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Posted domenica, 28 Settembre 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Viaggi letterari, case e libri

Viaggi letterari, case e libri

Le case – quelle comuni, quelle nobiliari, quelle adibite a uffici, a scuole, a chiese e via dicendo – raccontano molto di una città. Quando si viaggia ci si sofferma a rimirar le bellezze dei luoghi, le costruzioni magnificenti, i musei, le cattedrali… Magari potrebbe essere interessante anche guardare le case (dall’esterno, ovviamente) e provare a immaginare la vita che in esse vi scorreva e vi scorre. Alcune dimore recano delle targhe che lì visse Tal dei Tali o che il celebre Musicista vi compose l’opera X.

Di case sono fatte le nostre città, (anche) di case dovrebbero essere fatti i nostri viaggi. E di case parlano i libri: dalla stamberga della strega nel bosco al palazzo reale che tutti ammirano; dall’umile casa di Matrjona (per citare un racconto di Aleksandr Isaevič Solženicyn) a quelle cattedrali che, secondo Ken Follet, sono i pilastri della terra.

Sebastiano Vassalli costruisce tutto un romanzo intorno a una casa: Cuore di pietra, infatti, racconta la storia di una casa e, soprattutto, la Storia vista attraverso gli abitanti che nel corso dei secoli hanno dimorato in quella casa.

Naturalmente, la storia è ambientata in una città:

In principio di questa storia c’è la città. La città è una città piuttosto piccola che grande, piuttosto brutta che bella, piuttosto sfortunata che fortunata e però e nonostante tutto questo che s’è appena detto, piuttosto felice che infelice. Era – ed è – collocata in una grande pianura, su una sorta di dosso formato, qualche milione di anni fa, dal moto delle maree o dai sedimenti dei fiumi di un mondo ancora inconsapevole delle nostre vicende, ancora beato dei suoi dinosauri e delle sue felci grandi come alberi; e si affaccia su un orizzonte di montagne cariche di neve come sulle quinte di un immenso palcoscenico, in un paesaggio che gli Dei hanno voluto sistemare in questo modo, perché fosse il loro teatro.

In questa città, quindi, c’è una maestosa casa, un cuore di pietra che pulsa di vita:

Quando gli operai tolsero le grate di canne e demolirono le impalcature, nel sole ancora caldo di una bella giornata di settembre, la nuova casa apparve finalmente com’era, troppo grande e troppo bianca rispetto al resto della città e alle casupole che la circondavano. Qualcuno, tra il non folto pubblico, applaudì; qualcuno andò a congratularsi con il proprietario, che se ne stava in disparte e guardava quella che sarebbe dovuta diventare la sua nuova abitazione facendo segno con la testa: no, no, no, come per dire che lui non aveva voluto niente del genere. Qualcuno, infine, […] paragonò il nuovo, imponente costruito sul viale esterno della città […] al Campidoglio di Washington e al palazzo dell’Ammiragliato di San Pietroburgo; ma, com’è naturale, si trattava di paragoni eccessivi. I più, parlarono dell’Architetto; che non era presente a quell’inaugurazione perché abitava in un’altra città ai piedi della grandi montagne, e perché non era in buoni rapporti con il proprietario.

Questa casa diventa testimone muta delle vicende della storia d’Italia, dagli inizi del Regno ai giorni nostri: persone, vicende, pettegolezzi, novità… tutto trova spazio tra le mura di questa enorme costruzione. Dai fasti passa ai momenti tristi, fino a diventare uno di quegli edifici che troviamo nelle nostre città: belli una volta, ma oggi in decadenza:

La grande casa sui bastioni è sempre là, che guarda la pianure e le montagne lontane con le orbite vuote delle sue finestre, e attende non si sa cosa. (Nessuno al mondo sa cosa farne). Nelle notti di luna, capita a volte di vedere un’ombra spostarsi da un salone rovinato a un altro salone rovinato, da un sottotetto sfondato a un altro sottotetto sfondato. È un uccello notturno; ma c’è chi dice che sia l’Architetto…

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.