0
Posted domenica, 5 Ottobre 2014 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Le strade dei viaggi letterari

Le strade dei viaggi letterari

Camminare per le strade di un luogo che non si conosce è uno degli esercizi che più mi piace fare quando viaggio, soprattutto se la meta è un luogo lontano – tanto fisicamente che culturalmente – dai luoghi in cui solitamente vivo.

Le strade sono l’ossatura delle città e lo sono anche di molti libri: metafora del cammino e del viaggio, come le valigie. E non è un caso che in un passaggio del romanzo Sulla strada (On the Road) Jack Kerouac scriva:

Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevano altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita.

Le strade, quelle urbane soprattutto, sono il luogo dell’incontro, del confluire delle persone. Celebre, in questo senso, il cammino che compie la madre di Cecilia ne I promessi sposi: Manzoni non descrive la strada, ma ce la mostra raccontando la scena straziante che accade dinanzi ai nostri occhi:

Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo.

E per rimanere in tema di persone che scendono per le strade, come non citare l’incipit di Scende giù per Toledo – una via di Napoli – di Giuseppe Patroni Griffi?

Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich. Fra mezz’ora, e quella non aspetta. Colpa della Camomilla Schulz che è vero fa i capelli biondi e morbidi coi riflessi naturali e non stoppa come tutte le schifezze che mettono adesso in testa…

Le strade, ovviamente, la fanno da padrone anche nella poesia: Giuseppe Ungaretti le descrive come un “gomitolo” nella poesia Natale e Umberto Saba le vede come un cammino, sì, ma un cammino che prima di essere esterno è intimo, come possiamo leggere in Città vecchia:

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada
Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci e uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
son tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore
Qui gli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la vita.

Nelle strade è tutto un brulichio di vita che, spesso, finisce tra le pagine dei libri.

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.