia viva di lavoro. Napoli è una città-ricerca: benché la ricostruzione d’ambiente del suo corpo antico possa sembrare libresca, di fatto non lo è. Napoli è una testimone viva e vitale del suo passato, che si offre, come Lisario, in una restituzione continua e ambigua. Pietre e persone sono cariche di fantasmi, di allucinazioni, di storie comiche e tragiche, il tempo della città è eterno: quale restituzione più grande a chi scrive romanzi? Napoli è Macondo…

La storia di Lisario e di Napoli si incrocia con quella dei pittori stranieri venuti ad imparare il mestiere e a vendere le loro opere. Una storia quasi parallela rispetto alla principale. Cosa ti ha affascinato degli artisti dell’epoca?
Questo romanzo doveva essere in origine un romanzo sulla storia della luce, su come luce e ombra si contendano lo spazio della rappresentazione visiva. Il Seicento è il secolo della luce e delle tenebre in pittura, in questo a noi vicinissimo. Le biografie e i quadri dei pittori di quest’epoca sono la sottotraccia di qualunque passeggiata napoletana, poiché il Seicento è stato il secolo del trionfo della pittura a Napoli, il momento in cui tutti, ma proprio tutti, venivano da noi a dipingere: olandesi, spagnoli, fiamminghi, francesi, lombardi, veneziani, bolognesi… La commistione di lingue, tradizioni e culture è immensa: la famiglia dei Brueghel trascorse qui le sue ultime generazioni. Ogni nostro gesto, oggi, ogni nostro gusto, il modo stesso di pensare il reale è intriso della pittura seicentesca napoletana: Ribera, Velázquez e Caravaggio a breve distanza nella stessa città e una marea di pittori, che dire minori rispetto ai grandissimi è una tragica offesa data la qualità delle loro opere, che li segue. Artemisia Gentileschi che apre bottega qui. È una festa dello sguardo, una concentrazione di vite disperatissime. Immaginare che da qui passi anche un pittore notevole come Michael de Sweerts, come accade nel romanzo, non è dunque del tutto impensabile. I più grandi collezionisti e banchieri dell’epoca abitavano e facevano affari con il Viceregno napoletano. Tutto questo per dire che una suggestione, una trappola, una segreta informazione mi ha da sempre catturato entrando nelle chiese e nei palazzi napoletani che ovunque conservano capolavori noti e dimenticati: aprire una porta e scoprire l’indicibile, ecco il tema. Lisario abita, silenziosa, in uno di questi quadri.

Foto | Facebook




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.