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Posted 30 Giugno 2014 by Mariantonietta Barbara in Mondolibri
 
 

Cento anni dalla prima pubblicazione dei Canti Orfici di Dino Campana

Dino Campana (1885-1932)Che strana storia quella dei Canti Orfici di Dino Campana (1885-1932), di cui a luglio ricorrono i cento anni dalla prima pubblicazione. Il giovane Campana nel 1913 presentò il manoscritto, che allora si intitolava Il più lungo giorno, a Giovanni Papini, che, dopo una prima lettura, glielo richiese una seconda volta. Lo passò dunque ad Ardengo Soffici, che però lo perse.

Non oso immaginare quello che deve aver provato lo scrittore. Oggi, per quanto presi ogni tanto dal desiderio di denigrare il computer e la mancanza del classico manoscritto, non abbiamo mai timore di perdere le nostre creazioni. A ogni modo, Campana non si perse d’animo e riscrisse l’opera, che venne pubblicata l’anno successivo, il 1914, con il titolo che noi conosciamo, Canti Orfici appunto. Non ebbe comunque fortuna e venne poi ripubblicato da Vallecchi, che contattò l’autore mentre era ricoverato in manicomio. Un’altra edizione, arricchita degli appunti di Campana, venne pubblicata postuma e infine nel 1971, mentre si riordinavano le carte di Ardengo Soffici, spuntò il manoscritto perduto.

In occasione del centenario è stata realizzata la ristampa anastatica della prima edizione in mille copie, a cura del Centro Studi Campaniani:

È ormai conosciuta la delicata questione della peregrinazione del manoscritto originale Il più lungo giorno, consegnato a Papini per l’eventuale pubblicazione e da questo dato a Soffici che lo smarrisce, costringendo il poeta disperato a riscrivere il testo in pochi mesi e a chiedere aiuto all’amico Luigi “Gigino” Bandini perché, come scrive a Prezzolini nel gennaio 1914, “ ho bisogno di essere stampato per dimostrare che esisto”.

I Canti, ispirati a Baudelaire e Rimbaud, affrontano il tema del viaggio, un viaggio visionario e notturno, in cui l’autore scrive a volte con eco dannunziano, innovando il linguaggio, la struttura della poesia e anche il movimento tra i piani narrativi. Il richiamo all’orfismo, che caratterizzerà la letteratura del Novecento, si ritrova oltre che nel titolo anche nella meta del viaggio poetico. L’esperienza della notte, che consente al poeta di sganciarsi dalla sua esperienza terrena per raggiungere uno stato contemplativo, è pur sempre un passaggio nel cammino dell’uomo verso la luce, simile a quello di Orfeo che uscì dagli inferi dopo aver salvato Euridice. La poesia, in questo cammino, è la risorsa deputata al risveglio, perdendo una funzione puramente estetica.

Da sempre chi si allontana dalle convenzioni sociali, anche artistiche, anche poetiche, può essere facilmente considerato illeggibile o maledetto. Un poeta o scrittore visionario, anticipatore viene in genere considerato tale solo dai posteri. Campana, marchiato e liquidato velocemente grazie ai suoi ricoveri in manicomio, unico poeta maledetto italiano, è in realtà un precursore degli ermetici, che a lui si ispirarono.

È impossibile affidare a un post commemorativo un discorso completo su Campana e la sua opera, ma se vi ho incuriositi abbastanza, potete leggerla per intero su Wikisource e tuffarvi nel libro che Sebastiano Vassalli ha dedicato al poeta, ricostruendone la storia, intitolato La notte della cometa.

La luce del crepuscolo si attenua:
Inquieti spiriti sia dolce la tenebra
Al cuore che non ama più!
Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare,
Sorgenti, sorgenti che sanno
Sorgenti che sanno che spiriti stanno
Che spiriti stanno a ascoltare…
Ascolta: la luce del crepuscolo attenua
Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:
Ascolta: ti ha vinto la Sorte:
Ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte:
Non c’è di dolcezza che possa uguagliare la Morte
Più Più Più.

Foto | Wikipedia




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.