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Posted domenica, 24 Agosto 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Viaggi letterari nel meraviglioso mondo delle isole

Viaggi letterari nel meraviglioso mondo delle isole

Il mito delle isole come posti pieni di meraviglie compare spesso nella tradizione mitologica e conosce un’evoluzione che va di pari passo con quella della letteratura. Nei tempi moderni l’insularità si converte in uno dei principali punti di riferimento per lo sviluppo di storie inverosimili o iperboliche a diverso livello culturale: dai prodotti di massa e di intrattenimento (romanzi sui pirati o le varie serie che mescolano scienza e fiction) a espressione plastica di temi quali l’esilio forzato o volontario, la solitudine umana, la sperimentazione di una “società naturale” e via dicendo.

La prima e più evidente caratteristica che dà il via libera alla fantasia la possiamo trovare nell’isolamento, termine che appartiene all’area semantica dell’isola. Ma non è tanto il carattere di spazio chiuso quello che fa presa, quando il fatto di essere sospesi nel mezzo delle acque. Il mare – lo spiega bene Gilbert Durand – è una grande immagine funebre ed espressione del tempo che passa e tutto dissolve. L’isola diventa, così, un al di là sicuro oltre la morte. Non è un caso che la tradizione indoeuropea collochi il mondo dei morti nello spazio infinito oltre gli oceani, come ben dimostra la letteratura cavalleresca di influenza celtica in cui le isole (o gli spazi circondati da acqua) sono regni meravigliosi. L’isola di Avalon ne è un esempio.

La condizione di al di là dell’isola porta con sé un altro dato: è un luogo fortunato. Le isole in letteratura spesso sono spazi di abbondanza, di ricchezza, di eterna giovinezza e di piaceri vari: in fin dei conti luoghi che non hanno perso la benedizione degli dei e, quindi, veri e propri paradisi terrestri.

Il libro della Genesi (2, 10-14) ci dice che il Giardino dell’Eden è un luogo ricco e pieno di acque:

Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre attorno a tutta la regione di Avìla, dove si trova l’oro e l’oro di quella regione è fino; vi si trova pure la resina odorosa e la pietra d’ònice. Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre attorno a tutta la regione d’Etiopia. Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre a oriente di Assur. Il quarto fiume è l’Eufrate.

La tradizione medievale ha arricchito questa rappresentazione immaginaria con testi in cui si descrive il paradiso terrestre come un’isola a metà strada tra la tradizione celtica e quella cristiana. Dante, nella Divina Commedia, colloca il Paradiso terrestre alla cima del Purgatorio, che altro non è che una montagna che sorge dal mare.

Altro carattere immaginifico contenuto nell’isola è quello dell’evanescenza: poiché si trova in qualcosa di mobile e di indeterminato come l’acqua, l’isola non è obbligata ad avere un’esistenza reale e non deve per forza restare ancorata nello stesso posto. Nasce, così, l’idea dell’isola-mobile o dell’isola tartaruga, che troviamo sia nei miti indoeuropei della creazione ma anche in racconti come quello di Sinbad, che scopre di essere giunto sulla coda di un animale marino. Il mito dell’isola sommersa è presente in Platone che ci parla di Atlantide, un luogo ideale distrutto dall’empietà dei suoi abitanti.

L’isola viene così a collocarsi come luogo al di là del tempo e dello spazio, una sorta di luogo ucronico. L’insularità, dal canto suo, conferisce all’isola il carattere di un microcosmo perfetto, aspetto che troviamo sia in Platone (secondo il quale Atlantide era un mondo autosufficiente e autoregolamentato), che nelle tre grandi utopie rinascimentali: quella di Tommaso Moro (1478-1535), la Nuova Atlantide di Francesco Bacone (1561-1626) e La Città del Sole di Tommaso Campanella (1568-1639). Le prime due sono isole, mentre la terza sottolinea il proprio carattere ideale collocandosi dall’altro lato del mare.

L’isola assume le caratteristiche specifiche di luogo ideale per la sperimentazione, visto che permette di gestire alla perfezione l’intero microcosmo: siamo passati da un paradiso mistico a uno razionalista.

L’isola rimane, comunque, sempre il luogo in cui tutto è permesso: dopo il razionalismo rinascimentale ci imbattiamo nelle isole allegoriche del Barocco o in quella satiriche descritte nei I viaggi di Gulliver. In seguito, a partire da Robinson Crusoe l’isola deserta porrà interrogativi alla credenza del “buon selvaggio” e dello stato naturale dell’uomo, come ben mostra il romanzo Il signore delle mosche di William Golding (1911-1993), premio Nobel per la letteratura 1983.

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.