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Posted lunedì, 19 Maggio 2014 by Sara Rania in Mondolibri
 
 

Le emozionanti suggestioni della scrittura. Cinque domande ad Alan Zamboni tra arte, musica e viaggi

Le emozionanti suggestioni della scrittura. Cinque domande ad Alan Zamboni tra arte, musica e viaggi

Incontrare Alan Zamboni significa vedere e allo stesso tempo liberarsi dello stereotipo dello scrittore che cammina con gli occhi in aria e la bisaccia sempre al collo. Perché lui è proprio così come l’ho descritto in breve, una di quelle persone che respira storie a ogni angolo di strada registrando, nel suo fertile taccuino neuronale, idee di ogni sorta. I suoi passi e le sue parole, che ho incontrato qui a Parigi (poco lontano dagli scenari di Montmartre che hanno ispirato una parte importante della sua produzione letteraria) dipingono cartoline musicali che vien voglia di tener ben custodite in un cassetto della memoria, mentre la sua parlata gentile, velata da un cordiale accento nordico, passa in rassegna un’esistenza piena di sensi. Una costellazione che continua ancora a raccontarsi, anche attraverso le domande che seguono.

Un’indagine pittorica con Antonio De Robertis Il diavolo o van Gogh e un libro dedicato a L’ultimo quadro di van Gogh: ci racconti com’è nata la tua passione per il pittore olandese?
È successo per caso, visitando la Gare d’Orsay nel 2003. Ho visto un quadro che mi ha colpito in modo quasi fisico e ho provato per la prima volta in vita mia una forte emozione di fronte a un’opera pittorica. Mi sono avvicinato alla targhetta per leggere il nome dell’autore. C’era scritto Vincent van Gogh. Da allora ho cominciato a cercarlo, a leggere le sue lettere, le biografie e visitare mostre con le sue opere. Un percorso durato anni, ma non avrei mai pensato di scrivere di lui o di realizzare addirittura un intero disco di canzoni a lui dedicate.

L’ultimo libro citato si accompagna a un cd musicale che ci trasporta dritti nell’atmosfera frizzante della Parigi dell’inizio del secolo scorso e nei tormenti del grande Vincent. Sei musicista a tua volta e i tuoi testi accompagnano la musica di Angel Galzerano. Quant’è importante la sinergia tra diversi mezzi di espressione artistica per un autore poliedrico?
Per coordinare lavori come il progetto “Vincent” (che è divenuto uno spettacolo di immagini musica e parole che ho avuto la fortuna di portare insieme ai musicisti che hanno partecipato al disco in diversi teatri e un paio di volte anche in Francia) richiede innanzitutto uno studio a priori. Leggere, documentarsi e frequentare fisicamente i posti è, per il mio modo di lavorare, indispensabile. Le forme d’arte non nascono in modo separato. L’arte è una, sono i modi di esprimersi che sono infiniti. Forse il non sentirmi dotato per nessuna forma d’arte predefinita mi ha portato a creare dei mélange tra diversi mezzi d’espressione, lì mi trovo più a mio agio. Solo facendo quello che ti senti addosso puoi restituire un risultato onesto; questo Vincent ce l’ha insegnato con la sua vita e la sua arte.

La Francia e l’importanza di sradicarsi per esplorare nuove contrade. Dalla visita alla casa di cura Saint-Paul-Mausole di Saint-Rémy, sui passi di Van Gogh, ai tuoi personali “pellegrinaggi” tra Lione e Parigi, cosa spinge il tuo viaggiare e quanto incide sull’ispirazione dello scrittore?
Viaggiare fa parte della natura di alcuni, del loro modo di vivere. A me aiuta e talvolta lo trovo indispensabile. Penso che potrei scrivere o trovare ispirazione anche stando per anni nello stesso posto: del resto si può viaggiare anche con la mente e la fantasia. Spostarsi però col proprio corpo, bagaglio, strumento musicale o una semplice borsa con qualche copia del libro, riesce spesso a liberarmi la mente, come una boccata d’ossigeno che rigenera e bonifica. Amo l’imprevisto e forse è per questo che viaggio.

Ritorniamo un po’ indietro e mettiamo qualche bandierina sulla carta di viaggio che ti ha portato a raccontare un’umanità mediterranea e isolana in Grecia, solo ritorno. Riportaci nella musica del Mare Nostrum.
La Grecia è un altro di quei posti dove, come con la Francia, sono arrivato da turista e in cui ho poi cominciato a viaggiare quasi tutti gli anni. L’estate l’associo alle isole greche. Lì ho trovato la tradizione, le origini, un sapore di cose vissute. La Grecia è la patria delle storie, delle leggende che raccontano, ingannano e si fanno ingannare da ognuno che le racconta, ogni volta diverse, ogni volta nuove e pronte a un nuovo viaggio con altre parole. La musica è nel suono di queste parole e nei rumori della natura… poi la sera da qualche parte spunta spesso un bouzouki e ci si trova immersi in suoni grezzi e nel ritmo cadenzato e incalzante di un rebetiko. Arrivi al punto che la Retsina ti sembra il miglior vino del mondo… se non è ebbrezza questa!

Suggestioni sonore, scoperte visuali, interessi duraturi ed erranze. Qual è il segreto della formula creativa che ti è propria?
Credo che la creatività sia qualcosa che non si alleni e non si insegni. Il lavoro davvero interessante è sperimentare continuamente per vedere quali sono gli ambienti dove ci si riesce a esprimere meglio o dove se non altro ci si sente bene. Il progetto a cui sto lavorando adesso ad esempio mette nel gioco la musica, le parole, la pittura, la fotografia e la scultura in un percorso legato alla scienza. Ma queste sono solo parole per identificare e dare delle specifiche; quando si crea si va alla ricerca di qualcosa che abbia una sua forma e una sua identità. È un mondo affascinante e sto collaborando con persone di cui ho grande stima. Se vuoi emozionare devi prima emozionarti tu… mentre crei, mentre componi devi sentire quel brivido che speri di trasmettere un giorno al pubblico. Senza quello la creazione non esiste. Mentre ti rispondo sto pensando che forse il risultato finale è solo un aspetto esteriore, forse l’unica cosa che si crea veramente è quel brivido che ti passa per la schiena, quello l’hai fatto tu ed è un’emozione che ti crea dipendenza… lo sai che continuerai a cercarla… come un destino; e almeno per questa volta, al destino, faccio finta di crederci.

Foto | Massimo Moruzzi




Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.