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Posted venerdì, 26 Settembre 2014 by Patrizia Violi in Premi letterari
 
 

Svetlana Alexievich e il Nobel per la letteratura

Svetlana Alexievich

Nelle previsioni dei bookmakers inglesi per i prossimi candidati al Nobel per la letteratura, anche quest’anno c’è Svetlana Alexievich. Cronista speciale della storia dell’Unione Sovietica dalla seconda guerra mondiale in poi, acuta e spietata osservatrice degli effetti del postcomunismo, questa autrice è nata, da madre ucraina e padre bielorusso nel 1948, a Ivano Frankivs’k, un paese della Bielorussia.

Ha iniziato la sua carriera lavorando come giornalista e poi, come naturale evoluzione del suo impegno, ha sentito l’esigenza di denunciare i lati più oscuri della storia del suo Paese. Il suo libro più recente, uscito in questi giorni per Bompiani, è Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo (traduzione e cura di Nadia Cicognini e Sergio Rapetti) che ha presentato ieri a Milano, davanti a una sala gremita di lettori appassionati e ansiosi di avere notizie non edulcorate sulla situazione sovietica, sulla vita vera delle persone, che vadano al di là del cliché occidentale del multimiliardario straffotente, della bellona rubamariti o della badante dolente.

Svetlana Alexievich, dietro un’apparenza da una dolce signora di mezza età, molto disponibile e piena di voglia di spiegare e condividere, celava una grinta incredibile. Ha citato subito Dostoevskij per presentarsi e raccontare il suo impegno: “Ciascuno grida la propria verità”. Infatti la sua tecnica narrativa è sempre quella del racconto, della testimonianza. I romanzi sono corali, intrecciano le voci dei protagonisti degli eventi raccontati. Uniti con uno stile di scrittura intenso e struggente, puntano dritti al cuore: commuovono, turbano e scioccano, raccontando verità scomode e vergognose. Le testimonianze arrivano dalla gente della strada, dai militanti, dagli studenti, dalle casalinghe, dai ragazzi, dai vecchi.

Da tutti quelli che non hanno più voglia di tacere. Di nascondersi dietro alle menzogne della banalità. Da chi non ha paura di svelare finalmente la propria anima, chi non si vergogna della sofferenza.

La scrittrice ha raccontato che è spaventata dall’ideologia della guerra che da sempre pervade lo spirito dei suoi connazionali, che ancora oggi viene predicato nelle scuole. Anche in quelle dell’infanzia, a Minsk, dove accompagna la mattina la sua nipotina.

Putin, che ha l’87% del consenso della popolazione, esalta l’idea del grande stato sovietico, della vastità del territorio, dell’importanza delle risorse e dell’orgoglio di essere russi e di difendere la Patria. C’è propaganda continua alla televisione e nei giornali di Stato. Mentre quelli dell’opposizione sono praticamente inesistenti, si trovano solo nelle grandi città.

La scrittrice, invece, nei suoi libri ha denunciato i danni che le guerre hanno lasciato sul campo, nella psicologia delle persone. Ha dato voce ai sopravissuti, agli spettatori e ai reduci degli orrori.

Non è stato facile far parlare le persone, perché avevano paura. Ci sono volute tante giornate intere per arrivare al loro cuore. Per questo la mia opera di descrizione dell’uomo russo, è così lenta, va avanti da trent’anni.

Svetlana Aleksievich, Il tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismoUn lavoro coraggioso, onesto e tenace che ha fatto conoscere, stimare e apprezzare l’Alexievich. Le sue opere hanno avuto successo in tutto il mondo, sono studiate e tradotte in quaranta paesi. Il primo romanzo uscito nell’85, La guerra non ha volto di donna, sulle donne sovietiche al fronte durante la seconda guerra mondiale, suscitò molte polemiche e rimase bloccato due anni prima di essere pubblicato. Ma l’autrice, non si perse d’animo e continuò a scavare e denunciare il lato meno nobile della realtà sovietica. Arrivò così Preghiera per Chernobyl (edizioni E/O), straziante documento sulla vita dei reduci del disastro nucleare, sui danni collaterali e sul dramma delle loro famiglie. Poi I ragazzi di zinco (edizioni E/O), sulle vittime dell’invasione russa in Afghanistan. Il titolo è ispirato dal materiale delle bare in cui i corpi vengono riportati a casa. Questo libro fece scalpore e l’autrice cominciò a essere considerata molto scomoda. Sospettata di essere addirittura un’agente della CIA dal presidente bielorusso Lukašenko, tanto che fu costretta trasferirsi a Parigi. Ma le intimidazioni non riuscirono a fermare lo spirito dell’Alexievich che sfornò un nuovo scomodo romanzo: Incantati dalla morte (edizioni E/O), sui troppi suicidi dovuti al crollo dell’unione dell’URSS.

Oggi l’uomo russo ha perso l’equilibrio. La Perestrojka, è considerata dalla maggioranza un errore gravissimo, una disgrazia. Si sogna un ritorno alla grande potenza, escono un sacco di biografie di Stalin, rivalutato come statista. Mentre Putin sta chiudendo i musei dei lager, vuole cancellare la memoria .

Ora dopo dodici anni di esilio in Europa, la scrittrice è tornata a vivere a Minsk, anche se ammette che la maggior parte dei suoi concittadini, quelli della classe media, vorrebbero emigrare, e non possono permetterselo. Ma lei è contenta di essere tornata.

Non ho paura. Perché per raccontare le mie storie devo essere sul territorio, testimone dei cambiamenti che così rapidamente stravolgono il Paese.

Che ne pensa Svetlana Alexievich della candidatura al Nobel per la letteratura?

Svetlana Alexievich

È arrivato il tempo delle domande e allora le ho ricordato che secondo le previsioni del Nobel è una dei candidati. Come vive questo pronostico? Pensa che possa essere pericoloso diventare troppo visibile agli occhi di Lukašenko e Putin? Svetlana Alexievich, ha tentennato un attimo. Non ha voluto commentare la probabilità di vincere il Nobel, per scaramanzia. Ma ha tenuto a ribadire di sperare che a Putin e Lukašenko, eventualmente, non dia troppo fastidio,

perché voglio continuare a denunciare il male. È un dovere. Se il mondo smette di farlo perde la propria umanità. Dobbiamo vigilare perché questo non succeda!

Di premi comunque la scrittrice ne già vinti parecchi, Friedenspreis 2013 e il Prix Médicis essai 2013. Il tempo di seconda mano è il Miglior libro del 2013 secondo LIRE e poi ci sarà il Premio Internazionale Grosso d’Oro Veneziano che riceverà domani a Verona. E per il Nobel, teniamo le dita incrociate.




Patrizia Violi

 
Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.