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Posted mercoledì, 2 luglio 2014 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Addio a Maria Luisa Spaziani: tre sue poesie per ricordarla

Maria Luisa Spaziani

A 91 anni è morta Maria Luisa Spaziani, poetessa definita “la Volpe” da Eugenio Montale. La sua poesia, scrive l’ANSA, è “elegante, spesso tendente al tono alto, caratterizzata da una tensione lirico-autobiografica che, col tempo, acquista sempre più venature ironiche e una più ampia visione cosmica oltre che un andamento, negli ultimi anni, più disteso e quasi narrativo, attraversando tutto il secondo Novecento, sempre tenendosi equidistante dalla varie tendenze, da inquietudini e fermenti sperimentali, in una dimensione personale quasi atemporale”.

Noi di GraphoMania la ricordiamo nel giorno dei suoi funerali con alcune sue poesie. Non possiamo non notare una coincidenza: Maria Luisa Spaziani è morta il 30 giugno scorso, e nel suo corpus poetico c’è proprio una poesia dal titolo 30 giugno (da Le acque del sabato, Mondadori 1954):

Bruciano e si consumano le stelle,
regna la Grande Estate.
Passano dentro l’ombra dei balconi
figure esauste dagli occhi lucenti.
Grava sopra gli asfalti la polvere di Milano,
al chiosco dei giornali i fogli gialli
pendono come bandiere disertate.
Morder l’erba vorrei. Morire un poco
(con te, senza di te) contro la terra
che aspra inonda di profumo anche
la luna piena
come quando (è certo) lunghe notti di grilli inebriate
splenderanno di fuochi e di comete
sopra la cieca pietra che fu un giorno
Maria Luisa.

Un altro suo componimento che vi proponiamo ha per titolo Scatola nera ed è tratta da Poesie (Mondadori 2000)

La memoria è un formaggio con i buchi,
la mastichi insieme ai suoi vuoti,
è la luna nel massimo fulgore,
nei falcetti o nel buio novilunio –
è la scatola nera in cui si pigia
tutto ciò che realmente è accaduto…
(Si celano all’interno benedetti
fantasiosi infedeli scrivani).

Da La luna è già alta, pubblicata sempre da Mondadori, vi proponiamo E intanto scrivo:

La vita è breve e l’arte lunga, pure
può esser breve l’arte, e interminata.
Questa treccia di luce che si annoda
tra stella e stella, in cerca del suo porto.
So che ho vissuto già più di cent’anni
e sto sull’alto della torre e scruto
ogni giorno l’arrivo del messia.
Di dove non lo so, né chi egli sia,
so che giro all’intorno la lanterna
quando fa notte, e intanto scrivo e scrivo
in ogni pausa, per scaldarmi la mano.
Venne un giorno un profeta mussulmano
e mi disse una cosa amara e strana,
che proprio qui, fra queste oziose carte,
il mio messia s’è fatto la tana.

Foto | Formiche

 




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