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Posted martedì, 8 Luglio 2014 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

La potente poesia di Sylvia Plath

Sylvia Plath (1932-1963)

Il suicidio della poetessa americana Sylvia Plath (1932-1963) ha alimentato l’ira di migliaia di donne, armato per anni il movimento femminista, spaccato più volte il mondo letterario. La sua poesia, quella su cui poggia inalienabile come un diritto naturale la sua fama, ci investe ogni volta come un tornado. Versi che tagliano, aprono le porte a un dolore che brucia, anemoni meravigliosi eppure bui che nascono, come nel mito, dal sangue versato.

A Londra, in quel gelidissimo inverno del 1963, Sylvia Plath, non vi è dubbio, è travolta dalla furia; le sue poesie, le ultime che scriverà mai e che verranno poi pubblicate postume nella raccolta Ariel, nascono a ritmo incalzante, fluiscono tragiche sotto il suo sguardo sempre più allucinato. Lanciato già oltre la soglia.

Da anni l’imputato maggiore di tutto questo è Ted Hughes (1930-1998), marito infedele, uomo dal fascino irresistibile, poeta inglese tra i maggiori della seconda metà del Novecento. A lui si rimprovera di non averla amata abbastanza, di non avere saputo soccorrerla, aiutarla, di aver distrutto pagine intere del diario che la Plath teneva con costanza. Eppure la poetessa aveva il suicidio nel sangue, tentativi di farla finita si erano rincorsi per anni, dando corpo e sostanza a poesie come Lady Lazarus.

La morte prematura del padre gravava del resto su di lei come un verdetto terribile che condannava sinistramente il mondo, apriva voragini quotidiane nell’anima. Un’assenza vista forse da Sylvia Plath come un tradimento. Un abbandono per cui non poteva esserci vera conciliazione. Vero perdono. Così ecco che la separazione da Ted Hughes, quel suo ultimo inganno d’amore, rompe una volta per sempre il suo equilibrio già precario, spingendola di nuovo su quel precipizio che conosce bene fin dall’adolescenza, dove il piede sonda febbrilmente il vuoto, pronto per l’ultimo, tragico balzo verso l’oblio. Verso un punto di non ritorno.




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).