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Posted lunedì, 22 Settembre 2014 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Pamela Moore, Cioccolata a colazione e la sete d’assoluto

Pamela Moore (1937-1964)

Cioccolata a colazione, il suo romanzo d’esordio, la catapultò ancora adolescente tra le braccia effimere e volatili della fama. Un successo clamoroso, ad ali spalancate, che dall’America perbenista e puritana degli anni ‘50 arrivò in un batter di baleno in un’Europa dove era ancora vivissimo il ricordo della guerra. Un succès de scandale che fece versare fiumi di inchiostro, inarcare più di un sopracciglio e puntare prontamente il dito contro, come nel caso di Mondadori che finì addirittura sotto processo per aver osato stampare il libro (Mondadori che, tra l’altro, ha appena pubblicato una nuovissima versione, basata sul testo originale e con la postfazione di Elisabetta Rasy).

Paragonata da più parti a Françoise Sagan e al suo celebrato Buongiorno tristezza, Pamela Moore, appena diciottenne, si trovò a fronteggiare l’ombra non sempre facile della notorietà e fu proprio qui in Europa che questa giovane scrittrice della buona società newyorkese che aveva scioccato il mondo, scrivendo di adolescenti infelici, di omosessualità e dell’incolmabile vuoto del cuore, riuscì a far perdere le tracce di sé.

Durante la lunga traversata che dall’America l’aveva condotta sulle sponde opposte dell’Atlantico, la Moore aveva incontrato il misterioso e imperscrutabile Edouard de Laurot. Gran affabulatore di origine polacca e con fascino da vendere, l’uomo le era entrato subito nel sangue. Un incontro galeotto, dunque, che in pochi giorni era divampato in un amore intenso e itinerante: Parigi, Stoccolma, Utrecht. Pamela ed Edouard sembravano vivere pressoché all’unisono. Alla stessa stupefacente velocità.

Insieme iniziarono a mettere mano anche a una nuova edizione di Cioccolata a colazione per Julliard, l’editore francese, aggiungendo ora nuovi dialoghi, ora cassandone altri. Il successo del libro sembrava inarrestabile. A ogni pubblicazione si imponeva invariabilmente come best-seller, continuando a far parlare di sé. A raccogliere consensi entusiastici e critiche al vetriolo; ma un successo così clamoroso e assoluto non è mai facile da sostenere. Da fissare. Come ripartire? E soprattutto da dove?

Tornata in America e smarrito così il suo grande amore, Pamela Moore si trovò forse di fronte a una realtà inaspettata. Una stagione diversa, con altri colori. Il matrimonio con un giovane avvocato, la maternità, la voce sempre più lontana e flebile della Musa agognata e inseguita diventarono in quei primi anni ‘60 i poli di una nuova vita. Senza dubbio qualcosa in lei si ruppe (o magari si ricompose) definitivamente, se in quel nuvoloso giorno di giugno, mentre un temporale di inizio estate sfogava la propria furia oltre le finestre del piccolo appartamento di Brooklyn Heights, decise di prendere la carabina del marito e spararsi. Un gesto estremo. Una dichiarazione drammatica d’assoluto la cui eco trema ancora forte sulla pagina.

Un ringraziamento speciale va al figlio di Pamela Moore, Kevin Kanarek, la cui disponibilità e gentilezza ci ha permesso, attraverso la consultazione di documenti mai pubblicati in Italia, di conoscere più a fondo la figura di questa giovane scrittrice che in un’epoca permeata di perbenismo seppe, a soli diciotto anni, rompere gli ormeggi.

Foto | Chocolates for Breakfast




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).