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Posted domenica, 13 Luglio 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Viaggi letterari: luoghi reali raccontati in maniera fantastica

Viaggi letterari: luoghi reali raccontati in maniera fantastica

Dopo aver visto nei nostri viaggi letterari i luoghi che esistono solo grazie alla letteratura e che sembrano così reali da avere anche delle mappe per raggiungerli, ci soffermiamo sui quei luoghi reali ma che sono narrati in maniera fantasmagorica.

Sparsi per il mondo, infatti, esistono luoghi che sembrano magici, che sanno di buono e in cui succedono cose magiche. Luoghi nei quali si pensa che da un momento all’altro si possa incontrare il genio della lampada o qualche re vestito di tutto punto. Negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, per esempio, gli abitanti della Guinea Bissau consideravano l’Europa come il Paradiso Terrestre perché qui, in Europa, il clima è fresco rispetto al loro ed era l’incarnazione del gioia eterna.

Ma anche gli europei hanno avuto le loro mete magiche: l’America latina, per esempio, o l’Estremo Oriente come simbolo di tutte le cose belle e rare che si possano mai immaginare (leggete a tal proposito Baudolino di Umberto Eco). Montaigne (1533-1592) , per esempio, era affascinato dall’America scoperta da poco.

Scrive a tal proposito Alain de Botton nel suo saggio Le consolazioni della filosofia:

Nella sua biblioteca Montaigne aveva vari libri sulla vita delle tribù indigene dell’America, tra i quali spiccavano la Historia general de las Indias di Francisco López de Gómarza, la Storia de mondo novo di Girolamo Benzoni e il Voyage au Brésil di Jean de Léry. Lesse che in Sudamerica alla gente piaceva mangiare ragni, cavallette, formiche, lucertole e pipistrelli “cotti e preparati in varie salse”. C’erano tribù americane nelle quali le vergini mostravano apertamente le loro parti intime, le fidanzate prendevano parte a orge nel giorno delle loro nozze, gli uomini potevano contrarre matrimonio tra di loro e che i morti si bollivano e si servivano in una sorta di zuppa mescolata con vino e si serviva il tutto ai parenti in allegre festicciole. C’erano paesi in cui le donne facevano pipì in piedi e gli uomini accovacciati, paesi in cui gli uomini lasciavano crescere i peli sulla parte anteriore del corpo ma si radevano di dietro […] Gli indios tupí del Brasile camminavano in nudità edenica senza aver alcuna vergogna. E quando gli europei hanno offerto abiti alle donne tupí queste li hanno rifiutati tra le risatine, sorprese che ci fossero persone disposte a mettersi addosso qualcosa di tanto scomodo.

I libri spesso ci raccontano di posti strani o particolari, di usanze fantastiche e non immediatamente comprensibili. Spesso gli scrittori attingono alla loro fantasia e lo fanno così bene da far sembrare tutto vero. Un po’ come faceva Emilio Salgari (1862-1911) nel descrivere la Malesia senza mai averla vista. È anche questo il bello di viaggiare tra le pagine dei libri.

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.