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Posted martedì, 12 Agosto 2014 by Claudio Gurgone in Mondolibri
 
 

50 anni fa moriva Ian Fleming, uno scrittore al servizio (segreto) di Sua Maestà

Ian Fleming (1908-1964)

Presentare il James Bond del grande schermo è superfluo, lo conosciamo tutti, e ognuno di noi ha anche le proprie preferenze tra gli attori che lo hanno impersonato: Sean Connery, Roger Moore, Pierce Brosnan, etc… e sicuramente in tanti, a un certo punto della nostra vita, avremmo voluto essere come lui. Alcuni esperti con la mania della classificazione si sono divertiti a stilare una lista dei personaggi letterari che, secondo loro, hanno avuto più impatto sull’immaginario collettivo occidentale, e il nostro 007 ovviamente ne fa parte, assieme a Tarzan, Batman e Conan il barbaro.

Escludendo, ovviamente, i lettori del presente articolo e anche quelli dell’intero blog, forse qualche giovanissimo potrebbe non sapere che James Bond, prima di diventare un’icona cinematografica, è stato un personaggio letterario, nato dal genio e dalla penna di Ian Fleming, che di spie e di servizi segreti ne sapeva qualcosa essendo stato lui stesso, per tutta la durata del secondo conflitto mondiale, al servizio (segreto) di sua maestà. Proprio oggi ricorrono i cinquant’anni della sua morte, e la popolarità che il personaggio da lui creato mantiene ancora, dopo mezzo secolo, è una prova lampante della bravura del suo autore.

Ian Fleming: la vita

Ian Fleming (1908-1964)Ma partiamo dall’inizio: Ian Lancaster Fleming nacque nel 1908 a Londra, nell’elegante quartiere di Mayfair in una famiglia altolocata; il padre morì nella Prima Guerra Mondiale, combattendo nientemeno che nel reggimento degli Ussari della Regina, nel quale aveva raggiunto il grado di maggiore.

Il giovane Ian, dopo la morte del padre, inizia una carriera scolastica che al giorno d’oggi verrebbe definita “frammentaria”. Viene dapprima inviato dalla madre in un collegio noto per la sua severità, finito il quale frequenta l’università di Eton, distinguendosi più per meriti sportivi che accademici e ricevendo diversi richiami per il suo stile di vita sregolato. Passa quindi a una scuola militare, nella quale rimane meno di un anno e poi, sempre su consiglio materno, prosegue gli studi prima in Germania e poi in Svizzera.

Interrotti gli studi, lavora per l’agenzia Reuters, per conto della quale si recherà anche a Mosca e poi, sempre spinto da pressioni familiari, intraprenderà un carriera nel mondo della finanza, anche stavolta senza particolare successo.

Nel 1939, quando la Seconda Guerra Mondiale ha già iniziato a dilaniare l’Europa, viene arruolato per come assistente personale dell’ammiraglio John Godfrey, direttore del SIS, noto anche come MI6, ossia il servizio segreto militare. Contemporaneamente a tale incarico, Fleming viene anche assegnato alla riserva navale, nella quale otterrà il grado di comandante. Entrambi questi ruoli verranno poi attribuiti anche all’agente 007.

L’incarico nei servizi segreti si rivela particolarmente congeniale per Ian, che colleziona un successo dietro l’altro nel suo nuovo ruolo escogitando piani per attrarre U-boat e navi tedesche verso i campi minati, idee per sottrarre al nemico le macchine che avrebbero permesso di decifrare il codice “Enigma” usato dalla Germania per criptare le comunicazioni e collaborando con i colleghi degli Stati Uniti.

Nel 1942 contribuì alla formazione di unità di commandos molto speciali, il cui compito era di operare in posizioni di estrema avanguardia per acquisire e mettere al sicuro documentazione, materiali e individui di elevata importanza strategica. Queste squadre di specialisti operarono dapprima nel Mediterraneo e poi in Germania.

Fleming fu anche coinvolto nell’organizzazione di un’operazione identificata con il nome in codice Goldeneye (vi ricorda qualcosa?) il cui scopo era di stabilire un network di intelligence britannico in Spagna, qualora la Germania fosse riuscita a invadere il Regno Unito. Secondo alcune fonti biografiche, fu proprio durante la guerra che a Fleming venne l’idea di scrivere una spy-story.

Dopo la guerra, l’ormai ex agente segreto fu assunto per il gruppo editoriale Kemsley, possessore del Sunday Times, con il ruolo di supervisore dei corrispondenti dall’estero. Nel frattempo trascorreva tre mesi l’anno nella sua residenza in Giamaica, nazione della quale si era innamorato durante gli anni della guerra, quando vi si era recato per un incontro dell’intelligence alleata. La villa che si fece costruire fu chiamata anch’essa Goldeneye.

Sicuramente l’esperienza nel SIS ha fornito a Fleming ispirazione sufficiente per le avventure di 007, che però sono ambientate al tempo della guerra fredda.

Ian Fleming e James Bond

James Bond secondo Ian Flemin

Disegno di Ian Fleming che rappresenta come lui immaginava James Bond

Nel delineare il personaggio di James Bond, sembra che Fleming abbia preso in prestito caratteristiche tratte da diverse persone che aveva conosciuto nel corso della sua vita e della sua attività per il SIS e, per quanto riguarda l’aspetto fisico, Fleming ha detto di aver tratto ispirazione dal cantante e attore Hoagy Carmicael, molto popolare all’epoca. Per quanto riguarda i suoi altrettanto celebri cattivoni, invece, hanno mutuato nomi e aspetto di persone che all’autore stavano antipatiche.

I gusti, le debolezze e gli hobby di 007, invece, sono anche quelle dell’autore, come il golf, il fumo, l’alcool, il gioco d’azzardo e, anche se le fonti ufficiali non lo citano esplicitamente, le belle donne.

Questo riuscito mix di caratteristiche, unito alla cura dei dettagli nella narrazione, ha reso James Bond uno dei personaggi più riconoscibili di tutta la letteratura. Tutti sappiamo che guida una Aston Martin, che il suo drink preferito è il vodka-martini (agitato, ma non mescolato, per carità!), che si difende con una pistola Walter PPK e che tiene sempre a portata di mano la sua macchina fotografica (prima una Leica M3 e poi una Minox). Una curiosità a proposito della pistola: nei primi libri (e film) Bond usava una pistola “Beretta 418” calibro 6,35 finché il solito eccentrico inglese di nome Geoffrey Boothroyd scrisse a Fleming specificando che 007 avrebbe necessitato di un’arma più potente e suggerendo così la Walter PPK. Nel film Dr. No un tal Maggiore Geoffrey Boothroyd suggerisce la stessa cosa a Sean Connery che veste i panni di 007. A tal proposito, guardate un po’ il video che segue:

I gadget del nostro hanno colpito così tanto l’immaginario collettivo che spesso, un oggetto tecnologico miniaturizzato o particolarmente occultabile viene definito “alla James Bond”.

I romanzi di Fleming ebbero immediatamente un successo di vendita strepitoso. Casinò Royale, il primo a essere pubblicato, fu ristampato più volte per esaudire le richieste del pubblico e il record della serie di James Bond è stato superato, recentemente, solo dalla saga di Harry Potter.

Con il susseguirsi dei romanzi e delle trasposizioni cinematografiche, proseguite sino ai giorni nostri, molti anni dopo la morte dell’autore, l’agente 007 è diventato qualcosa di più di un semplice personaggio, ma il prototipo dell’eroe “cool” per eccellenza, amante della bella vita e irresistibile per le donne, a suo agio nel lusso ed invincibile uomo d’azione.

La popolarità ha attirato su Fleming e sulla sua creazione le attenzioni della critica, solitamente lusinghiera anche se non sono mancate le accuse di eccessiva violenza e la serie di James Bond ha anche destato l’interesse di Umberto Eco, che la ha analizzata dal punto di vista strutturalista, evidenziando le suddivisioni dicotomiche del mondo di James Bond.

Come abbiamo già visto, Fleming condivideva con il protagonista dei suoi romanzi la passione per l’alcool e le sigarette: essendo egli un individuo in carne e ossa, nonché sofferente di cuore, furono queste sue “virili abitudini” ha portalo alla prematura dipartita, avvenuta esattamente cinquant’anni fa. Pare che le sue ultime parole siano state rivolte al personale dell’ambulanza, con i quali si scusò per averli incomodati.

Dopo la sua morte vennero pubblicati ancora due libri con James Bond come protagonista e tre libri per bambini in cui la protagonista era un’automobile magica chiamata Chitty-Chitty-Bang-Bang, dai quali la Disney Company prenderà spunto per una serie di film.




Claudio Gurgone

 
Vive a Torino, dove si è laureato in lingue e letterature straniere moderne. Alterna l'attività di traduttore con quella di insegnante. Disegna vignette per hobby ed è felice quando ha la possibilità di stare in mezzo ai libri e di occuparsi, in qualsiasi modo, di letteratura.