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Posted venerdì, 22 Agosto 2014 by Sara Rania in Punti di vista
 
 

La casa del poeta Paul Éluard e il parcheggio della discordia

La casa di Paul Éluard a Saint-Brice-sous-Forêt

La casa di Paul Éluard a Saint-Brice-sous-Forêt

La casa di Paul Éluard a Saint-Brice-sous-Forêt

Gran parte dei cittadini di Saint-Brice-sous-Forêt, comune situato in Val-d’Oise, nella regione Île-de-France, a pochi chilometri da Parigi, probabilmente ignora che la casupola di una cinquantina di metri quadrati in evidente stato d’abbandono situata in rue de l’Église, è stata testimone di un’importante pagina della cultura del ‘900. Tra le quattro mura in questione hanno, infatti, vissuto per tre anni (e precisamente dal 1920 al 1923), il poeta Paul Éluard, la moglie Gala (musa di grandi artisti come Salvador Dalì, suo secondo marito) e Max Ernst, il pittore-amante. Si tratta di un luogo segnato dalla storia, che ha ospitato le discussioni dei surrealisti dietro le persiane oggi ricoperte di ruggine e che balza nuovamente agli onori della cronaca per una vicenda meno edificante.

La rovina avrebbe dovuto esser distrutta per decisione del consiglio municipale guidato dal sindaco UMP Alain Lorand, lasciando spazio al vicino parcheggio intitolato proprio alla memoria di Paul Éluard, un moloc da centoventi incastri, di cui due destinati ai veicoli elettrici con tanto di postazione di ricarica, che sarebbe costato (secondo quanto denunciato da alcune fonti web) ben 600.000 euro, prima di sollevare un certo polverone. Il comune aveva infatti proposto agli eredi, in assenza dei fondi per la ristrutturazione, di radere al suolo l’immobile e di installare al suo posto un’aiuola con busto e una placca commemorativa, con il conseguente recupero di qualche prezioso posto di stazionamento per risolvere alcuni problemi di spazio del centro città.

Ma tali esigenze pratiche e simboli palliativi non sono bastati a placare il desiderio di memoria degli abitanti. Diverse voci si sono sollevate contro la demolizione, come l’Association des Amis du vieux Saint-Brice che si è ribellata contattando la stampa; l’architetto Jean-Baptiste Bellon, strenuo oppositore alla distruzione dei luoghi dall’evidente “passato storico e leggendario” e tante altre. Molti coloro che avrebbero preferito vedere la dimora protetta e trasformata in maison du patrimoine, secondo quanto previsto dal progetto iniziale realizzato agli inizi del 2000 e sfociato nell’acquisizione del bene da parte del comune e non in un superaccessoriato strumento di sostegno urbano e commerciale sicuramente utile, ma poco rispettoso dell’illustre passato storico.

Invece che mettere in valore il ricordo di grandi artisti come Luis Aragon, Francis Picabia, Jean Arp, Robert Desnos e le loro originali virate fatte di giochi letterari, esercizi di stile e di scrittura automatica e sogni ipnotici, il parking nuovo fiammante serve certo la città, ma la rende, ahimé, immemore.
Nell’anno in cui la Francia intera, e tutto il mondo, ricorda il centenario dell’inizio della prima guerra mondiale (1914-1918 oltralpe) i luoghi nei quali Max Ernst ha dipinto la famosa tela “Au rendez-vous des amis”, vero e proprio manifesto di un’intera generazione di avanguardisti, e il sensuale nudo della sua amante Gala in versione “Belle Jardinière”, e quelle pietre che avrebbero potuto farsi portavoce di un passato creativamente glorioso, restano mute mentre a parlare sono ancora i versi di Éluard, gli stessi che, lanciati dagli aerei, avevano tenuto alto il morale della resistenza e dei francesi in vista della liberazione.

… Sur la santé revenue
Sur le risque disparu
Sur l’espoir sans souvenir
J’écris ton nom

Et par le pouvoir d’un mot
Je recommence ma vie
Je suis né pour te connaître
Pour te nommer

Liberté.

***

Sulla salute ritornata
sul rischio scomparso
sulla speranza senza ricordo
scrivo il tuo nome

E per il potere d’una parola
ricomincio la mia vita
sono nato per conoscerti
per nominarti

Libertà

(Paul Éluard, Au rendez-vous allemand, 1944, Les Editions de Minuit – traduzione di Franco Fortini)

Foto | © Ville_de_Saint-Brice-sous-Forêt




Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.