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Posted 3 Giugno 2014 by Roberta Barbi in Premi letterari
 
 

Cinquant’anni dalla morte di Frans Eemil Sillanpää, il “contadino colto”

Cinquant’anni dalla morte di Frans Eemil Sillanpää, il “contadino colto”

Poco meno di un anno fa la Finlandia coniò una speciale moneta da 2 euro che commemorava i centoventicinque anni dalla nascita di uno dei suoi figli più grandi, Frans Eemil Sillanpää, unico premio Nobel per la letteratura tra i quattro mai vinti dai cittadini del Paese dei ghiacci. Controllate nel portafogli: se al posto del “nostro” uomo di Leonardo troverete un signore con un basco in testa, una lunga barba bianca e uno sguardo triste, allora spendete la moneta in suo omaggio, perché oggi – 3 giugno – sono esattamente cinquant’anni che Sillanpää ha lasciato questo mondo.

Ma com’era il suo mondo, la sua Finlandia che racconta nelle novelle e nei romanzi che ha firmato? Certo ben diversa da come la conosciamo oggi, cioè il Paese di Babbo Natale e dei telefonini Nokia, e lo testimonia già la motivazione con cui gli fu assegnato il premio Nobel nel 1939: “Per la sua profonda conoscenza dei contadini del suo Paese e l’arte squisita con cui ha interpretato il loro modo di vita e il loro rapporto con la natura”.

Cinquant’anni dalla morte di Frans Eemil Sillanpää, il “contadino colto”Il profondo legame tra la gente e la natura in Finlandia è ancora palpabile, lo si vede appena si esce fuori città e si percorrono quelle distese sterminate di laghi, betulle e renne, ma dietro l’idillio bucolico non tutto è così incantevole: Santa miseria, infatti, s’intitola il romanzo più famoso dell’autore, datato 1919, in cui si avvertono le inquietudini della Finlandia dell’epoca, appena uscita dalla guerra civile che aveva visto contrapporsi rossi e bianchi, comunisti e conservatori, ed era finita in un bagno di sangue ma anche con l’indipendenza riconosciuta dalla Russia. Una guerra che in lingua suomi ha molti nomi, fatto che la dice lunga sul carattere di questo popolo, oggi il meno numeroso d’Europa: da guerra di liberazione a guerra nazionale, da guerra di classe a ribellione rossa, rivolta dei mezzadri o rivoluzione, fino al più emotivo “guerra tra fratelli”. Perché di questo si trattò in effetti.

Alla luce di quanto detto, penso a come sarebbe interessante saper leggere in originale le opere di Sillanpää, che scriveva in finlandese, una delle più difficili, ma insieme misteriose e perciò affascinanti lingue della famiglia uralica. Forse soltanto così riusciremmo a cogliere tutte le sfumature della personalità di Jussi (che nel romanzo viene chiamato anche Juha e Janne, sempre per rimanere coerenti al discorso dei tanti nomi dati alle cose e alle persone), alter ego dello scrittore e protagonista di Santa miseria, e tutte le dimensioni della sua giovane vita in uno sperduto villaggio rurale dove conosce il duro lavoro dei boscaioli, l’amore di una serva della fattoria che gli darà un figlio non suo per farsi sposare, fino al sogno della rivoluzione che gli costerà la vita. Qui, come nel resto della letteratura di Sillanpää, emergono con veemenza in qualità di centro del mondo i luoghi di campagna a lui familiari, che sa descrivere con la fedeltà che raggiunge solo chi conosce davvero intimamente la gente di ogni estrazione sociale con la sua psicologia elementare, la natura circostante con i suoi cambiamenti stagionali e perfino gli animali: di tutto questo lo scrittore riesce a darci una percezione quasi fisica. Possiamo definirlo un filone naturalista che pervade la sua opera fin dalle origini con la raccolta La vita e il sole (1916), i romanzi Gente nella notte d’estate (1934) e Agosto (1941), e in parte anche Il giorno nel suo culmine, libro di memorie pubblicato nel 1956.

Eppure l’autore coniugava dentro di sé un’anima contadina, plasmata nella terra, con un’anima più colta e sofisticata, che aveva a lungo affinato negli anni dell’università a Helsinki, dove entrò in contatto con l’élite culturale del Paese e dove abbracciò il pensiero filosofico-naturalistico di tipo monista che consiste in una sostanziale unità dell’essere, nella credenza di uno e un solo principio ontologico, essenza quasi divina che è la stessa in questo come in tutti gli altri universi. Quasi a dire che anche il mondo contadino finlandese che conosceva dovesse essere lo stesso negli altri contesti contadini. Caratteristica peculiare della narrativa di Sillanpää, dunque, diventa l’unione dell’istintività tutta campagnola con la cultura raffinata che aveva avuto modo di assimilare e che lo aveva portato a riflettere sull’uomo, come dimostrano romanzi quali Un uomo e il suo cammino (1932), La meraviglia e la miseria della vita umana (1945) e la non dichiarata autobiografia Il giovane viveva la sua vita (1933).

Chissà se, in obbedienza al principio monista, la vita è uguale anche là da dove ci guarda, magari non troppo lontano dall’asteroide 1446 che porta il suo nome e che fu scoperto da un altro finlandese illustre, l’astrofisico Yrjö Väisälä.

Foto | Wikimedia Commons




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.