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Posted domenica, 25 Maggio 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Il pellegrinaggio come viaggio letterario

Il pellegrinaggio come viaggio letterario

Tra i modi di viaggiare uno tra i più particolari è il pellegrinaggio. Spesso si tratta di viaggi religiosi (indipendentemente dal credo), ma l’espressione si usa anche per indicare altri tipi di pellegrinaggi: quello, per esempio, a un museo, a dei luoghi storici o simbolici e via dicendo.

A proposito di pellegrinaggi religiosi, non possiamo dimenticare i cosiddetti “salmi del pellegrino”, cioè quelle preghiere che gli israeliti recitavano nel salire al tempio di Gerusalemme. Questo è un passaggio del salmo 122:

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!
Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.

Una narrazione avvincente di pellegrinaggio è quella che fa Paulo Coelho ne Il cammino di Santiago, in cui si racconta un duplice pellegrinaggio: quello, classico, verso Santiago de Compostela e quello intimo in se stessi.

Se vogliamo uno sguardo letterario italiano sul pellegrinaggio, possiamo leggere il romanzo Le due chiese di Sebastiano Vassalli (lo cito spesso, Vassalli: credo che pochi come lui abbiano delineato il carattere di noi italiani, con i nostri vizi – tanti! – e virtù). A un certo punto della storia raccontata da Sebastiano Vassalli, si parla di un pellegrinaggio al “Monte Santo di Roccapiana”. Eccone degli stralci:

La salita al Monte Santo si fa una sera di sabato, col buio e sotto una pioggerellina gelata che vorrebbe diventare neve ma non ci riesce. Tutta la montagna è sfavillante di luci. Tutta la montagna è sfavillante di luci. Dentro a ogni chiesa, le candele creano un teatro di ombre che si incrociano e si sovrappongono seguendo i movimenti delle fiammelle mosse dal vento. Le statue sembrano vive: sono vive, e si muovono e parlano con le loro ombre.

Descrive, quindi, la fiaccolata:

La fiaccolata dei pellegrini è un fiume in piena che anziché scendere dalla montagna verso la valle si muove in senso contrario. Gli organi cantano. Le ragazze traviate cantano. I preti cantano. Tutti cantano e le loro voci si alzano sopra le luci e sopra il tracciato luminoso della fiaccolata, e si perdono nell’immensità della notte. Ogni tanto il canto si interrompe e la voce del predicatore risuona sulla montagna, abbastanza forte (si spera) perché possa arrivare fino a Dio. […] Ci sono donne che strillano tra la folla, in preda a una crisi isterica.

E conclude:

Chissà se la notte di preghiera e di penitenza servirà davvero a qualcosa.

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.