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Posted domenica, 1 Giugno 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Un viaggio letterario particolare: il viaggio mistico

Un viaggio letterario particolare: il viaggio mistico

Secondo molti mistici, indipendentemente dal credo religioso, la perfezione si raggiunge attraverso un cammino che, a seconda delle peculiarità di ognuno, è fatto di vari stadi e diversi traguardi. Il viaggio mistico è, quindi, anche una metafora del viaggio fisico che compiamo quando ci muoviamo su questa Terra: ed è innegabile che a volte, dinanzi a uno splendido panorama, si resti senza parole e si faccia un’esperienza che quasi ci porta fuori di noi stessi.

Se il mistico è poi anche un fine scrittore ecco che abbiamo un viaggio letterario nel viaggio mistico: tramite le parole di chi scrive potremo quasi assaggiare l’esperienza di chi ha raggiunto vette spirituali che non tutti possiamo raggiungere.

Tra i mistici più riconosciuti a tutti i livelli (non solo nella chiesa cattolica ma anche in altre culture) spicca lo spagnolo Giovanni della Croce (1542-1591) che, tra l’altro, è considerato uno dei maggiori poeti spagnoli.

Senza addentrarci nella sua dottrina, vi propongo solo su alcune strofe della Notte oscura dell’anima che parla del viaggio dell’anima dalla propria sede corporea verso l’unione con Dio. Un testo non semplice (tanto che lo stesso autore lo spiega attraverso molte pagine), ma colmo di poesia e trasporto che ben illustra il viaggio mistico anche dal punto di vista letterario.

In una notte oscura,
con ansie, dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte fortunata!,
uscii, né fui notata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

Al buio e più sicura,
per la segreta scala, travestita,
oh, sorte fortunata!,
al buio e ben celata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

Nella gioiosa notte,
in segreto, senza esser veduta,
senza veder cosa,
né altra luce o guida avea
fuor quella che in cuor mi ardea.

E questa mi guidava,
più sicura del sole a mezzogiorno,
là dove mi aspettava
chi ben io conoscea,
in un luogo ove nessuno si vedea.

Notte che mi guidasti,
oh, notte più dell’alba compiacente!
Oh, notte che riunisti
l’Amato con l’amata,
amata nell’Amato trasformata!

Là giacqui, mi dimenticai,
il volto sull’Amato reclinai,
tutto finì e posai,
lasciando ogni pensier
tra i gigli perdersi obliato.

Il testo di Giovanni della Croce è tratto da Monastero virtuale
Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.