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Posted domenica, 27 Luglio 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Quando i libri non sono così interessanti come la realtà

Quando i libri non sono così interessanti come la realtà

Senza dubbio i libri sono importanti (e lo sono anche i viaggi letterari che compiamo ogni domenica!). Però spesso alcuni appassionati di libri ne confondono la funzione: i libri non sono migliori della realtà ma ci insegnano a guardarla meglio.

Possiamo lasciarci ipnotizzare dagli splendidi nomi dei luoghi descritti da Tolkien, ma scorrendo un atlante troviamo toponimi come Wee Waa, Burrumbuttock, Boomahnoomoonah, Mullumbimby, Ewlyamartup, Jiggalong che esistono in quel “normale” paese che è l’Australia. O l’affascinante e (per noi) impronunciabile Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch (cioè Chiesa di Santa Maria nella valletta del nocciolo bianco, vicino alle rapide e alla chiesa di San Tysilio nei pressi della caverna rossa) in Galles. O magari perdersi tra le strade di Krung Thep Mahanakhon Amon Rattanakosin Mahinthara Yuthaya Mahadilok Phop Noppharat Ratchathani Burirom Udomratchaniwet Mahasathan Amon Piman Awatan Sathit Sakkathattiya Witsanukam Prasit, ovverosia Bangkok.

E ancora, negli Stati Uniti d’America ci sono strade con nomi spettacolari come Road to Happiness (Strada verso la felicità) o Hell For Certain (Inferno per alcuni). E che dire dei paeselli di Contemplazione e Paradiso in Sicilia?

Bisogna allenarsi a saper guardare e, in questo, i libri possono esserci di grande aiuto. Scrive Patricia Schultz nel suo 1000 luoghi da vedere nella vita:

Per me si tratta di una questione di prospettiva: come disse lo sherpa a Edmund Hillary sulle pendici del monte Everest, alcune persone viaggiano solo per guardare, altre lo fanno per vedere. Alcuni possono andare da New York a Los Angeles a tutta birra senza ricordare nemmeno un dettaglio di tutto il viaggio; io posso camminare per un isolato nel centro di Manhattan e tornare a casa con una busta di latte e diverse storie da raccontare.

L’ideale sarebbe che la prossima volta che prendete un atlante (o navigate su Google Maps) per organizzare un viaggio, abbiate come l’impressione di leggere un libro di territori inesplorati dall’uomo. Sebbene non troverete la città di Minas Tirith saprete localizzare siti particolari. E reali. Così reali da visitarli quando vorrete (anche se bisogna notare, con rammarico, che non tutti coloro che viaggiano sanno visitare i luoghi in cui si recano). Vi sentirete, allora, come quei lettori che tre secoli fa si trovarono a leggere per la prima volta I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift e credevano ciecamente che le terre dei giganti e dei lillipuziani esistessero realmente. Tutto sta nel non guardare il mondo (e i libri) con i paraocchi.

Del resto la mappa della Terra di Mezzo occupa solamente un paio di pagine di un libro ma un atlante ben realizzato, pieno di tutte quelle cose che la maggior parte di noi non conosce, dovrebbe avere la misura del mondo stesso, come ebbe a dire Borges:

In quel tempo l’arte della cartografia raggiunse una tale perfezione che la mappa di una sola provincia occupava una città e la mappa di un impero tutta una provincia. Con il tempo tali mappe fuori misura risultarono non soddisfacenti e i Collegi dei Cartografi realizzarono una mappa dell’Impero che aveva la dimensione dell’Impero stesso e coincideva esattamente con esso.

Dopo molte letture, il lettore accorto si rende conto che i viaggi letterari sono un completamento di quelli reali, e viceversa.

È un po’ come Dorothy che, dopo aver percorso la strada di mattoni gialli, si trova dinanzi al Mago di Oz e ne scopre il segreto. Quello che è veramente interessante non è tanto il mistero del Mago di Oz in sé, ma la particolare tecnologia usata per proiettarne l’enorme e spettrale immagine. Un buon lettore non si fermerà dinanzi alla magia, ma cercherà di indagare il funzionamento del trucco in sé. E, per rimanere in compagnia di Dorothy, tutto questo significa rendersi conto che le scarpette – che abbiamo sempre con noi – possono portarci ovunque.

Questo dovrebbero offrirci i libri e i nostri viaggi letterari: non solo porte per uscire (o per fuggire), ma telescopi, microscopi e stetoscopi per analizzare in modo totalmente nuovo il mondo che ci circonda.

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.