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Posted domenica, 7 settembre 2014 by Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Il mare e le poesie di José Saramago

Il mare e le poesie di José Saramago

Se la meta delle vostre vacanze estive è stata il mare, allora lasciatevi conquistare da alcune poesie di José Saramago (1922-2012), che già ci è stato compagno di uno dei nostri viaggi letterari alla ricerca delle isole sconosciute. L’idea del riposo lontano dalla vita di tutti i giorni e persi in un turbinio voluttuoso di piacere è ben descritta dal Premio Nobel per la letteratura 1998 in questa poesia:

Là nel cuore del mare, là ai confini
dove nascono i venti, dove il sole
sulle acque dorate si sofferma;
là nello spazio di fonti e di verzura,
d’animali mansueti e terra vergine,
dove cantano uccelli naturali:
amor mio, mia isola scoperta,
da lontano, dalla vita naufragata,
riposo sulle spiagge del tuo ventre,
mentre pian piano le mani del vento,
passando sopra il seno e le colline,
alzano onde di fuoco in movimento.

Quando si vede (o ri-vede) il mare forse una delle prime cose che salta agli occhi sono le onde, spumose, calme o forse no, con il loro sciabordio aiutano a trovare pace ed equilibrio. Così le descrive Saramago:

Acqua che all’acqua va, frangia di luce,
l’onda si spande in schiuma.
Perpetuo movimento, arco perfetto,
che s’innalza, ricade e rifluisce,
onda del mar che di mar si sostenta,
amor che di se stesso s’alimenta.

Ritornare al mare, al suo gusto forte, è un po’ l’imperativo categorico per molti. A questo ritorno, José Saramago conferisce un nuovo significato:

A te ritorno, mare, al gusto forte
del sale che mi porta in bocca il vento,
al tuo chiarore, a questa sorte
che mi fu data di scordar la morte
pure sapendo che la vita è un niente.

A te ritorno, mare, corpo disteso,
al tuo poter di pace e di tormenta,
al clamor di dio incatenato,
di terra femminile circondato,
schiavo della tua stessa libertà.

A te ritorno, mare, come chi sa
da questa tua lezione trar profitto.
E prima che la vita mi finisca,
con tutta l’acqua che la terra accoglie
in volontà mutata, armato il petto.

Ma, in fin dei conti, cos’è il mare, cosa è la spiaggia che ci accoglie e permette di vivere l’agognato riposo? Per Saramago è una metafora della poesia stessa. Ce lo racconta nel componimento Spiaggia:

Ti cinge, circolare, la poesia:
in circoli concentrici t’accerchia
il copro coricato sulla sabbia.

Come un’altra ape in cerca d’altro miele,
trascurati gli aromi del giardino,
il corpo t’accarezza la poesia.

Quando preparerete la valigia per il vostro viaggio in località di mare, non dimenticate, allora, di portare con voi un libro di poesie, magari di poeti e poetesse della terra che state per visitare: l’esperienza del viaggio sarà molto più intensa!

Testi | José Saramago, Poesie [testo portoghese a fronte], a cura di Fernanda Toriello, Einaudi 2002

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.